UN MARCHIO DI QUALITA’ PER IL PANE DI CORI

Giorgio Chiominto

Amministrazione e panificatori di Cori e Giulianello vogliono intraprendere la strada che conduce all’attribuzione di un marchio di qualità al pane corese, al fine di certificare che il prodotto possiede determinate caratteristiche qualitative ed è stato prodotto seguendo determinati procedimenti.

“È giunto il momento di concretizzare al massimo la discussione sull’importanza istituzionale del controllo della qualità – spiega il delegato alla Cultura Giorgio Chiominto – perché diventa sempre più un impegno per le produzioni tipiche ed enogastronomiche del territorio presentarsi ai consumatori, non solo nelle forme più accattivanti, ma anche e soprattutto con prodotti genuini”.

La scelta di valorizzare e tutelare un prodotto tipico del nostro territorio, dopo vino ed olio, questa volta cade su un prodotto di notevole rilevanza economica e dalla storia ormai cinquantennale.

“Questo è il segno di una ritrovata fiducia e il frutto di un impegno costante di tutti i panificatori di Cori e Giulianello che per dare risposte adeguate alle esigenze della rete di vendita si stanno sviluppando e rinnovando” – continua Chiominto. La creazione del marchio di qualità diventa perciò uno strumento altamente competitivo che potrebbe rappresentare un’adeguata risposta alle aspettative dei consumatori e permettere un maggiore potere contrattuale alle parti nei rapporti con gli operatori del mercato”.

Un mercato che va caratterizzandosi sempre più: da un lato si assiste ad una domanda che tende verso modelli a forte internazionalizzazione e si incentra intorno a un modello igienico – salutistico – minimalista dell’alimentazione; dall’altro al rafforzamento della tradizione alimentare locale che rappresenta spesso una sorta di riscoperta per coloro che avvertono i rischi di un’eccessiva standardizzazione delle abitudini di consumo.

“Il nostro pane, insieme al vino e all’olio, rappresenta quella continuità con il passato che la storia di Cori ci ha consegnato nominandoci di fatto gelosi custodi di una tradizione che ha bisogno di una sola cosa: la valorizzazione”, conclude il delegato.

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