Sperlonga e Licata: i simboli di un’anomalia politica

Il sindaco del Comune siciliano sfiduciato dopo le battaglie per la legalità, Cusani saldo nonostante la condanna per abusivismo e l'arresto per corruzione

Sperlonga e Licata: i simboli di un’anomalia politica

“Il sindaco di Licata, Angelo Cambiano, e il sindaco di Sperlonga, Armando Cusani, sono due mondi differenti e lontani”. Lo scrivono dalla minoranza del borgo rivierasco, rappresentata dalla civica “Sperlonga Cambia”.

I consiglieri comunali di Sperlonga Cambia

“L’ormai ex sindaco di Licata è un simbolo di giustizia e legalità, sfiduciato dal consiglio comunale dopo le sue battaglie contro l’abusivismo, nel rispetto della legge e in favore della tutela del territorio e dell’ambiente. Il primo cittadino di Sperlonga, invece, ha una condanna per abusivismo edilizio e, malgrado sia agli arresti da 7 mesi con l’accusa di corruzione, continua a godere della fiducia incondizionata della sua maggioranza, che ha ritenuto di non dover discutere una mozione di sfiducia neanche dopo essersi costituita parte civile nel processo a suo carico.

Comuni diversi, realtà diverse e certamente ogni parallelismo può apparire forzato o inopportuno. Eppure, Angelo Cambiano e Armando Cusani sono due facce di una stessa medaglia, entrambi simboli, ciascuno a suo modo, di situazioni politiche anomale.

Sono queste le realtà sulle quali la politica deve tenere alta l’attenzione. È in momenti storici come questi che c’è bisogno della presenza forte delle istituzioni, per affermare l’importanza dei principi di giustizia e legalità. Angelo Cambiano, al quale esprimano tutto il nostro sostegno e il nostro appoggio, non deve essere lasciato solo nella sua battaglia, che è una battaglia di civiltà e di cultura.”
Ci sentiamo di far nostre le parole del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio: ‘È anche una questione di cultura della legalità, sulla quale evidentemente non si è mai investito abbastanza. Angelo Cambiano è un esempio per gli altri primi cittadini, spero che non molli e continui la sua battaglia di civiltà. Non è lui che deve andarsene ma chi quel territorio l’ha saccheggiato e sfregiato per troppi anni'”.

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