Omicidio Piccolino, Roberto Saviano: “Aprire gli occhi sul sudpontino”

Omicidio Piccolino, Roberto Saviano: “Aprire gli occhi sul sudpontino”

L’autore di Gomorra, lo scrittore e giornalista Roberto Saviano, da 9 anni sotto scorta, ha affrontato il caso dell’omicidio Piccolino dalle pagine del suo sito internet. Lo ha fatto guardandosi bene ovviamente di dare per scontato che si tratti di camorra prima che le indagini in corso chiariscano la matrice dell’assassinio. Tuttavia senza chiudere definitivamente l’ipotesi, ma anzi ricordando quali presupposti esistenti a Formia e nel comprensorio intero lasciano pensare invece alla mano della criminalità organizzata. “Solo due fatti certi: il profilo dell’identikit e la pistola, una 38 special”.

Anche perchè in questo quadro non ancora chiaro a complicare ulteriormente la soluzione del caso c’è il profilo umano di Piccolino, come ricorda Saviano. Un uomo “che non mancava di stare al centro delle polemiche” e ancora “che sceglieva spesso comportamenti e toni sopra le righe e per questo si era fatto dei nemici”. Insomma “caratteri di una personalità vivace – prosegue -, che lasciano aperte tutte le strade sulle possibili motivazioni, anche personali, che hanno portato all’omicidio. Qualcuno ricorda i recenti scontri con un consigliere comunale, Mattia Aprea, ma anche le parole sessiste mosse da Piccolino nei confronti di donne impegnate nella politica locale. Agli inquirenti sarebbero giunte anche voci su possibili relazioni con minorenni”.

Non poteva tuttavia fare altrimenti Saviano, perchè, tenere le distanze da “sentenze azzardate” è inevitabile, ma ovviamente parlare di Formia significa parlare di una terra dove la camorra e i suoi esponenti sono stabilmente presenti anche con le loro attività: e allora ricorda l’aggressione da parte di Angelo Bardellino proprio a Piccolino nel 2009, o il fatto che l’avvocato avesse trattato anche il tema delle sale slot, contro cui l’amministrazione si è schierata dotandosi di un apposito regolamento. Perciò secondo Saviano allora il vero obiettivo potrebbe essere un altro, ricordando anche le parole del fratello della vittima: “Quel proiettile era per l’amministrazione comunale”.

Ma lo scrittore casalese Formia la conosce bene, e sa della presenza della figlia di Francesco Bidognetti (Cicciotto ‘e mezzanot, oggi all’ergastolo al 41 bis), Katia, e della convivenza scomoda col figlio di una vittima del padre di quest’ultima, Domenico Noviello, ammazzato per non aver pagato il pizzo. “Dagli anni ’80 – ricorda – Formia è una piazzaforte della camorra dove si ricicla denaro”. La mente va allora solo all’ultimo, in ordine di tempo, dei sequestri effettuati dalla Dda di Napoli in città, un palazzo del valore di 600mila euro nel quartiere san Giulio. O ancora alle case confiscate ai Bardellino ma difficili da assegnare.

Insomma l’omicidio Piccolino, secondo Saviano, non ha ancora un responsabile e un movente chiari. Eppure è arrivato il momento di aprire gli occhi: “Se l’assassinio di Piccolino sarà riconducibile ai clan della camorra, Formia non sarà solo un luogo di riciclaggio, ma una vera e propria piazzaforte criminale. Davanti a questa ipotesi, l’eredità di quest’omicidio sarà almeno la possibilità, anche tra le istituzioni, di aprire un dibattito sulla realtà sociale ed economica del Sud Pontino”.

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