La storia del carcere di Santo Stefano nel documentario “L’isola ritrovata”

La storia del carcere di Santo Stefano nel documentario “L’isola ritrovata”

Mentre in Italia lo scandalo delle violenze in carcere si amplia e crea sconcerto, continua la riflessione su come riformare il sistema carcerario con le proposte del Ministro della Giustizia Marta Cartabia. In questo contesto, Rai Documentari propone un racconto storico sul penitenziario di Santo Stefano sull’isola di Ventotene, dalla sua costruzione nel 1793 alla chiusura definitiva nel 1965: in “L’isola ritrovata”, l’autore Salvatore Braca ne ricostruisce le vicissitudini, affrontando l’attualissimo tema della pena, dell’ergastolo e delle condizioni di vita nelle carceri.

Dopo aver rievocato le storie di reclusione di padri della patria come Luigi Settembrini e Sandro Pertini, il documentario racconta la trasformazione del penitenziario in un luogo di redenzione, grazie all’arrivo, negli anni Cinquanta, dell’illuminato Direttore Eugenio Perucatti. In nome dell’art. 27 della costituzione, adotta un modello di carcere innovativo basato sul recupero del detenuto attraverso il lavoro e il convolgimento in attività quali lo sport e il cinema. Perucatti ha voluto infatti restituire significato alla dignità umana e speranza a chi aveva sbagliato, precorrendo i tempi della legge Gozzini. Con i cambiamenti politici avvenuti negli anni Sessanta, Perucatti sarà costretto a lasciare Santo Stefano, che verrà poi riportato a carcere di massima sicurezza, fino alla sua chiusura nel 1965, da cui ha avuto inizio il lento e inesorabile sfacelo della struttura architettonica.

Oggi, a distanza di oltre 50 anni, il progetto governativo per il recupero e la valorizzazione dell’ex carcere borbónico affidato a Silvia Costa riaccende i riflettori su Santo Stefano. Inizia una grande sfida: riqualificare l’ex carcere, oggi monumento nazionale, e fare di Santo Stefano un polo culturale multifunzionale di alta formazione e di educazione civica rivolto ai giovani di tutta Europa, un luogo che stimoli la riflessione sui diritti umani e sulla pena detentiva nel contesto del Mediterraneo.

“Gli atti di violenza nel carcere di Santa Maria Capua a Vetere rendono ancora più attuale il tema dei diritti umani e delle condizioni di vita dei detenuti, al centro di questo documentario” – dichiara Duilio Giammaria, Direttore di RAI Documentari. “Come ha sottolineato la Ministra Cartabia, ognuno deve fare la propria parte e attivarsi perchè sia rispettata la dignità della persona dei detenuti e garantita l’umanità che deve connotare la vita negli istituti pentenziari”.

“Il mio legame con Ventotene e Santo Stefano è qualcosa di unico che mi ha portato fin dall’83 a lavorare a Ventotene – sono queste le parole di Salvatore Braca autore del documentario “l’Isola Ritrovata”, che negli ultimi 20 anni ha diretto più di 400 documentari e reportages in tutto il mondo – Ho sentito la necessità di continuare questo mio percorso con un focus sull’ex carcere, un luogo simbolo in cui sono state detenute personalità chiave della nostra storia. La tecnica da me utilizzata è quella della docufiction e, a testimonianza del rapporto autentico che mi lega all’isola e alla sua storia, ho scelto di utilizzare come attori e comparse gli abitanti di Ventotene, ognuno di loro fortemente legato per motivi diversi, a Santo Stefano. Questo mio lavoro, realizzato prima che iniziassero i lavori di recupero, mi ha dato la possibilità di “fermare” il tempo nel momento del degrado più estremo, dopo 50 anni di abbandono, in cui però è già presente il processo di rinascita, testimoniato dalle parole della Commissaria Silvia Costa. Raccogliere i diretti ricordi di persone che domani forse non ci saranno più, insieme alla puntuale rappresentazione di luoghi in cui è ancora viva la memoria del dolore, mi è sembra un atto dovuto verso le nuove generazioni di Ventotene o che si ispirano ad essa, tra cui molti giovani che hanno scelto di vivere sull’Isola, in un momento storico in cui è ancora più fortemente sentito lo spirito di appartenenza alla storia di Ventotene e Santo Stefano, ma anche all’Europa. Ed è quindi ai giovani che dedico questo mio lavoro”.

“Con questo splendido e toccante affresco della storia quasi bicentenaria dell’ex carcere di Santo Stefano di Ventotene, realizzato dal regista  Salvatore Braca, Rai Documentari ci restituisce la dolorosa vicenda dell’ex ergastolo, il famoso Panopticon borbonico – commenta la Commissaria Silvia Costa – Un durissimo penitenziario che, oltre a migliaia di detenuti comuni, ha relegato tra le sue mura dissidenti politici lungo tutti i regimi che si sono susseguiti, tra cui gli eroi risorgimentali Settembrini e Spaventa e poi, durante il fascismo, i futuri costituenti Terracini e Pertini. Negli anni ‘50 la illuminata direzione di Eugenio Perucatti anticipo’ di 20 anni la riforma carceraria, in nome dell’art.27 della Costituzione. E il progetto di recupero, che da un anno coordino come Commissario di Governo, ispirandosi a lui, intende farne una “Scuola di Alti pensieri”, un percorso espositivo e un Centro di studi e formazione europeo sui diritti umani e sulla concezione della pena e della detenzione, un luogo di pratica ambientale e una sede di residenze artistiche e produzione culturale. Sono davvero grata al direttore Duilio Gianmaria per la sua sensibilità e per la decisione di produrre questo documentario, e alla Rai come media partner del progetto di recupero dell’ex Carcere”

“Ho scoperto Perucatti in occasione di una escursione didattica all’isola di Santo Stefano alla quale hanno partecipato i miei studenti – così Marco Ruotolo, Ordinario di Diritto Costituzionale a Roma Tre – e da qui è nato un percorso di approfondimento su questo Carcere e sul suo Direttore che ha portato quest’anno alla riedizione del libro “Perché la pena dell’ergastolo deve essere attenuata” scritto dallo stesso Perucatti, pubblicato in proprio nel 1955 e ora riedito nella Collana “Diritto penitenziario e Costituzione” da me diretta. Le considerazioni sulla necessità di “attenuare” la pena dell’ergastolo si pongono idealmente tra quelle di due grandi uomini che hanno onorato il nostro Paese, tra Luigi Settembrini, che nelle sue Ricordanze scriveva che la pena non può essere «cieca e spietata vendetta», dovendo avere «un fine e una speranza», e Aldo Moro, che in una sua nota lezione definì l’ergastolo «crudele e disumano non meno di quanto sia la pena di morte». Ritengo che oggi più che mai sia importante studiare come il concetto della Pena potrà evolversi e proprio da ciò è nato Il Master in Diritto Penitenziario e Costituzione istituito a Roma Tre, a cui si affiancherà il “Centro di Studi internazionali sulla Pena” che abbiamo presentato a Ventotene lo scorso 26 giugno. Entrambi nascono all’esito di un’attività pluriennale di ricerca sulle problematiche dell’esecuzione della pena, anche nella forma della clinica legale penitenziaria ispirata all’esperienza statunitense, che vede i nostri studenti impegnati al fianco di esperti negli sportelli di informazione legale da noi istituiti presso alcune carceri romani. Per questo credo che questo documentario sarà un importante strumento di studio e riflessione”.

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