Slot e scommesse in odore di mafia: ecco chi sono i pontini arrestati nell’operazione Jackpot

Slot e scommesse in odore di mafia: ecco chi sono i pontini arrestati nell’operazione Jackpot

Ci sono anche dei pontini, fra i 38 soggetti finiti nell’operazione Jackpot, indagati a vario titolo per associazione per delinquere finalizzata alla frode telematica per il gioco d’azzardo illegale, riciclaggio, intestazione fittizia di beni ed estorsione, aggravate dal metodo mafioso. In carcere sono finiti Jean Pierre Dibilio, classe ’47, d’origine francese, residente a Latina e domiciliato a Roma, accusato di far parte dell’associazione per delinquere e di truffa, distribuendo i giochi proibiti al centro dell’inchiesta, e Giovanni Onorato Nardone, classe ’62, di Fondi e residente da tempo a Terracina, accusato invece del reato di riciclaggio ed indicato dagli investigatori come un imprenditore colluso diretto fiancheggiatore di colui che reggeva le redini della presunta organizzazione criminale, ovvero Salvatore Nicitra, uno degli ex boss della Banda della Magliana. Indagata anche la moglie di Nardone, Monica Lo Savio. 

L’operazione Jackpot è scattata martedì a Roma e a Viterbo, Terni, Padova, Lecce, nonché in Spagna ed in Austria, vedendo in azione i carabinieri del Comando Provinciale di Roma, dei Comandi dell’Arma territorialmente competenti, oltre che la Guardia Civil in Spagna e la polizia austriaca, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia.

“Il provvedimento restrittivo – hanno spiegato dall’Arma attraverso una nota – si basa sulle risultanze acquisite dai carabinieri del Nucleo Investigativo di via in Selci nell’ambito di un’indagine denominata convenzionalmente Jackpot, che ha consentito di accertare l’operatività di uno strutturato sodalizio criminale che vede in Nicitra Salvatore, ex boss della cosiddetta Banda della Magliana, il promotore e l’organizzatore, affiancato da alcuni dei suoi più stretti e fedeli sodali, tra i quali Zarbo Rosario, Inguanta Francesco e Dattolo Antonio. Nicitra Salvatore, già ritenuto elemento di spicco della criminalità organizzata romana, attraverso la sua organizzazione criminale, aveva assunto il controllo – con modalità illecite – di parte del mercato della distribuzione e gestione delle apparecchiature per il gioco d’azzardo in ogni sua forma (slot machine, videolottery, giochi e scommesse online, ect) con particolare riferimento ai quartieri ubicati nel quadrante Nord.

L’associazione a delinquere disvelata aveva conseguito, mediante modalità mafiose, la gestione ed il controllo di attività economiche nel settore del gioco d’azzardo, vero e proprio core business del sodalizio, destinando parte degli introiti all’usura e recuperando, attraverso metodi estorsivi, i crediti derivanti da tale attività.

Le slot machines, collocate presso numerosi esercizi commerciali e regolarmente dotate di autorizzazione di pubblica sicurezza e sottoposte al controllo dell’Aams, erano gestite in maniera apparentemente lecita dal Nicitra, il quale si serviva di varie società quali la Jackpot srl, la Las Vegas srl, e da Inguanta Francesco mediante la società Euro Gamesed altre imprese intestate a prestanome.

Oltre alla conduzione di tali attività “lecite” connesse al gioco d’azzardo, Nicitra e i suoi sodali gestivano la distribuzione di giochi illeciti tipo ‘totem’, ‘virtuali’ e ‘lotto clandestino’, molto spesso installati e/o proposti nei medesimi locali pubblici a cui avevano imposto le slot machine regolari. Le attività investigative hanno, poi, documentato che la gestione dei giochi d’azzardo illeciti, poiché vietati dalla normativa vigente e non sottoposti al controllo dell’Aams, consentivano al Nicitra di accumulare ingenti risorse economiche, anche perché non sottoposte ad alcuna imposizione fiscale.

Nicitra Salvatore, oltre all’associazione dedita all’illecita gestione del sistema di giochi a distanza (utilizzando tecniche informatiche che consentono l’elusione dei controlli da parte dell’Aams) aveva sviluppato un’ulteriore sodalizio criminale finalizzato alla commissione dei delitti di riciclaggio di ingenti somme di denaro attraverso importanti centri finanziari internazionali, di reimpiego nell’economia legale delle risorse illecite accumulate attraverso la distribuzione e la gestione dei giochi illeciti, di fittizia intestazione di beni, nonchè di emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, e tanto per prevenire possibili controlli e l’applicazione di misure di prevenzione ed ablative.

Contemporaneamente – continuano i carabinieri – le indagini si sono focalizzate anche su fatti omicidiari di cui si è reso protagonista il Nicitra Salvatore, verificatisi nel quartiere romano di Primavalle alla fine degli anni ’80, ad eccezione di un evento avvenuto all’interno dell’O.P.G. di Aversa, con la morte di Giampiero Caddeo, deceduto, il 10.08.1983, a causa del crollo di una parte divisoria della sua cella, per l’esplosione della bomboletta di un fornello a gas, innescato dal Nicitra per uccidere Belardinelli Roberto che, in quel momento, era accidentalmente assente.

In particolare, il 12.11.1988 più uomini armati esplosero numerosi colpi d’arma da fuoco, in zona Primavalle, contro tre soggetti, tra i quali Angeli Paolino, attinto mortalmente, Martinelli Franco, che rimase ferito e Belardinelli Roberto il quale, a seguito di complicazioni successive al proprio ferimento, morì il 17.12.1988.

Appena 12 giorni dopo, in zona Primavalle, venne ucciso Belardinelli Valentino, fratello di Roberto. Nella circostanza, la vittima venne colpita con svariati colpi d’arma da fuoco esplosi da due soggetti, mentre stava per rincasare insieme alla fidanzata Labrozzi Loredana, peraltro in stato interessante.

L’individuazione di Nicitra quale mandante ed esecutore dei predetti eventi omicidiari è stata possibile a seguito di un’approfondita rivalutazione delle dichiarazioni rese, tra il 1994 ed il 1995, da un collaboratore di giustizia vicino al Nicitra, riscontrate da elementi oggettivi contenuti nei fascicoli d’indagine degli omicidi e dalle convergenti dichiarazioni di altro collaboratore di giustizia della medesima estrazione criminale.

Infine, i militari del Nucleo Investigativo di Roma stanno eseguendo una misura di prevenzione patrimoniale, emessa dal Tribunale di Roma Sezione Misure di Prevenzione su richiesta della DDA, nei confronti di Nicitra Salvatore, Inguanta Francesco e Zarbo Rosario, già destinatari di misura cautelare in carcere.

In particolare, il decreto di sequestro dei beni anticipato, finalizzato alla confisca, ex artt. 20 e 24 D.Lgs 159/2011, quale misura di prevenzione patrimoniale, colpisce il patrimonio riconducibile ai tre predetti soggetti, consistente in 37 beni immobili, anche di pregio, di cui 33 ubicati in Roma e Provincia e 4 ubicati in Palma di Montechiaro (AG), 19 società di cui 2 nel settore della ristorazione, 6 nella gestione di sale giochi e scommesse, 3 società immobiliari e 8 società di servizi, ubicate a Roma e Provincia, 130 rapporti finanziari/bancari, 25 veicoli di cui 8 autovetture, 16 motocicli e un ciclomotore, per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro”.

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