“Il Covid? Come uno schiaffo in faccia senza preavviso”: il racconto di un guarito

La testimonianza e le sensazioni di chi ha vissuto la malattia sulla propria pelle

“Il Covid? Come uno schiaffo in faccia senza preavviso”: il racconto di un guarito

Tra paure e rassicurazioni che ci siamo tutti provati a dare in questo periodo così strano, assorti tra la pandemia del nostro secolo e il timore di finire malati e soli in un letto di ospedale, spesso ci siamo ripetuti: “Perché deve succedere proprio a me?”. Se l’è detto anche Luigi (il nome è volutamente di fantasia, perché il diretto interessato ci ha chiesto di voler mantenere l’anonimato), ma purtroppo il Covid-19 è un virus infimo, che si insinua nelle nostre vite in punta di piedi e poco conta se il giorno prima potevamo stare a fare una maratona o a guardare la tv, se ti prende ti passa sopra come un treno. Fortunatamente i più, però, lo possono raccontare e noi vogliamo raccontarvi, dalle parole del nostro “Luigi” cosa si prova, come si vive e cosa si prova ad essere una delle persone che hanno avuto a che fare con il virus che ha letteralmente cambiato le nostre vite in questo inizio 2020.

Ti sei reso subito conto di aver contratto il Covid-19 o Sars-CoV-2?

Assolutamente no. Tutto è iniziato con una banale febbre. Niente di che, 37.5 al massimo. Mi sono detto: “Sarà la tensione di questi giorni… boh!” . Tutto il tempo a leggere notizie, ascoltare conferenze stampa in diretta, tutti quei muscoli del collo e delle spalle contratti e tesi per questa situazione irreale, quasi da film horror… sarà stato tutto questo ad indebolirmi e a farmi alzare la temperatura. Invece i tre giorni successivi sono stati uno peggio dell’altro. “Forse è stato il freddo preso l’altra sera, uscendo per posizionare il bidoncino dell’indifferenziata…”. “No, forse quella mezza bronchite di un mese fa non è andata via del tutto”. “Ma no, magari la sudata sul tapis-roulant…”. Insomma ipotesi su ipotesi, ma nessuna soluzione a quella febbre che, tachipirina dopo tachipirina, non accennava a scendere sotto i 37.5 dopo picchi fino a 39.

Quando ti sei iniziato davvero a preoccupare?

Dopo 3 giorni, quando ho deciso di chiamare il mio medico della mutua. Ero convinto davvero che fosse una ripresa della bronchite del mese precedente, e avevo ripreso pure la stessa terapia (avevo i medicinali ancora in casa), fatta di antibiotici (azitromicina, elemento non indifferente e vi dico dopo il perché) e cortisone. Il medico mi dice di aspettare ancora 48 ore, ma al telefono (e lo capirò solo successivamente) mi fa una serie di domande strane, o almeno a me parevano così al momento. Domande sui dolori, sull’olfatto, ed altro ancora. Neanche a dirlo, dopo 24 ore stavo anche peggio di prima, i dolori e la spossatezza tra una febbre e l’altra erano ormai ad un punto insopportabile, avevo più o meno 2-3 ore di autonomia durante l’intera giornata. Il resto passava tra brividi e freddo così intensi da non poter distogliere il pensiero, e dolori lancinanti, alla testa ma anche su ogni muscolo da me conosciuto.

Domande a parte, il medico le aveva fatto capire che c’era il rischio che…

Sentito il medico, lui ha fatto partire la richiesta di tampone per accertare la presenza del Covid-19. “Dottore, non vorrà mica dire che…”. E lui: “Ma nooo, visto che non ti posso visitare direttamente, facciamo che escludiamo le ipotesi più preoccupanti, e  poi procediamo”. Nel frattempo ho cominciato ad avere una tosse secca e persistente, ma non isolata, bensì collegata al respiro. Cioè, non potevo respirare un po’ più a fondo che mi faceva male la trachea e partiva questa tosse. Più tossivo, più cercavo di calmarla prendendo aria, ma più cercavo di prendere aria e più mi veniva la tosse. Anche parlare mi era difficile, sembrava di aver dis-imparato a respirare ed esprimermi allo stesso tempo.

E poi cos’è successo?

Poi, tutto un flash. Tampone e sentenza: positivo al Coronavirus Covid-19! Una sensazione così irreale, così avvilente, come uno schiaffo in faccia senza preavviso, così, dal nulla.

“Uno schiaffo in faccia” hai detto, ma cosa hai provato realmente?

Non è sintetizzabile in una domanda, ci vorrebbe un’intervista a parte (ride). Si passa dal “No, non può succedere anche a me…”, al “Oh cavolo, come è potuto accadere proprio a me?!”. Poi si razionalizza, e si comincia a pianificare.

Pianificare? In che senso?

Nel senso che stando male e a casa devi fare in modo di organizzarti. E quindi fai mente locale: ok, i farmaci e la spesa si possono avere a domicilio (nello specifico, cita ringraziando in modo esplicito i volontari della Croce Rossa di Fondi). Ma non solo, abbiamo intensificato i protocolli di igiene in casa, separando l’uso delle stanze, un set di stoviglie personali, lavaggi separati, ecc.

Quindi il tampone te l’hanno fatto a domicilio, mentre tu hai avuto bisogno di ricovero?

No, io sono stato tra i “fortunati” a poter rimanere in cura a casa. Sono stato seguitissimo, e non ho mai avuto bisogno di ricovero ospedaliero, mai avuto episodi così gravi di respirazione da dover chiamare l’ambulanza, che ho visto solo quando mi ha accompagnato ad eseguire la Tac. Anche qui, l’esito è stato un colpo forte: “Polmonite interstiziale bilaterale” recitava il referto. Segno che il virus si era annidato giù nei polmoni, dopo che mi aveva distratto con la febbre.

Come sei stato curato?

Questa è una bella domanda, perché prima è partita la terapia sperimentale: antibiotico (lo stesso principio che avevo già assunto 10 giorni prima), un famoso antivirale-antimalarico e poi l’eparina, quest’ultima new-entry nella combinazione di farmaci consigliati nei protocolli dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Nonostante non abbia visto di persona un camice bianco da settimane, ho la sensazione più che giustificata di essere particolarmente “osservato”: tra chiamate del mio medico, quelle del centro Covid di zona (e anche quelle di Polizia e Carabinieri, che vigilano sul mio rispetto della quarantena obbligata per i pazienti positivi al coronavirus) non sono mai stato solo. Tutti ultra gentili e pieni di accortezze, anche nel linguaggio. Quando racconto di qualche episodio strano (dolori ai talloni, fastidi a livello dei reni, ecc.) mi dicono che è tutto nella norma, tra elementi giudicati “standard” causati dal Covid-19 ed effetti collaterali del mix di farmaci assunti.

Un mix di farmaci che hanno sortito effetti, giusto?

Pare di sì, 10-12 giorni di terapia pare abbiano funzionato, non solo sull’esito dei tamponi (2 risultati negativi consecutivi nell’arco di una decina di giorni), ma anche su sensazioni fisiche generali. Spariti i dolori lancinanti, via quella tossetta fastidiosa e fiato sempre più “lungo”. Ora, con gran dispiacere dei miei interlocutori (ride), riesco anche a parlare di più e più a lungo rispetto al periodo di malattia.

Quindi sei guarito dal Covid-19?

Finalmente, a poco più di un mese dalla prima febbre, arriva la telefonata che aspettavo: i due esiti negativi del tampone, insieme ai dati del monitoraggio mi hanno eliminato dalla lista dei “quarantenati obbligati”, quindi basta chiamate di controllo medico/ospedaliero, e basta controlli di polizia. In teoria potrei anche uscire per le cose urgenti: la spesa, la farmacia e altro. Mi dicono però di stare ancora in casa qualche giorno, e comunque di tenere alta la guardia perché “non è detto che possa ritornare, sotto forma di ricaduta o con una sorta di mutazione”. Insomma non è finita finché non è finita davvero e questo si saprà solo quando l’esito della prossima Tac mostrerà polmoni sani e immacolati, e quando inizierà a calare il tasso di contagio generale. Intanto, spero che il peggio sia passato, per me, per chi ho attorno e ovviamente per tutti.

Beh, che dirti, speriamo che tutto vada per il meglio e in bocca al lupo.

Ovviamente viva il lupo!

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