OMICIDIO FRANCHINI: IN CORTE D’ASSISE D’APPELLO L’ARRINGA DELLA DIFESA DI MORLANDO

OMICIDIO FRANCHINI: IN CORTE D’ASSISE D’APPELLO L’ARRINGA DELLA DIFESA DI MORLANDO

Potrebbe conoscere importanti e clamorosi sviluppi, dopo la seconda udienza, il processo celebrato davanti la seconda sezione della Corte d’assise d’appello di Roma a carico di Giovanni Morlando, il giovane di 25 anni di Formia accusato di aver ucciso con 43 coltellate il 24 gennaio 2010, insieme ad Andrea Casciello, Igor Franchini al termine di una lite per un presunto debito la cui natura non è stata mai chiarita.

Non ha tradito l’attesa l’arringa di due dei due legali difensori: l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo in quasi sei ore ha dimostrato – a suo dire – l’estraneità di Morlando assistito in uno dei fatti di sangue più gravi mai registratisi nel Golfo. Con una meticolosa e attenta consulenza del perito informatico, l’ingegner Roberto Scarpellino, l’avvocato Cardillo Cupo ha ricostruito in quella maledetta sera dell’omicidio, attraverso le celle telefoniche di Formia, di Minturno e dell’alto casertano, i movimenti non solo di Giovanni Morlando, dell’altro indagato Andrea Casciello – condannato in secondo grado a 14 anni di reclusione – e dello stesso Igor Franchini, di ritorno a bordo della sua Mini Couper da Napoli. Questa analisi dei tabulati telefonici posticiperebbe di quasi mezzora l’ora del delitto che – secondo la difesa- non sarebbe avvenuto – come ha sempre sostenuto la Procura di Latina – tra le 22.15 e le 22.30 ma poco prima delle 23. Giovanni Morlando alle 22.34 quella drammatica sera del delitto si rivolse al pronto soccorso dell’ospedale Dono Svizzero con una copiosa ferita sul dorso della mano sinistra, ferita che affermò di essersi procurata cadendo sotto la pioggia dallo scooter del fratello Alessadro sull’Appia. L’ingegner Scarpellino ha proiettato per la prima volta l’abbigliamento che indossava Franchini dopo la mattanza e parzialmente bruciato dopo il tentativo di dar fuoco al cadavere della vittima.

La difesa di Morlando ha fatto un ragionamento: se il giovane di S.Croce, se fosse stato lui l’autore del delitto, avrebbe dovuto ferirsi durante le collutazione e le sue tracce ematiche rimanere sul giubbino, sulla maglia e sui pantaloni di Igor. E, invece, la sorpresa: il sangue rimasto sui resti dell’abbigliamento era solo ed esclusivamente della vittima e di nessun’altro.

Il processo d’appello – davanti al presidente Luigi Luca e al giudice a latere Alfredo Rocco – proseguirà con la terza udienza lunedì: la difesa chiederà una nuova perizia medico legale dopo aver contestato l’imparzialità del precedente consulente, il medico legale Costantino Cialella, perché relatore ad alcuni convegni promossi dal sostituto procuratore Raffaella Falcione. Il procuratore generale Alberto Cozzella il 12 dicembre scorso in aula aveva chiesto 25 anni di reclusione per Morlando, uno in meno rispetto alla condanna sentenza dalla Corte d’Assise del Tribunale di Latina. Lunedì è prevista la sentenza ma potrebbe succedere di tutto, proprio tutto.

scritto da: Saverio Forte

You must be logged in to post a comment Login

h24Social