“Latente”, apre la stagione del Basement Project Room di Fondi

“Latente”, apre la stagione del Basement Project Room di Fondi

Basement Project Room riapre le sue porte dopo la pausa estiva con una nuova esposizione collettiva, che inaugura la quinta stagione espositiva e riunisce quattro artisti che, sebbene conducano percorsi originali e distinti, sono legati da molte affinità intellettuali. Oggi la visione si presenta come un fatto tecnologico, un’esperienza non dipendente dalla percezione umana ed interamente gestita dai media a cui è stato demandato il compito di riportare la verità visiva del mondo, con la conseguenza che il mondo non si rivela più come una presenza immanente ma come un’infinita successione di immagini.

La realtà diventa un’immagine, come segno astratto e autonomo dal suo referente concreto, come informazione che non serve ad illuminare l’esperienza ma ne produce un’altra, di tipo estetica. La fotografia, in questo senso, trasforma l’esperienza sensibile ed allena l’individuo moderno agli shock cui lo costringe la modernità. Corrispondenze e sincronicità, in cui il soggetto si configura come un “effetto di superficie” dominato da leggi e strutture ignote alla coscienza, come delle maschere di impulsi vitali più profondi: in tal senso, mondo e coscienza sono intrecciati in un’ambiguità irresolubile. Centrale è la possibilità di interpretare mondi possibili, intimi ed affettivi in cui ogni vita prende inevitabilmente bivi e costruisce tante possibilità trascendendone soltanto alcune.

In Latente la coscienza non è totalmente svincolata dalla necessità di adattamento all’ambiente esterno reale ed è interamente governata dalle leggi dell’affettività, che prescindono dalle norme logiche e sociali. Lo spazio ed il tempo sono irreali ed i soggetti possono essere contemporaneamente in due posti diversi ed insieme attore e spettatore della medesima scena; non vale il principio logico dell’identità, per cui la persona sognata può essere vissuta dal sognatore come due diverse persone contemporaneamente e senza contraddizione. I lavori esposti sembrano immagini che compaiono durante il sonno, che si collocano sul piano dell’immaginazione, intesa come facoltà di conservare l’immagine di qualcosa anche senza la sua presenza nell’intuizione: del resto, il sognare appartiene alla facoltà sensitiva e le appartiene in quanto è immaginativa. L’attesa presenta un lento scorrere del tempo che si fa carico delle trasformazioni ambientali emergendo da una dissolvenza come in una fredda giornata invernale.

Gli scatti, complessivamente, appaiono come scontri fuggitivi tra la lente e la superficie delle cose: velature, riflessioni deformate, apparenze difettose ricorrono proprio perché è in questi momenti che la realtà – uno dei principali oggetti di discriminazioni di Jean Braudillard – appare più congetturale. Ogni fotografia è una registrazione di un’apparente assenza: l’assenza di soggetto, l’assenza di significato. La differenza sottile tra illusione e realtà si articola attraverso i diafani ed illusori livelli stratificati. La fotografia produce connessioni libere, legate a sensazioni precedenti e non attuali e lo status di queste immagini, separate dalla sensazione che le ha prodotte, può essere paragonato a quello dei proiettili che si muovono anche quando il percussore non li tocca più.

LATENTE

Chiara Arturo / Luca Galavotti / Cristopher Ghioldi / Germana Stella

Inaugurazione domenica 11 settembre ore 18.30

Basement Project Room | arte contemporanea

Via Tommaso d’Aquino 26

La mostra sarà visitabile dall’11 settembre all’8 ottobre 2016

orari: dal giovedì al sabato 16.00 – 21.00,  anche su appuntamento

 

 

 

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