Cade la giunta De Santis a Itri

Cade la giunta De Santis a Itri

AGGIORNAMENTO – “No a malincuore ma non ci sono ragioni per far sopravvivere questa amministrazione”. Così in questi minuti in Consiglio comunale, salvo sorprese dell’ultimo istante, Raffaele Mancini sta di fatto decretando la fine della giunta De Santis a Itri. Conti alla mano, se ognuno dei presenti manterrà fede alle proprie dichiarazioni, la sfiducia passerà con sette voti, sei i contrari.

AGGIORNAMENTO ore 22.09 – Qualcuno si chiedeva se l’ultimo ciclo amministrativo, prima che Itri divenisse acefala nell’espressione istituzionale collocata quattro anni fa alla sua guida, fosse paragonabile a una propedeutica eutanasia o se, invece, il mancato lieto fine dell’intera vicenda dovesse essere definito uno straziante accanimento terapeutico.

Fatto sta che, a meno di un anno dalla sua scadenza naturale, la cittadina aurunca si è trovata ad aprire le porte alla quarta esperienza commissariale per l’anticipato scioglimento della massima assise. E così, dopo Salvatore Corriere, nel 1966, Angelo Barbato, nel 1970, e Caterina Amato nel 1996, un’altra figura dell’Ufficio Territoriale del Governo, come oggi viene chiamata la Prefettura, subentrerà all’amministrazione nella guida “ordinaria” del paese. Questo il risultato del Consiglio comunale di oggi, mercoledì, caratterizzatosi per la lunghezza dei tempi e la durezza dei toni degli interventi di quasi tutti i suoi componenti.

Si aspettava soprattutto la decisione di Raffaele Mancini, esponente di AN-MSI, prima, e di FdI dopo, il quale aveva fatto parte della lista di coalizione “Patto per Itri e per De Santis sindaco”, un autentico arcobaleno di coloriture ideologiche che nel maggio 2011 strappò la leadership locale ai vecchi governi di centrodestra. “Tradirei il mandato conferitomi dagli elettori se continuassi a lasciare ancora in vita questa amministrazione che non è più in grado di proseguire in maniera autosufficiente il suo cammino, in quanto ha bisogno del sostegno numerico di esponenti dell’iniziale opposizione. Perciò, anche se a malincuore per gli ottimi rapporti esistenti tra me e il sindaco De Santis, mi vedo costretto a togliere il sostegno alla ex maggioranza, riproponendo, ancora in questa sede, l’invito ai sei firmatari la mozione di sfiducia, affinchè si ricerchi una ultima soluzione che eviti l’arrivo del commissario, l’ipotesi di una giunta tecnica”. Respinta questa proposta, si è preso atto della fine dell’esperienza amministrativa “trasversale”, mentre in Consiglio sono risuonate le accuse da ambedue le parti per le responsabilità del fallimento della consiliatura.

Hanno preso la parola, nell’ordine, Claudio Cardogna, Elena Palazzo, Italo La Rocca, Pietro Di Mascolo, Antonio Ruggieri, Raffaele Mancini (il cui intervento è stato ascoltato nel più rigoroso silenzio che a molti ha ricordato lo storico annuncio, nel giugno del 1971 di Tiberio Colaguori che eletto nelle liste della DC per conto della corrente di Forze Nuove, per superare l’impasse della parità dei fronti – 10 voti per l’asse DC-MSI e 10 per il fronte popolare PCI-PSI – accettò la carica di Sindaco proferendo la storica frase “Non posso non accettare il sostegno di forze responsabili per garantire il governo del paese”), Luca Iudicone, Paola Ruggieri, Andrea Di Biase, prima dell’intervento finale del sindaco De Santis, impegnato in un lungo intervento protrattosi anche ora (h. 22) nel quale De Santis ha ricalcato le colpe del fallimento di questa esperienza amministrativa, attribuendole, senza mezze parole, alle forze politiche da lui citate nella filippica finale.

 

 

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