Spostarono beni archeologici per Zingaretti a Formia, in tre rinviati a giudizio

Spostarono beni archeologici per Zingaretti a Formia, in tre rinviati a giudizio

Il dirigente ai Lavori Pubblici del Comune di Formia Marilena Terreri, l’architetto comunale del medesimo settore Giuseppe Caramanica e il direttore dei lavori di riqualificazione in villa comunale, della ditta CoGeVer, Francesco Verrazzo, sono stati rinviati a giudizio, dinanzi al tribunale di Cassino, pm Francesco Cerullo, dopo le indagini dei carabinieri di Formia, relativamente allo spostamento e alla pulitura impropria di alcuni beni archeologici del patrimonio comunale e in violazione dell’articolo 169 del codice dei beni culturali.

I fatti risalgono ormai a circa un anno fa quando, in occasione dell’arrivo a Formia del governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti, i tre sono ritenuti responsabili di aver spostato dalla loro sede, il Coni Bruno Zauli di Formia, alcuni delicati reperti di origine romana, tra cui capitelli, frammenti di piscine romane e altro, portati alla villa comunale, che nel frattempo era ancora oggetto di riqualificazione appalatata alla ditta CoGeVer. Questo perchè in villa sarebbe arrivato anche il governatore ad apprezzare lo stato di avanzamento dei lavori finanziati con soldi europei dei Plus.

cassieriInsomma una sorta di omaggio, di inchino a Zingaretti, organizzato però all’oscuro della soprintendente ai beni archeologici della Regione Lazio Nicoletta Cassieri che, infatti, saputo delle operazioni, protestò anche con un’apposita missiva indirizzata al sindaco di Formia Sandro Bartolomeo circa quanto avvenuto. Dal Comune arrivò la replica secondo la quale tutto era avvenuto secondo le dovute modalità, e dietro le dovute richieste. Anzi, semmai, la responsabilità era della Soprintendente che, siccome all’estero, non era reperibile per essere informata. Insomma un botta e risposta sfociato nel processo per i due funzionari comunali e il rappresentante della ditta CoGeVer, la quale, inoltre, si prestò ad utilizzare anche una idropulitrice in proprio possesso, del tutto inappropriata secondo le risultanze d’indagine, alla pulitura dei reperti.

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