OMICIDIO CARABETTA, CHIESTO L’ERGASTOLO PER ANTONINO VENANZIO TRIPODO

Venanzio Tripodo

Domenico Carabetta è stato ucciso per un errore di persona, uno sbaglio che ha cagionato la morte del giovane cuoco di Siderno colpito mortalmente da 9 colpi di pistola sparati la notte del 12 settembre del 1988, mentre stava per salire a bordo della propria auto dopo una giornata di lavoro. Per quel delitto ieri davanti alla Corte d’Assise di Locri, il pm Giuseppe Adornato, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la pena dell’ergastolo per Vincenzo Monteleone, presunto autore materiale, e Antonino Venanzio Tripodo, ritenuto il basista del commando, del quale faceva parte anche il collaboratore di giustizia Lorenzo Federico, per il quale l’accusa ha chiesto la condanna a 16 anni di carcere.

Il pm Adornato, nel corso del suo intervento davanti all’Assise (presidente Amelia Monteleone, a latere Angelo Ambrosio), ha ricostruito i momenti essenziali dell’indagine portatata avanti per un decennio, e segnate dal contenuto dichiarativo di due collaboratori di giustizia: Antonino Gullì e Lorenzo Federico. Nelle dichiarazioni di Gullì, secondo il pm, vi sono “evidenti vuoti nella ricostruzione degli avvenimenti, perché Nino Gullì si è volutamente concentrato sulla seconda parte di quel 12 settembre, per stare fuori dal delitto, nel quale, invece, riteniamo abbia svolto un ruolo essenziale, tale da poterlo indagare per concorso nell’omicidio”. Per l’accusa, infatti, è vero l’assunto di Lorenzo Federico che riferisce che Gullì, ucciso in un agguato il 4 maggio 2008, avrebbe trasportato da Reggio la moto utilizzata per l’agguato e, la notte del delitto, è rientrato a Bovalino per riprendere Monteleone e Federico.
“È vero – ha sottolineato il pm Adornato – il narrato di Lorenzo Federico che ci racconta spontaneamente, subito dopo il suo arresto, avvenuto insieme a Monteleone per una rapina alla Sicur Trasport, che il movente del delitto è da ricavarsi da una contrapposizione tra consorterie criminali della Locride, in particolare nello scontro tra i Catanzariti e gli Aurelio di Platì”.
Il racconto del collaboratore Federico, sul quale si è concentrato a lungo il pm, prosegue indicando nella volontà di vendicare l’assassinio di Antonio Catanzariti, avvenuto l’11 luglio del 1988, trucidando due fratelli di Ardore ritenuti i presunti responsabili, nonché vicini alla consorteria degli Aurelio.
“Federico non conosce i mandanti – ha detto il pm – perché l’azione è stata programmata da Vincenzo Monteleone, unico sparatore con due diverse pistole, su input di qualcuno che intendeva far agire un commando da fuori, con il quale, comunque, era legato da rapporti di affari, relativi al traffico di droga”.
In tutta questa dinamica il ruolo presunto svolto da Venanzio Tripodo, quello di basista, sarebbe da ricondurre ancora alle dichiarazioni di Lorenzo Federico, il quale, come riportato dall’accusa, ha accolto la richiesta di sostenere il commando, accogliendo Monteleone e Federico prima e dopo l’agguato, garantendo loro un appoggio logistico e indicando anche il luogo dove gli obiettivi da uccidere erano soliti cenare, quali, appunto, il ristorante di Sant’Ilario dello Jonio, scena del delitto Carabetta.
“L’errore di persona – ha sottolineato l’accusa – si è verificato perché la vittima utilizzava una A112, uguale a quella dei due fratelli ardoresi, con un colore simile facilmente confondibile nell’oscurità”.
A sostegno della tesi accusatoria il pm ha richiamato l’attenzione sul narrato di altri due collaboratori di giustizia, Giacomo Ubaldo Lauro e Claudio Panzera, «convergente» con quello di Federico, ed i riscontri degli investigatori.
Alla richiesta delle pena formulata dall’accusa si è associata la parte civile, rappresentata dall’avv. Giuseppe Sgambellone, che ha chiesto anche il risarcimento del danno.
Il processo riprende lunedì con l’arringa degli avvocati Maddalena Taverna, Basilio Pitasi e Francesco Calabrese, difensori di Federico e Monteleone. Chiude il 3 giugno la difesa di Tripodo, sostenuta dagli avvocati Eugenio Minniti e Sandro Furfaro.
[Rocco Muscari – Gazzetta del Sud On Line]

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