Formia, tutto appeso a un filo e quella maggioranza che non c’è

Formia, tutto appeso a un filo e quella maggioranza che non c’è

C’è o non c’è questa maggioranza a Formia? Perché ormai se lo domandano in molti. Ma la risposta è semplice, dalla decisione dell’uscita – proprio dalla maggioranza – da parte di “Ripartiamo con Voi”, non c’è più. Ma la politica, si sa, non è solo aritmetica. È anche una questione di rapporti, di compromessi e di equilibri, gli stessi che al momento sembrerebbe – il condizionale è d’obbligo – non siano facili da scovare attorno all’Amministrazione Villa.

Nel fine settimana, sembrerebbe che il primo tentativo di riappacificarsi sia stato un buco nell’acqua. La prima cittadina Paola Villa, come annunciato in una nota, ha convocato la maggioranza, ma proprio a dimostrazione che ufficialmente questa non ci sia più, i fuoriusciti non hanno risposto all’invito. La loro assenza di fatto ha impedito di mettere sul tavolo le spinose questioni che al momento vedono la giunta formiana appesa a un filo.

Il consiglio comunale di Formia

Ma c’è un però. In molti avevano ipotizzato che malgrado i fuoriusciti alla Villa sarebbe bastato guardarsi attorno in consiglio comunale per provare a rimettere in pari i numeri e proseguire con l’azione amministrativa. Una scelta che, comunque, non escludeva la possibilità della creazione di altri malpancisti che comunque non dovrebbero uscir fuori poiché, secondo indiscrezioni, né il consigliere Gianfranco Conte, né tanto meno quelli di Forza Italia sembrano intenzionati a fare da stampella a questa maggioranza che al momento sembra in fase di sfaldamento.

C’è infatti un aspetto non di poco conto. Se la questione dovesse precipitare, superata la finestra elettorale di questo settembre non si andrà al voto prima della prossima primavera con la possibilità di logorare definitivamente la componente che ha vinto le scorse elezioni e con la possibilità – per tutti – di costruire un’alternativa.

Dall’altra parte, però, c’è il fatto che “Ripartiamo con Voi” con quella famosa nota in cui lasciava la maggioranza, sembrava volere intendere che l’appoggio esterno fosse possibile. Difficile al momento ipotizzare se questa ipotesi – seppur complessa in termini politici – sia praticabile anche in termini aritmetici, con il costante rischio di andare sotto con i numeri ad ogni votazione in consiglio comunale.

Intanto dalle opposizioni si continuano a chiedere le dimissioni del sindaco. Dimissioni che non sono da escludere, anche perché nei successivi 20 giorni (fin quando queste non diventano effettive) può succedere di tutto, persino di ricompattare la maggioranza o addirittura di trovarne un’altra. Ma non è da escludere neppure che prima di queste, la prima cittadina possa convocare un consiglio comunale, quasi istituzionalizzando la crisi, un po’ come accade con quelle parlamentari.

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