Ispettore riabilitato dopo le false condanne di stalking da parte della ex

Ispettore riabilitato dopo le false condanne di stalking da parte della ex

Prima ha ottenuto l’archiviazione dell’inchiesta aperta a suo carico dalla Procura della Repubblica di Latina dopo la denuncia presentata nei suoi confronti dalla ex e ora anche l’annullamento della sanzione disciplinare che gli aveva inflitto la Questura.

Con la sentenza emessa dal Tar di Latina è stato completamente riabilitato un ispettore in servizio proprio presso la locale Questura, accusato inizialmente di aver tormentato la ex compagna avvalendosi di due pregiudicati con cui aveva frequenti rapporti.

La donna aveva sostenuto di essere stata minacciata dai due pregiudicati.

E la prova delle frequentazioni tra quest’ultimi e l’ispettore era stata ritenuta provata da foto e messaggi su Facebook e WhatsApp.

La Procura, dopo aver indagato, ha però chiesto e ottenuto dal gip l’archiviazione del procedimento, ritenendo che non fossero emersi “elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio”, specificando che le testimonianze raccolte non consentivano di ritenere “riscontrate le iniziali dichiarazioni” della persona offesa, “caratterizzate dalla pregressa esistenza di contrasti, con risentimento idoneo sicuramente ad un’interpretazione della realtà del tutto soggettiva”.

Uno sgambetto da parte della ex insomma e nulla di più.

La Questura aveva però ugualmente inflitto la sanzione all’ispettore, tagliandogli stipendio e assegni sulla scorta dei contatti che avrebbe avuto con i due pregiudicati.

Un provvedimento impugnato dall’investigatore, specificando anche che uno dei due uomini indicati come pregiudicati in realtà era stato solo coinvolto in un’indagine conclusasi senza rinvio a giudizio ed era quello con cui aveva “un’effettiva frequentazione”, mentre il secondo, lui si noto alle forze dell’ordine, era un conoscente del primo ma non suo, aggiungendo anche che le pagine social incriminate non erano le sue.

Spiegazioni ritenute dai giudici amministrativi sufficienti per annullare il provvedimento, bacchettando anche la Questura per non aver fornito le informazioni chieste in precedenza dal Tar e condannandola a pagare tremila euro di spese di giudizio a favore del ricorrente.

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