Acqua venduta dai privati, Agresti (M5S) dopo il tavolo in Regione: “Meglio tardi che mai”

Acqua venduta dai privati, Agresti (M5S) dopo il tavolo in Regione: “Meglio tardi che mai”

“Era ora, meglio tardi che mai!” tuona Agresti, consigliere di minoranza del M5S di Itri che, da quando è esploso il caso dei cinque privati che vendevano attraverso reti idriche illegali acqua da pozzi privati, si è battuto con i cittadini ed i loro legali, Angela De Rosa e Maria Letizia Colaguori, affinché non si violassero la legge nazionale e due referendum sull’acqua che obbligano alla gestione pubblica, e non privata, della preziosa risorsa.

La reazione del consigliere pentastellato arriva dopo l’uscita di un’ordinanza del sindaco in cui, a seguito di un tavolo Regionale sul tema, si legge testualmente che in quella sede “gli enti coinvolti hanno tutti convenuto sulla necessità (ed obbligatorietà) della soluzione pubblica”. Sbotta Agresti: “E ci sono voluti due anni per arrivare all’ovvio? Due anni di discussioni, di interrogazioni regionali (Gaia Pernarella – M5s), di incontri privati presso La Valle del Re, ristorante locale dove il sindaco stesso interveniva spalleggiando associazioni private, due anni di minacce più o meno velate nei confronti dei cittadini intimoriti e preoccupati a cui l’amministrazione diceva, presso la struttura sportiva di Vagnoli, per mezzo del vicesindaco Andrea di Biase, ‘o bere o affogare’, spingendo a sottoscrivere contratti privati con i ‘Signori dell’acqua’ locali adducendo al rischio dell’interruzione del flusso idrico”. Ed ancora: “Due anni di terrorismo psicologico a danno dei poveri utenti che venivano bombardati da messaggi affinché firmassero i contratti privati, due anni di danneggiamenti, da parte di ignoti, di contatori e linee idriche, due anni di salti carpiati ed avvitati, da una parte all’altra, di chi, il sindaco appunto, doveva semplicemente applicare la legge”.

“La vicenda, unicum su tutto il territorio nazionale, oramai diffusa persino dalle cronache nazionali, si trascina da marzo 2018, quando una diffida della Provincia di Latina ha messo a nudo un problema trentennale del Comune di Itri”, ricorda il consigliere comunale pentastellato. “Colgo con soddisfazione che, finalmente, si vada nella direzione giusta, tuttavia devo constatare che c’è stata, da parte del sindaco, avvocato Antonio Fargiorgio, una incapacità gestionale dell’emergenza disarmante e dilettantistica, sia dal punto di vista tecnico-amministrativo che politico”.

Osvaldo Agresti

“In quest’ultima ordinanza – prosegue Agresti – il sindaco ordina ai proprietari dei pozzi diffidati di permettere le analisi dell’acqua ad Acqualatina scatenando la logica e giusta domanda: ma per un anno, cioè dall’ordinanza del 08/02/2019, il sindaco perché non ha provveduto, come suo obbligo, in quanto sommo responsabile Igienico-Sanitario, alle analisi dell’acqua in questione? Sperando che le acque di questi cinque pozzi siano pure e cristalline, ma dov’è la tutela dei cittadini che, come cita l’ordinanza ultima fanno uso ‘domestico’ della risorsa idrica? La prima cosa da fare in una situazione del genere, manco un anno fa, ma addirittura dalla diffida provinciale, era la tutela della salute dei cittadini di cui il Primo cittadino non si è, sino ad oggi, minimamente preoccupato.

Tra l’altro, il sindaco ha assolutamente evitato il confronto o la collegialità delle decisioni in merito, ha escluso le forze politiche di minoranza, contravvenendo persino alle decisioni prese e votate nel consiglio comunale del 20/03/2018 dove si richiedeva una commissione ad hoc e più larga possibile che coinvolgesse tutti gli attori di questa vicenda; unico incontro pubblico, deludente e fortemente tardivo, presso la struttura geodetica in piazza Carabinieri D’Italia, risposta emotiva ad un congresso sull’acqua pubblica organizzata dal sottoscritto, è solo servito a chiarire la forte ambiguità del primo cittadino”.

Il consigliere conclude insinuando il seme del dubbio: “Non vorrei che la cosiddetta fase di transizione da privato a pubblico, già di per sé stimata in due-tre anni, in cui si lascia ai privati la momentanea gestione, diventasse uno stato emergenziale permanente come da affermato costume italico, ma su questo io, i cittadini ed i loro legali vigileremo costantemente”.

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