Vento di tempesta: l’indagine sulla presunta lottizzazione abusiva e i “sì” del Comune di Fondi

Un carico urbanistico sospetto tra mare e lago, sei denunce, gli investigatori a caccia di carte in Municipio

Vento di tempesta: l’indagine sulla presunta lottizzazione abusiva e i “sì” del Comune di Fondi

Tra una festa e un ricevimento vento di tempesta, per l’agriturismo “Tenuta Vento di Mare”. Un gioiello immerso nel verde del Salto di Fondi, nell’area litoranea, «a soli 800 metri dal mar Tirreno e a 600 dal Lago», specificano sul sito dell’attività, e finito da qualche tempo al centro di una serie di accertamenti investigativi. Lente d’ingrandimento puntata, per carabinieri e Procura pontina. E, intanto, una serie di denunce. Con un filo rosso che arriva dritto in Comune. Il motivo? Si ipotizza che, fra un ampliamento e l’altro, l’agriturismo esistente si sia trasformato fino a diventare una vera e propria lottizzazione abusiva, con tanto di autorizzazioni “impossibili” a monte.

I deferimenti, che ad ogni modo non hanno portato a nessun intoppo rispetto la florida attività portata avanti, soprattutto in questo periodo, sono stati notificati agli interessati sabato scorso. Sei, e non cinque, come erroneamente riportato dal gazzettino dei carabinieri. Si tratta dei quattro soci della tenuta, imprenditori appartenenti allo stesso nucleo familiare ed originari di Frattaminore, del geometra che ha curato i lavori al centro delle verifiche culminate in denuncia, del posto, e dell’architetto del capoluogo Martino Di Marco. Ovvero l’ormai ex storico dirigente del comparto Urbanistica del Comune di Fondi, in quiescenza dal 30 aprile per raggiunti limiti di età e negli anni, una firma di qua, una firma di là, rimasto invischiato con alterne fortune in diverse inchieste legate a lottizzazioni in odore d’illegalità.

Nell’occasione, i soggetti in questione sono stati denunciati per i reati di abuso d’ufficio (Di Marco) e, in concorso fra loro, di lottizzazione abusiva legata a illegittimità del permesso a costruire. Secondo quanto ipotizzato dal Nucleo investigativo del gruppo carabinieri forestale di Latina, un permesso viziato sin dall’origine, dunque. E con cui è stato autorizzato ed è in corso di realizzazione, hanno spiegato dall’Arma, «l’ampliamento di un fabbricato destinato ad attività esclusivamente commerciale e non, come invece previsto dall’originario Piano urbanistico attuativo, a zona di connessione attività agrituristiche di mq. 23047». Con un risultato chiaro, per gli operanti: «Una lottizzazione per scopi commerciali, in zona agricola».

In sostanza, i manufatti e l’area dove da qualche anno è sorto l’agriturismo Tenuta Vento di Mare avrebbero subìto progressive modifiche, consistenti in ampliamenti che per l’ipotesi degli inquirenti avrebbero innanzitutto pesantemente accresciuto il carico urbanistico dei lotti. Alterandone appunto l’originaria destinazione agricola. Per un investimento complessivo milionario in procinto di ulteriore espansione: su un lotto appena acquistato a servizio dell’attività, effettuato di recente uno sbancamento, tramite Scia sono in agenda lavori per un parco ludico e un parcheggio da centinaia di posti.

Un’area verde a due passi dal mare a suo modo di gran importanza per la memoria della città, quella su cui insiste l’attività, il cui cuore è rappresentato da un antico casale tirato su dal marchese Giovanni Evangelista Bisleti ad inizio Novecento. Inglobato all’interno di quella che una volta era la sua immensa tenuta, tra gli snodi centrali dell’epopea della bonifica fondana. Centinaia di ettari che adesso, in parte, tra un’atmosfera da sogno e marmi pregiati ospitano in tutta la sua maestosità la Tenuta Vento di Mare. Allargatasi negli anni specialmente grazie ad alcuni di placet giunti dal Comune: oltre a tutta la situazione generale riguardante gli ampliamenti, sono ora al vaglio degli inquirenti proprio quegli ok dati dalla macchina amministrativa.

Si tratta in particolare di due Pua, Piani Urbanistici Attuativi, presentati ed approvati a distanza di diverso tempo l’uno dall’altro. Il primo passò all’approvazione in deroga in consiglio comunale, mentre per il secondo, il più recente, l’assenso è giunto al termine di una procedura più snella. Essendo nel mentre cambiato l’iter, per avallarlo è bastato l’ok congiunto della commissione consiliare e dell’Ufficio tecnico.

Nell’ambito degli accertamenti supervisionati dalla Procura, i carabinieri forestali si sono recati una prima volta in Comune circa un mese fa, acquisendo sia la delibera in oggetto che i verbali della commissione che si occupò del secondo Pua. Ed a breve dall’Arma torneranno in Municipio per ulteriori acquisizioni documentali. Le verifiche, insomma, non si sono chiuse con le denunce.

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