TACCONI SUD, PRESENTATA L’INTERROGAZIONE

L'onorevole Teresa Bellanova

Come preannunciato nella sua recente visita allo stabilimento Tacconi Sud, l’onorevole Teresa Bellanova ha presentato un’interrogazione con richiesta di risposta scritta ai ministri Sacconi e Romano su futuro dello stabilimento di Borgo Grappa. La riportiamo integralmente così come a noi pervenuta:

“L’azienda Tacconi Sud nasce nel 1990; situata a Latina, sulla Pontina all’altezza di Borgo Grappa, è stata una delle ultime imprese tessili fondata grazie ad un notevole sforzo economico reso possibile dalla Cassa del Mezzogiorno ed è presente con altri stabilimenti nel Nord Italia. Inizialmente questa azienda produceva divise militari e da lavoro;

fino all’anno 1993 nell’azienda erano presenti 60 lavoratori, ma dal 1995 inizia un periodo di crisi, nel quale, spesso, si fa ricorso agli ammortizzatori sociali ed in particolare la cassa integrazione ordinaria. Nell’azienda si apre, anche, una procedura di mobilità che interessa 12 addetti, personale che sembrerebbe aver maturato, da lì a poco, i requisiti per il pensionamento;

Lo stabilimento Tacconi Sud

gli anni a seguire sono stati caratterizzati da una produttività aziendale incostante, tanto che i vertici dell’impresa decidono di cambiare parte della produzione e nel sito di Latina questo nuovo passaggio comporta l’apertura di un anno di cassa integrazione straordinaria per riconversione; contestualmente viene nuovamente aperta la procedura di mobilità, dimezzando, così, il personale a 29 unità, tutte donne;
la nuova produzione è costituita da tende pneumatiche e barriere per arginare i versamenti di petrolio in mare e, in generale, la costruzione di barriere che richiedono protezione da meduse, alghe e altro. L’azienda tra i suoi clienti sembrerebbe annoverare anche la Protezione civile, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare; la Croce rossa italiana;
il cambio di produzione sembrerebbe aver comportato una fase di stasi iniziale e, quando il prodotto ha iniziato a decollare, l’azienda pare avesse accumulato diversi debiti verso la stessa Tacconi Nord, tanto che

Il ministro Maurizio Sacconi

nell’anno 2007 e stata messa in liquidazione. La Tacconi Sud, successivamente, fu rifinanziata dai siti presenti nel Nord Italia, ma ciò non è stato sufficiente a scongiurare un altro ricorso al regime di cassa integrazione straordinaria per i dipendenti;
anche per i problemi di liquidità legati al ritardo dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni iniziarono a non esser versati gli stipendi e l’anticipo di cassa, mentre il personale veniva ricollocato in cassa integrazione straordinaria il 3 dicembre dello stesso anno;

Il ministro Paolo Romani

il 22 dicembre viene ufficializzata la cessazione dell’attività aziendale ed il 18 gennaio 2011 viene firmato l’accordo per il trattamento di cassa integrazione straordinaria, ma, sembrerebbe, senza alcuna garanzia circa il completamento della procedura;
le lavoratrici decidono quindi di attivarsi per un presidio permanente, riportato per altro anche da alcuni programmi televisivi di portata nazionale. Il 14 febbraio 2011 si è svolto un incontro presso la prefettura, a seguito del quale è stato solo nominato, con atto notarile, un commissario liquidatore;
ad oggi, da ciò che riportano le lavoratrici, resterebbero ancora inevase ben tre mensilità, i contributi di pensione integrativa e tutto il trattamento di fine rapporto. Va aggiunto che sullo stabile gravano ipoteche e l’unico valore rimasto consta nella merce giacente in magazzino;
le lavoratrici della Tacconi Sud ad oggi continuano la loro protesta per veder garantiti i diritti spettanti. La chiusura di questa azienda va ad alimentare per altro il drammatico dato di débâcle che sta subendo l’occupazione femminile nella regione Lazio. Gli stessi dati fomiti qualche mese addietro dall’assessorato regionale al lavoro sul ricorso alla cassa integrazionestraordinaria in deroga dimostrano questa drammatica flessione: su 18.887 lavoratori interessati, il 37 per cento è composto da donne e nella sola Latina si parla di ben il 45 per cento delle lavoratrici coinvolte -:
se i Ministri interrogati, in virtù di quanto sopra esposto, non ritengano utile intervenire con urgenza per attivare un proficuo confronto con le parti interessate, affinché si possa mettere in atto un rilancio produttivo del sito utile a preservare dalla disoccupazione un’altra sacca di lavoro femminile italiana”.

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