Omicidio Cerro a Fondi, "no" del Riesame alla scarcerazione

Omicidio Cerro a Fondi, "no" del Riesame alla scarcerazione
*Achour Taleb*

*Achour Taleb*

Rimarranno in carcere il fondano Salvatore Guglietta ed il marocchino Achour Taleb. I termini per la decisione sulla custodia cautelare, spiegano dal collegio difensivo, sono scaduti nella giornata di giovedì. E, dal Tribunale del Riesame, nessuna comunicazione scritta né altro cenno. Segno evidente che la richiesta avanzata lunedì mattina dai legali Maurizio Forte, Guglielmo Raso ed Amleto Coronella, è caduta nel vuoto.

A niente, per ora, sono valse le memorie difensive presentate al Tribunale della Libertà. Memorie che puntavano a far tornare con effetto immediato a piede libero i due fermati per l’omicidio di Silvana Cerro.

La presunta insussistenza di gravi indizi di colpevolezza, oltre che la parziale inattendibilità dell’unica testimone, la 78enne Concetta Lauretti. A cui si aggiungono alcune incompatibilità presenti, a detta degli avvocati, nelle ricostruzioni effettuate dai carabinieri. Questi, i punti cardine di tali carteggi.

*Salvatore Guglietta*

*Salvatore Guglietta*

Nei quali emergono particolari inediti ed interessanti. Come già anticipato nei giorni scorsi, stando alle dichiarazioni messe a verbale dall’anziana madre di Guglietta, la Lauretti appunto, uno dei malviventi penetrati nello stabile, quello che l’aveva aggredita e rapinata, ha evitato che il complice potesse ucciderla, allo stesso modo della Cerro.

Ma nelle memorie si sottolinea anche un altro fatto: nei momenti in cui l’iniziale rapina si tramutava in omicidio, ognuno dei banditi stava agendo per proprio conto. L’uno – identificato in Taleb – al secondo piano, ad occupasi della pensionata; l’altro – il connazionale fuggitivo – sulla mansarda, dove viveva la donna uccisa. Secondo i piani iniziali, non doveva morire nessuno. E la tragedia avvenuta sarebbe dunque più che altro imputabile alla condotta sconsiderata del fantomatico terzo uomo. Da qui, un altro tassello della linea formulata dal collegio difensivo di Guglietta e Taleb, che comunque si professano ancora del tutto estranei all’accaduto: omicidio preterintenzionale, anziché volontario.

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