Sabaudia, la Cassazione conferma l’acquisizione del patrimonio dell’imprenditore Di Maio allo Stato

Sabaudia, la Cassazione conferma l’acquisizione del patrimonio dell’imprenditore Di Maio allo Stato

cassazione3Tieng ‘i cart, era solito dire Salvatore Di Maio ad ogni controllo compiuto dalle forze dell’ordine. Questa volta, però, i documenti esibiti dall’imprenditore campano, trapiantato a Sabaudia, non sono stati sufficienti a toglierlo dai guai. I giudici si sono convinti che il patrimonio immobiliare costruito dal pontino d’adozione è il frutto di attività criminali svolte da Di Maio e quei beni ora sono passati stabilmente in mano allo Stato.

*Salvatore Di Maio*

*Salvatore Di Maio*

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’imprenditore e la confisca disposta dal Tribunale di Latina è confermata in via definitiva. Era metà ottobre 2010 quando, dopo una serie di indagini patrimoniali, la questura di Latina mise sotto sequestro preventivo un patrimonio stimato in circa 30 milioni di euro. Vennero messi i sigilli a immobili, tra manufatti e terreni, dislocati tra Sabaudia, Terracina, Castello di Cisterna e la provincia di Piacenza, conti correnti, quote societarie, auto e moto, tutti appartenenti a Salvatore Di Maio o ritenuti a lui riferibili, considerando gli intestatari dei semplice prestanome. Per gli investigatori un tesoro accumulato con attività illecite, dall’usura alle estorsioni.

All’epoca poi pesava il processo che vedeva in Campania il pontino d’adozione accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, in quanto sospettato di essere inserito negli affari sporchi del clan Cava di Avellino. Di Maio è stato però poi assolto dall’accusa di mafia e la Corte d’Appello di Roma, nel 2012, ha riformato il provvedimento preso l’anno precedente dal Tribunale di Latina, revocando all’imprenditore la misura della sorveglianza speciale con obbligo di dimora a Sabaudia e la confisca dei beni a Castello di Cisterna, ma confermando la confisca del resto del patrimonio, Per i giudici chiare le frequentazioni di Di Maio con esponenti della malavita organizzata e altrettanto chiaro che, dichiarando un reddito modesto, il suo impero non poteva che essere frutto di attività criminali. Inutile il tentativo del pontino d’adozione di rimettere le mani sui beni confiscati con un ricorso in Cassazione. Gli ermellini hanno confermato la decisione della Corte d’appello e quel patrimonio è ora dello Stato. L’ultima partita Di Maio l’ha giocata. E l’ha persa.

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