Il business del cinghiale, un mercato enorme e non tracciato

Il business del cinghiale, un mercato enorme e non tracciato

Tutto è iniziato quando siamo venuti a conoscenza dell’ennesimo episodio di bracconaggio avvenuto in un parco protetto dove ognuno dovrebbe poter passeggiare senza temere alcunché. Sollecitati dai tanti avvistamenti e incidenti stradali, siamo venuti a carpire l’esistenza di un vero e proprio mercato nero della carne di cinghiale attorno al quale si sviluppa un business che arriva fino a Roma. Una realtà nota anche alla Prefettura di Latina, almeno dal 2014, e non solo all’Ente Governativo provinciale considerato che non è raro trovare presidenti di associazioni faunistico venatorie a ricoprire incarichi politici, vedi a Itri il presidente della “Fra Diavolo”, o anche che fino a qualche anno fa l’incarico di presidente di una delle due ATC provinciali (Ambito Territoriale di Caccia), era ricoperto dal fratello di un Senatore della Repubblica.

Cinghiale fotografato all'interno del Parco dei Monti Aurunci

Cinghiale fotografato all’interno del Parco dei Monti Aurunci

Scomparso o quasi dalla penisola a inizio novecento, il cinghiale, incubo degli agricoltori quando ne devasta i raccolti, è ricomparso in gran numero dalla metà degli anni cinquanta grazie a successive introduzioni dal nord Europa e ibridazioni, talvolta indotte e anche con esemplari asiatici, tanto che della specie originaria è rimasto poco a nulla lasciando il posto a capi più grossi e pesanti che hanno invaso i Parchi regionali.

Secondo più fonti il numero degli esemplari nel 2015 raggiungeva il milione. Appena cinque anni prima, nel 2010, si stimava fossero circa 600 mila

cacciaSecondo diversi studi scientifici a far lievitare il numero dei capi presenti sarebbe la caccia che condanna gli esemplari più giovani e non immediatamente abbattibili a vivere senza la guida degli animali più adulti, a riprodursi anche due volte l’anno, creando così ancora maggiori danni in assenza, o quasi, di un predatore reale ovvero il lupo. Il tutto a vantaggio dei soli cacciatori che, fatto salvo rare Regioni dove è stata introdotta una regolamentazione, vendono al nero la carne che non conservano per se stessi: un mercato enorme e non tracciabile. E anche rischioso: seppure la maggior parte dei cacciatori è preparato attraverso corsi ASL a verificare al momento dell’abbattimento un eventuale contagio da Trichinellosi, un parassita che attacca soprattutto i suini ma che può essere trasmesso per via alimentare all’uomo, esistono numerosissimi casi di bracconaggio dove non c’è certezza sui controlli sanitari effettuati. Un pericolo per la salute se considerato che un recente studio ha reso noto il dato secondo il quale in Europa il cinghiale è infestato dal parassita per circa il 50% degli esemplari esistenti. 

 

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