Casalesi pontini, nessun risarcimento per Mario Noviello

Casalesi pontini, nessun risarcimento per Mario Noviello

Nessun risarcimento per Mario Noviello. Arrestato, condannato, ma alla fine assolto, il padre di Pasquale e suocero di Maria Rosaria Schiavone, la coppia al vertice dell’associazione camorristica che per dieci anni ha seminato il terrore tra Latina, Aprilia, Cisterna, Anzio e Nettuno, non riceverà neppure un centesimo per i quasi due anni e mezzo trascorsi in carcere e l’anno e mezzo passato ai domiciliari.

A respingere definitivamente l’istanza con cui il 72enne aveva chiesto un indennizzo per l’ingiusta detenzione subita è stata la Corte di Cassazione.

Un pronunciamento che arriva a distanza di cinque anni dalle condanne definitive per il processo Sfinge, con cui sono state accertate estorsioni e altri reati compiuti tra il litorale romano e l’agro pontino dall’associazione per delinquere di stampo mafioso, legata al clan dei Casalesi e capeggiata appunto dalla Schiavone, figlia del pentito Carmine e nipote del boss Francesco Sandokan, e dal marito.

Quando scattarono gli arresti, nel 2010, in carcere finì anche Mario Noviello, accusato di concorso esterno nell’organizzazione mafiosa e di aver contribuito a ricettare 17 auto e altri beni oggetto di truffe, facendoli nascondere dal figlio su un terreno di sua proprietà.

Il 72enne venne condannato dal Tribunale di Latina, la sentenza venne confermata dalla Corte d’Appello di Roma, ma nel 2014 annullata perché il fatto non sussiste dalla Cassazione.

Noviello ha quindi chiesto un risarcimento per gli anni trascorsi tra carcere e domiciliari.

Un’istanza accolta nel 2017 dalla Corte d’Appello di Roma, riconoscendo al 72enne un risarcimento di 150mila euro e considerando lieve la colpa di quest’ultimo che aveva indotto i magistrati a privarlo della libertà.

Una decisione impugnata sia da Noviello, che riteneva troppo misera la somma, che dal Ministero dell’economia e finanze.

E accogliendo l’impugnazione del Mef nel 2018 l’ordinanza è stata annullata dalla Suprema Corte, che ha disposto un nuovo giudizio.

Lo scorso anno la Corte d’Appello di Roma, riesaminata la vicenda, ha quindi negato il risarcimento a Noviello, considerando grave la colpa del 72enne proprio per il terreno concesso al figlio dove nascondere il bottino della truffa.

Una decisione ora confermata dalla Cassazione, che ha rigettato il ricorso dell’anziano.

Anziché essere risarcito Noviello si trova così anche a dover pagare le spese processuali.

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