“Quelli di Fondi extracomunitari”, la satira terracinese che innesca la polemica

“Quelli di Fondi extracomunitari”, la satira terracinese che innesca la polemica

La satira e la politica vanno a braccetto da sempre, ma la seconda spesso si offende. 

Potrebbe essere questa la “morale” del fatto, che di politico ha davvero poco, della battuta di Massimo Lerose l’altra sera alla presentazione della candidatura di Roberta Tintari e della sua coalizione.

A Lerose è stato chiesto un intervento satirico, che lui ovviamente ha girato sulla politica, graffiante e dai tratti polemici. Ma l’intervento dell’artista, come spesso avviene con i grandi comici satirici nazionali, è stato interpretato come un attacco politico. E di colpo una battuta è diventata la solita – e persino noiosa – bagarre politica interna al centrodestra provinciale che sancisce le tensioni dopo la rottura su Fondi e Terracina tra il senatore fondano Claudio Fazzone e l’europarlamentare terracinese Nicola Procaccini.

Perché se da una parte a Terracina hanno riso per la battuta, a Fondi si sono profondamente offesi. Che poi, quel Quelli di Fondi per noi terracinesi sono extracomunitari, non vorrebbe dire praticamente nulla se non fosse che negli ultimi mesi, se non anni, il termine extracomunitario sia stato usato – non dalla satira ma dalla politica – in modo esasperato, spesso travisandone persino il senso. 

L’estratto del video in cui viene citata la battuta in questione

Infatti, il termine “extracomunitario” è il vocabolo che si usa per identificare coloro che hanno una nazionalità esterna ai confini comunitari dell’Unione Europea. Dato per assodato questo, sarebbe persino difficile immaginarsi un cittadino statunitense o uno cinese o magari russo offendersi perché definito extracomunitario da un’italiano o un francese.

Ma il punto è proprio un altro, ovvero l’angolazione da dove si osservano le cose, o in questo caso da cui si ascoltano le parole: è un problema di prospettiva. La satira segue schemi e si permette di scherzare su tutto e può permettersi di farlo perché è tale. L’importante è capire cos’è satira e cosa non lo è. E un attore su un qualsiasi palco che ironizza sulla politica locale, partendo dal candidato sindaco che lo ha invitato, è oggettivamente satira e non politica.

Diversa, la questione per i tanti che un tempo condividevano “Je suis Charlie Hebdo” sui propri social salvo scandalizzarsi per le battute irriverenti dello stesso giornale sugli italiani, o addirittura per molto meno. Perché incredibilmente c’è chi si è scandalizzato per ciò che è stato detto sul palco di una convention oltre quel confine oggi “comunitario” e un tempo “vero” tra Fondi e Terracina. Ma oggi sappiamo bene che il tifo in politica ha sostituito quello sportivo, se una volta una frase del genere poteva essere oggetto di uno striscione in un derby, oggi detta da un comico sembra un attacco politico. Che paradosso, eh sì. 

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