Poste: dal lavoratore fragile senza stipendio, alla carenza di personale. Nuove stoccate dalla Cgil

Poste: dal lavoratore fragile senza stipendio, alla carenza di personale. Nuove stoccate dalla Cgil

“Personale lasciato a casa senza stipendio, accade anche questo alle molteplici e complicate situazioni lavorative del personale di Poste Italiane rispetto alla situazione Pandemica del territorio provinciale, che rimane tuttora grave”.  A parlare è Bruno Carlo, responsabile del Slc Cgil Roma e Lazio – Area Servizi Lazio sud – Frosinone Latina. 

“Con un ingiustificabile ritardo, l’azienda comunica al dipendente, precedentemente valutato dal medico competente lavoratore ipersuscettibile-fragile e per tanto soggetto da tutelare ad avvio pandemia un anno fa, la sospensione dal lavoro e il recupero delle retribuzioni, tra le righe della missiva si legge ‘Lei non rientra nella categoria dei fragili di cui all’art. 26, comma 2, del Decreto cura Italia, per la quale è previsto il diritto al lavoro agile con eventuale variazione alla mansione’.

Inutili, a questo punto i colloqui gestionali specifici per valutare il passaggio a lavoro agile, effettuati con il lavoratore, visto che poi l’azienda lascia il dipendente a casa e senza stipendio, considerandolo non rientrante nella categoria degli aventi diritto”. E il tutto, sottolinea il sindacalista, senza tener minimamente conto di una situazione famigliare “particolare”, di cui “Poste è a conoscenza”.

Bruno Carlo

“Nella missiva, proseguono i vertici aziendali, perentoriamente, viene comunicato che ‘in assenza di idonea certificazione medica l’azienda procederà, dal ricevimento della presente, alla Sua sospensione dal servizio e dalla retribuzione e dal recupero di quanto a Lei corrisposto dal 2 febbraio 2021, riservandoci di valutare l’eventuale documentazione che Lei vorrà produrre’.

Peccato – evidenzia Carlo – che l’azienda non chiarisce quale e come debba essere la documentazione necessaria che avrebbe evitato l’ultima busta paga a zero e con ulteriori addebiti da effettuare già partecipati in maniera certosina al lavoratore nella busta paga di aprile.

Non ci sono stati chiarimenti nemmeno alla lettera inviata dall’organizzazione sindacale al dirigente delegato e al responsabile regionale del personale, rispetto ad un esplicitazione che non lasciasse dubbi sulle caratteristiche della documentazione sanitaria ulteriormente richiesta, oltre a quanto già espresso dal medico aziendale, rimanendo ingiustificabile il ritardo con cui è stato comunicato al lavoratore un integrazione di documentazione.

Solo un assordante silenzio da chi oggi rappresenta un presidio importante richiamato finanche dal Governo per il servizio svolto verso la tutto il paese e in particolare verso la parte più debole del paese, questa cosa fa riflettere inversamente quando si parla di supporto al personale in condizione di fragilità riconosciuta.

Rimane pesante – prosegue il sindacalista – la situazione del personale, che a seguito delle continue uscite per pensionamento dei molti fortunati, condizione che si protrae da tempo e divenuta insostenibile, incidendo pesantemente sia sulle condizioni di lavoro che di sicurezza del personale in servizio nonché sull’efficienza e la qualità del servizio al cittadino.

L’aumento dei servizi, le continue pressioni commerciali dovute all’inserimento di molteplici nuovi prodotti, l’assistenza alla crisi pandemica ultimo quella sulle prenotazioni vaccinali, e con un piano industriale appena presentato vorrebbero un adeguato e corposo reintegro quantomeno del personale che ha lasciato l’azienda per il raggiungimento dei requisiti pensionistici.

La carenza di personale sta portando ad una sofferenza organizzativa e di sicurezza tutta scaricata sui dipendenti, con un continuo ricorso allo strumento del ‘distacco’, da un ufficio all’altro, oppure al superamento delle assenza nel recapito con straordinari e coperture areole, ignorando la crisi pandemica da Covid-19, per tamponare un’emergenza di personale divenuta strutturale.

I dipendenti degli uffici aperti a giorni alterni che non trovano una condizione che possa essere chiara e non oggetto di valutazioni estemporanee alle criticità giornaliere di chi sta gestendo la provincia.

Lo strumento dei contratti a termine e di somministrato va superato rapidamente da un reale potenziamento con le politiche attive del lavoro con personale stabile che dia definitivamente fine a questa situazione preoccupate sul territorio”.

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