“Candidati illegittimi anche al Parco Ausoni”: la corsa alla poltrona di direttore è un caso

“Candidati illegittimi anche al Parco Ausoni”: la corsa alla poltrona di direttore è un caso

“Con la deliberazione n°4 emanata il 16 gennaio 2018 dal presidente dell’Ente Parco Naturale dei Monti Ausoni e del Lago di Fondi, l’avvocato Bruno Marucci, ancora una volta, come già accaduto l’estate scorsa per mano del presidente del Parco dei Monti Aurunci, Michele Moschetta, viene forzata la procedura per la nomina di un’importantissima figura dirigenziale qual è il direttore di un Parco”. A parlare, puntando il dito, i circoli Legambiente “Serra Andresone” di Monte San Biagio e “La Ginestra” di Fondi, spalleggiati dalla Italia Nostra, sezione Golfo di Gaeta.

“Infatti il presidente del parco dei Monti Ausoni, in totale contrasto con l’art. 24 della L.R. 29/1997, ha individuato una terna di candidati da proporre al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, cui spetta la nomina finale del direttore del Parco.

Come già accennato, il presidente del Parco da solo non può fare alcuna proposta di terna, in quanto è di sua competenza designare un solo nominativo mentre la proposta degli altri due spetta al Consiglio Direttivo. Ben diverso scenario era quello di quando l’attuale presidente ricopriva, sempre per il Parco dei Monti Ausoni, l’incarico di commissario straordinario, in quanto tale ruolo gli conferiva tutti i poteri ascrivibili al precedente disciolto Consiglio Direttivo.

Non può una figura monocratica, qual è il presidente, assumere decisioni che, per contro, spettano per legge ad un organo collegiale, qual è il Consiglio Direttivo di un Ente Parco.

E peggio ancora non può assumere decisioni con deliberazioni, essendo questi atti amministrativi, la cui emanazione compete ad organi collegiali, come appunto è il consiglio direttivo nei parchi. Come potrebbero mai un sindaco, un presidente di regione oppure il presidente del Consiglio dei Ministri emanare una deliberazione da soli?

Quello che invece possono fare tutte queste figure appena citate, così come un presidente di un parco, è, quando motivi di necessità e urgenza non consentano il tempestivo intervento dell’organo collegiale (giunta comunale, giunta regionale, consiglio dei ministri o appunto consiglio direttivo di un parco), adottare, in via straordinaria, decreti che devono però essere sottoposti al consiglio nella prima riunione utile, successiva alla loro adozione, per la loro ratifica. In caso di mancata ratifica dei provvedimenti adottati in via d’urgenza dal Presidente, gli stessi perdono efficacia.

Ma, al di là delle considerazioni relativamente alla possibilità di assumere una decisione cosiddetta di alta amministrazione, già dettagliatamente espresse in occasione del decreto con il quale il già citato presidente del Parco dei Monti Aurunci proponeva la terna che poi avrebbe portato alla nomina di De Marchis, come può un presidente adottare una decisione con un suo decreto se non risulta insediato nessun consiglio direttivo?

È chiaro che siamo davanti ad un cortocircuito che però poteva essere evitato soltanto in due modi. In entrambi però era richiesto coraggio e responsabilità da parte della politica: interrompere veramente la lunga stagione dei commissariamenti dei parchi provvedendo, così come troppe volte promesso ma non mantenuto, all’insediamento dei loro consigli direttivi, oppure proseguire onestamente con i commissari straordinari.

Ma a nulla sono valse le esortazioni provenienti da più parti, compresi i due circoli Legambiente, sulla necessità di insediare questi direttivi, e prima ancora le comunità dei parchi, e dare finalmente una vera, democratica e tanto necessaria nuova governance per i parchi del Lazio.

Per chi come noi vive su questo territorio ed ha sostenuto, fin dalla prima ora, l’istituzione di aree protette come avvenuto per i Monti Ausoni e Lago di Fondi, chiediamo ai presidenti dei Parchi e alla classe politica di essere i primi portatori e promotori di una buona governance nel pieno rispetto delle leggi perché solo così può esserci quella crescita e quel cambiamento culturale, sociale, economico e politico, che tutti tanto auspichiamo”.

 

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