NUOVA AZIONE LEGALE CONTRO LA POLITICA DELL’ASL

Nuova azione legale contro la politica dell’Asl nei confronti del personale. Ad adire le vie giudiziarie sono l’area medica e quella dei comparti, esasperate per la mancata corresponsione dei buoni pasto. Addirittura i sindacati denunciano l’assurdità di un trattamento economico diverso per il personale, a seconda dell’appartenenza a un presidio o a un altro. Ma i fatti li denuncia, con dettagliata cura, Franco Addessi, dirigente provinciale Cgil Funzione pubblica-Sanità. “Una apposita delibera dell’aprile 2008 stabiliva per il personale dell’area medica e di quella dei comparti (infermieri e portantini) la corresponsione dei buoni pasto. 10.000 lire al giorno, il corrispettivo degli attuali 5,16 euro. Ad averne diritto era il personale che effettuava turni nell’arco delle 24 ore e che prestava almeno un’ora in più rispetto alle canoniche sette, previste dal servizio. Questi buoni pasto sono stati pagati agli aventi diritto fino a tutto il 31 dicembre 2009 e il relativo importo pro capite è stato ricavato dai conteggi fatti a mano sulle ore effettivamente prestate in più. Nel dicembre 2009 l’Azienda chiede al personale di incontrarsi per rivedere i contenuti della delibera “Coiro-Testa”, dal nome del manager e del direttore amministrativo Asl di Latina. Nell’aprile 2010 si tiene l’incontro, cui partecipano tutti i sindacati in rappresentanza dell’area media e dei comparti. All’unanimità, l’assemblea respinge la proposta dell’Azienda di rivedere la delibera, per cui resta in piedi il regolamento fissato dalla circolare dell’aprile 2008. Ora si è verificato questo: al personale del Presidio di Latina e di Formia sono stati pagati i buoni pasto dei primi quattro mesi del 2010. A quello del presidio centro (Terracina, Priverno e Fondi) non è stato dato neppure un centesimo. Secondo Franco Addessi, “la colpa è del direttore amministrativo del presidio centro che ha interpretato erroneamente la circolare esplicativa della delibera. La circolare <Coiro-Testa> diceva che i buoni pasto sarebbero stati conegnati fino al 31 dicembre 2009 e che successivamente ci sarebbero state nuove disposizioni previa concertazione con i sindacati per una nuova stesura del regolamento. Ora -sottolinea Franco Addessi- dato che l’assemblea di aprile 2010 ha bocciato l’ipotesi di cambiamento proposta dall’Asl, restano in piedi le disposizioni precedenti, in quanto la delibera dell’aprile 2008 non è stata mai annullata. Perchè, allora -incalza Addessi- i buoni pasto non vengono pagati? Anzi, perchè vengono pagati quattro mesi al pesonale di due presidi, mentre non viene dato un solo centesimo a quello del presidio centro? E poi c’è un aspetto ancora molto grottesco. E’ inaudito che nel terzo millennio le ore in più, quelle da pagare, debbano essere conteggiate a mano, dato che non è operativo, per il computo, il “job time”, ovvero l’orologio marcatempo dal quale si potrebbe ricavare in tempo reale il numero delle ore da retribuire con i buoni pasto. Un “job time” -fa notare Addessi- non costa poi così tanto. Dalle notizie in nostro documentato possesso, ci risulta che il conteggio delle ore da retribuire sia stato fatto a mano e che i conti siano fermi al 30 settembre 2010. Da tutta questa situazione viene fuori -secondo il dirigente provinciale della Cgil funzione pubblica-sanità- che da un anno e tre mesi il personale non percepisce i buoni pasto solo per il capriccio di un direttore amministrativo aziendale e di un omologo responsabile del presidio. Perchè l’Asl sta facendo in modo che il personale, per ottenere quello che gli spetta, debba far ricorso a cause presso il giudice del lavoro, con la sicura sconfitta dell’Asl, costretta a esborsare somme maggiorate di spese che finiscono per essere pagate dalle tasche dei contribuenti, tramite la specifica voce “Irpef regionale”? E poi, come mai per il personale dalla retribuzione più bassa i buoni pasti non si trovano, mentre ben 110 ne sono stati dati a capi dipartimento il cui onorario annuale tocca i 138.000,00 euro? A questa assurda provocazione, i dipendenti rispondono con il ricorso alle vie legali!”

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