ITRI PRONTA A SCENDERE IN PIAZZA: “RIDATECI PADRE ANTONIO COPPOLA”

padre Antonio Coppola

Si sono aperti all’insegna della composta ma decisa polemica, per la “collocazione a riposo per motivi di salute” di padre Antonio Coppola, i festeggiamenti patronali per la Madonna della Civita a Itri. Nonostante gli interventi tanto apprezzati su papa Giovanni Paolo II del cardinale Velasio De Paolis, presidente della Prefettura per gli affari economici della Santa Sede, di Gianfranco Svidercoschi, vaticanista, scrittore, biografo del Pontefice da poco dichiarato beato e di padre Jòsef Kijsas Zdislaw, relatore alla Congregazione delle cause dei santi, la contestazione, che già si coglieva nell’aria da qualche giorno, è esplosa prima della fine della celebrazione della santa Messa, officiata da padre Emiddio Petringa, passionista, rettore del Santuario della Civita, con, a latere, padre Antonio Coppola, il parroco di Santa Maria Maggiore, collocato a riposo da oggi, lunedi, per “motivi di salute”.

Nell’attestazione della stima a padre Antonio per il lavoro svolto, due lettere, una delle quali letta da Ferruccio Agresti, dirigente scolastico amministrativo in pensione e figura da sempre distante dalla conventicole bigotte di certi ambienti
che molti sacerdoti, tra cui padre Antonio, si sforzano di riportare sulla retta via del confronto sereno e armonioso con tutti, chiedono insistentemente al provinciale dei padri Passionisti, padre Enzo Del Brocco, (che avrebbe dovuto celebrare la santa Messa e che “per motivi ignoti a chi sta leggendo la lettera, oggi non è presente tra noi”) di sapere per quali motivi la comunità parrocchiale di Santa Maria Maggiore a Itri è stata improvvisamente privata della preziosa opera pastorale di padre Antonio Coppola.

“Non ci risultano situazioni o episodi che possano far scattare provvedimenti di censura, semmai va evidenziata tutta una meravigliosa opera di apostolato che aveva sfrondato la realtà parrocchiale di aspirazioni di primogenitura da parte di caporalati di ogni sorta che, nel passato, avevano raffreddato l’entusiasmo dei fedeli e allontanato qualcuno”. Pochi accettano la motivazione delle condizioni di salute. “Se padre Antonio non riesce a fronteggiare una realtà
parrocchiale quale quella di Santa Maria Maggiore, a Itri – diceva la gente, domenica – perchè era stato destinato a Ceccano, dove la parrocchia conta ben 7.000 anime, una chiesa madre e due “cappelle”, in un contesto sociale, tra l’altro, molto problematico, dove l’influsso dell’industrializzazione ha permeato il tessuto sociale con quei tipici segni negativi del fenomeno che materializza anche gli spazi riservati all’iperuranio metafisico?”. Totale il sostegno al padre che, comunque, già nella giornata di sabato, con la sua evangelica umiltà, aveva invitato i fedeli a prendere atto, “con molta tranquillità”, del suo “disimpegno per motivi di salute” e che ha sempre ripetuto, dal primo giorno in cui Itri lo ha accolto con un fervore mai visto prima di allora che “il pastore di anime deve andare dove i superiori decidono che vada, armati solo della pratica dell’obbedienza”.

Ma a Itri, che già aveva contestato il provinciale Del Brocco, quando furono destinati altrove i precedenti parroci, padre Giovanni Giorgi e padre Luigi Donati, con una lettera inviata, allora, al Pontefice, aspettano padre Del Brocco per i festeggiamenti della Civita. Muoiono dalla voglia di manifestare “de visu” i sentimenti racchiusi nelle lettere che Ferruccio e Alessandra, con voce commossa hanno letto prima della conclusione della santa Messa per dire a nome di tutti, a padre Antonio, il grazie di una comunità che sa pure scendere in piazza per attestare la sua ammirazione per gli autentici apostoli del terzo Millennio.

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