***audio***ESCLUSIVA “LIBEROREPORTER.IT”, VOCI DALLA SAVINA CAYLYN SEQUESTRATA

*Una delle foto dei marittimi sequestrati fatta recapitare ai famigliari*

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Dopo il nostro articolo di ieri, qualcosa si è sbloccato. Siamo finalmente riusciti a comunicare con la Savina Caylyn dopo 53 giorni di black out e abbiamo parlato con il Comandante Lubrano Lavadera. Drammatica testimonianza: “Ormai lo stremo è superato da un pezzo. Manca tutto, ma proprio tutto sull’imbarcazione. Le condizioni sanitarie sono disastrose”

Era ora! Ciò che non è stato in grado di fornire la Farnesina riguardo ai nostri connazionali sequestrati sulla Savina Caylyn, siamo riusciti a farlo noi oggi, dopo 53 giorni di silenzio da bordo. Finalmente ci risponde il mediatore dei pirati che ci fa la cortesia e autorizza l’intervista con il comandante Lubrano Lavadera. Una prima constatazione: sono vivi a bordo e i 3 nostri connazionali a terra Bon, Guardascione e Cesaro, sono vivi anch’essi. Una buona notizia dunque per i familiari che non avevano informazioni dei loro cari da quasi 2 mesi.
La telefonata è stata lunghissima, come lunghissimo è stato l’appello del Comandante.

Constatazioni sul caso
Non c’è alcuna nave militare italiana al largo della Savina Caylyn. Solo un pattugliamento della missione Atalanta che non può monitorare la situazione da vicino in quanto sono impegnati nell’incarico che gli compete. La sensazione che avevamo è confermata: le nostre autorità e non parliamo di quelle militari che eseguono ordini, ma quelle meramente politiche, non si stanno curando della situazione della Savina Caylyn. Questa è l’unica certezza che emerge: ne l’armatore, ne la Farnesina, si preoccupano dei nostri connazionali a bordo della Savina Caylyn, ostaggi dei pirati somali da ben 6 mesi.

La situazione a bordo

Le parole del comandante sono le stesse di tre mesi fa: appelli disperati e misurati, nella consapevolezza che bisogna mantenere una linea di condotta che non provochi reazioni astiose nei loro confronti. Non basta il danno della condizione di ostaggi, manca solo la beffa di un trattamento “sgarbato” nei loro confronti. Del resto bisogna anche capirli: sono li da 6 mesi e l’unica speranza che hanno di essere liberati, risiede nelle mani dell’armatore e del ministero degli esteri. Quelle stesse mani che non si pronunciano su niente e lasciano che il tempo scorra.

“Siamo oltre lo stremo delle forze – comunica il comandante – e qui bisogna considerare che manca tutto da quasi 2 mesi”.
E’ dal 28 giugno scorso che il carburante necessario per i servizi di bordo è totalmente finito e l’energia elettrica funziona solo grazie ad un generatore di corrente di emergenza. I pirati hanno si rifornito l’imbarcazione, ma il carburante servirà per mantenere il sequestro il più a lungo possibile, visto che la trattativa non fa alcun passo avanti.

“Siamo stati costretti a spegnere tutte le celle frigorifere sull’imbarcazione, l’aria condizionata non si può accendere e siamo ancora fortunati perché non ci sono state condizioni atmosferiche e del mare avverse. Adesso tutto sta mutando: se l’ancora dovesse iniziare ad arare (in pratica l’ancora non sarebbe più in grado di svolgere la funzione che svolge) non potremmo più ripristinare l’assetto della nave, perché non possiamo accendere i motori. Qui si sono preparati per almeno altri 6 mesi di prigionia”.

Un ottimo avvenire, non c’è che dire.

Condizioni igienico sanitarie scandalose
“Abbiamo un solo bagno per 50 persone e vi lascio immaginare in che condizioni possa essere. Hanno razionato l’acqua potabile per farla durare altri 6 mesi. Non ci laviamo adeguatamente da circa 3 mesi e si sono presentati dei grossi problemi di salute, anche a causa del fatto che non possiamo lavare i vestiti che abbiamo addosso regolarmente. Il cibo è razionato e l’acqua da bere pure. Le medicine a bordo non esistono più e ci sono alcuni membri dell’equipaggio che abbisognano di cure, ma non è possibile curarli. Inoltre uno dei membri dell’equipaggio indiano, ha serissimi problemi di salute: ha perso 22 kg in questo tempo di prigionia ed è colpito da dissenteria. Non possiamo che cercare di tamponare la situazione, ma non avendo medicinali a bordo il tutto diventa difficilissimo”.
Risulta chiaro che le condizioni igienico sanitarie della Savina Caylyn, sono disastrose e più si andrà avanti nel sequestro, maggiori saranno i rischi a cui andranno in corso i marinai a bordo.

Rischio di finire tra le secche della costa somala

“In questi giorni si sta alzando un forte vento che spira a quasi 160 km orari ed il rollio della nave è di circa 20 gradi. Rischiamo, senza ausilio dei motori, di finire tra le secche, visto che siamo a meno di un miglio dalla parte bassissima della costa. A causa delle incrostazioni della vegetazione marina, lo scafo sta subendo un deterioramento”.

Un appello in particolare all’armatore dell’imbarcazione, il Cavaliere Luigi D’Amato

“Ci rivolgiamo a Lei Cavaliere D’Amato, possa lei cercare di risolvere questa situazione disperata, affinché si giunga presto a una felice soluzione della nostra condizione di ostaggi. Siamo sconfortati e non siamo più capaci di resistere, siamo sotto il tiro dei mitra e non riusciamo più a resistere. Faccia presto Cavaliere, ci dia una mano a venir fuori da questa situazione”.
Non bastano le condizioni precarie di salute, anche la situazione meteorologica sta peggiorando e il rischio di incagliarsi tra le secche della costa somala è imminente.
Nulla di buono per i nostri marittimi, che sono stati totalmente abbandonati. Questa non è più una sensazione, ma una certezza, visto che nulla si muove. Soltanto la tenacia di LiberoReporter nel cercare di mantenere i contatti, sta palesando al mondo ciò che accade in quell’area del Corno d’Africa ai marittimi italiani e indiani sulla Savina Caylyn, mentre il nostro Ministro degli Esteri è in vacanza, pensando forse, che al largo delle coste somale, i nostri connazionali siano in relax a prendersi il sole d’agosto, a 180 giorni dalla reclusione che i pirati somali gli hanno imposto. Un sospiro di sollievo per averli risentiti; una tristezza infinita nel sapere che dovranno rimanere sequestrati ancora troppo a lungo. Con buona pace dell’Unità (in) Crisi della Farnesina.

[LIBEROREPORTER.IT]

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