Le peripezie delle mamme… senz’acqua

Le peripezie delle mamme… senz’acqua

Capricci immotivati, casa da riordinare, mobili da pulire: noi mamme abbiamo sempre mille cose da fare. Eppure, tra le mille difficoltà quotidiane che dobbiamo affrontare, la mancanza dell’acqua merita il primo posto.

In una gara di solidarietà’, il podio andrebbe senza dubbio a tutte le mamme del Sud pontino che da quasi due mesi vivono con la speranza che i loro piccoli facciano cacca prima delle 20 di sera massimo, orario in cui l’acqua va via definitivamente, per tornare poi (si spera), la mattina seguente.

La vita della mamma, si sa, è regolata da una routine rigida di orari. Si passa dal momento della pappa all’ora della nanna; lasciando poco spazio ai fatti inattesi. Ma nell’angolo di provincia in cui risiedo, in questo particolare periodo dell’anno, l’effetto sorpresa non manca. Il pomeriggio, ad esempio, arriva una quantità minima di acqua che anche la mia bimba mi guarda con un sorrisetto sornione quasi pensasse: “… evvaiiii oggi niente bagnetto”.

Cosa fanno dunque le mamme per non farsi trovare impreparate? Chi ha la fortuna di avere una vasca da bagno, appena può, si precipita a riempirla e utilizzarla successivamente per il bagnetto dei più piccoli. Chi, invece, ha il piatto doccia può ricorrere solo alle bottiglie o alle taniche di plastica riempite d’acqua.

Preparare il bagnetto o invogliare i figli a lavarsi non è un compito semplice, anzi.

Mia figlia, ad esempio, per un breve ma intenso lasso di tempo, non voleva assolutamente avere nessun tipo di contatto con l’acqua né nella doccetta né nella vaschetta. Urla da film dell’orrore rimbombavano in casa, lacrimoni che le segnavano il viso come chissà quale sofferenza stava patendo alla sola vista dell’accappatoio. Uno strazio vederla così traumatizzata e la sensazione disarmante di non saper come fare per farle passare la paura che ho scoperto solo in seguito rappresentare solo… capricci. Arma semplice ma efficace contro una mamma.

Bisogna armarsi di pazienza, paperelle gommose, e tanta fantasia. Se poi i bimbi stanno attraversando il periodo in cui hanno il terrore dell’acqua, lavarli con le bottiglie non aiuta. Con un braccio tieni fermo il bambino, con una mano lo insaponi stonando la sigla di topolino per calmarlo, con l’altra stringi salda la bottiglia che puntualmente scivola sul pavimento. E nell’andare a recuperare la bottiglia molli la presa della piccola peste che scappa come un’anguilla lasciando scie di sapone per casa. Quando finalmente recuperi la “fuggitiva” e utilizzi l’ultimo goccio di acqua per ripulirla dal sapone resti a guardare il bagno ridotto a un campo di battaglia e ti domandi avvilita: “E ora?”

Articolo gentilmente concesso da Jessika Cretella

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