GAETA, UN CENTRO COMMERCIALE AL POSTO DELLA PANAPESCA

GAETA, UN CENTRO COMMERCIALE AL POSTO DELLA PANAPESCA

La vertenza lavorativa della ditta ittica Panapesca di Gaeta, che ha raggiunto in questi giorni il suo punto più allarmante, con il rischio concreto di mobilità per i 31 dipendenti, sarebbe la logica conseguenza di un progetto di nuova urbanizzazione del quartiere Piaja dove potrebbe sorgere un centro commerciale di medie dimensioni.

Lo stato di crisi proclamato dall’azienda, infatti, arriva a pochi giorni dalla ratifica sancita dal Consiglio comunale, sotto forma di presa d’atto, che ha deliberato favorevolmente il 27 dicembre scorso un nuovo piano di sviluppo commerciale concordato dal Consorzio di sviluppo industriale del Sudpontino con la proprietà. Un piano in virtù del quale viene riprogettato il profilo urbanistico del quartiere, tradizionalmente a maggior vocazione industriale e commerciale della città, dove, in luogo dell’attuale sodalizio imprenditoriale nel campo del commercio del pescato surgelato, sarebbe stato votato e approvato dal Consind un progetto per la realizzazione di un polo commerciale di medie dimensioni da adattare alla conformazione dell’area con le dovute varianti urbanistiche.

L’approvazione del progetto da parte del Consind, infatti, è stata dapprima sancita da quest’ultimo in ambito assembleare approssimativamente nel novembre scorso, eppoi proposta alla massima assise cittadina circa un mese dopo. Decisione condivisa e deliberata poi dal massimo consesso civico. A questo punto le ragioni della proclamazione dello stato di mobilità dei dipendenti dipenderebbe dunque dal destino incerto profilato dalla decisioni amministrative del Consind e dell’amministrazione comunale. Ovviamente dopo l’esplicita richiesta della proprietà di conversione del sito acquistato qualche anno fa per alcuni milioni di euro. Una riconversione sulla base della quale la proprietà dell’imprenditore toscano Panati si era impegnata a garantire la salvaguardia dei dipendenti con il ricorso alla cassaintegrazione e comunque con il collocamento dei 31 in nuove realtà commerciali eventualmente in procinto di sorgere dalle ceneri dello stabilimento dal quale stanno per essere licenziati. Eppure come un fulmine a ciel sereno è arrivata la mobilità, preambolo del licenziamento.

Non si capisce perciò a questo punto quale futuro attende i 31 dipendenti che dovrebbero fuoriuscire dalla Panapesca. Eppure la stessa impresa ittica, negli anni più volte sostenuta dalle scelte di governo non solo locale, quando analoghi stati di crisi sembravano coinvolgerla irrimediabilmente, oggi non sembra più riscuotere lo stesso favore delle istituzioni, evidentemente più interessate a riconfigurare lo stato in cui versa il quartiere che da tempo rivendica con forza un fattivo sviluppo commerciale e residenziale del proprio abitato. E anche se l’amministrazione non aveva alcun potere di veto sull’accordo tra proprietà e Consind, troppo molle è sembrato tuttavia l’atteggiamento assunto nei confronti di un concreto rischio licenziamento per tutti.

Un segnale in questo senso molto significativo va ricercato nella scelta del governo cittadino, in maniera tutto sommato trasversale, di approvare il piano consortile senza che vi fossero rilevanti posizioni ostruzionistiche al momento della votazione consiliare del 27 dicembre scorso, con la relativa presa d’atto.

Pare insomma una decisione che in qualche modo deve, giocoforza, scontentare qualcuno, perché se da un lato il quartiere e i suoi residenti hanno fatto valere finalmente le proprie rivendicazioni accogliendo con favore il progetto del centro commerciale, dall’altro sembra inevitabile il conseguente disagio che colpisce l’impresa e i suoi livelli occupazionali sull’orlo di una crisi che, questa volta si, sembra davvero irreversibile.

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