Covid-19, l’analisi dei dati: con comportamenti corretti, dalla terza decade di aprile contagi in forte discesa

"E’ iniziata la discesa? Sì… 25 giorni fa. Azzeramenti nella terza decade di aprile se ci saranno restrizioni e comportamenti corretti. Per capire l’evoluzione dei contagi ora bisogna guardare i decessi"

Covid-19, l’analisi dei dati: con comportamenti corretti, dalla terza decade di aprile contagi in forte discesa

Ermete Labbadia, laureato in economia e commercio ma appassionato e con una tesi in statistica, ci accompagna nella lettura dei dati del contagio dell’emergenza Covid-19.

Ogni 4 giorni analizziamo la tabella con gli incrementi percentuali “a 5 giorni” dei casi totali e dei decessi, – scrive Ermete Labbadia – indicatori che vengono usati poco in statistica e ancora più raramente da giornali e siti internet in questi giorni, ma che noi stiamo usando frequentemente e che ci fanno comprendere che la fine del tunnel non sia poi così lontana. Come potete vedere sia dalla tabella che dai grafici questi valori sono in costante discesa (miglioramento) da quando sono iniziate le misure restrittive.

Ermete Labbadia

Abbiamo già scritto il 20, il 24, il 28 marzo e il giorno 1 aprile che nella terza decade in aprile in Italia si dovrebbe avere una situazione con numeri di decessi e positivi sintomatici (o nuovi ricoverati Covid) a zero o prossimi allo zero e ci sentiamo di confermare anche oggi quella previsione.

Ma è importante perché questo avvenga che continuino le restrizioni e ci siano comportamenti individuali corretti. Se ciò non avvenisse non si sposterebbe di qualche giorno la previsione, ma trattandosi di fenomeni che se non limitati possono avere un andamento esponenziale, potrebbe significare che ancora in piena estate potremmo stare in una situazione identica a quella di questo periodo.

Ma è iniziata la discesa di cui ci parlano da ieri? In realtà di salite, picchi e discese ne esistono diversi.

Per quanto riguarda la probabilità di essere contagiati forse il grafico più esaustivo è quello dell’incremento percentuale a 5 giorni dei casi totali che vi proponiamo noi oggi .

Il ragionamento è semplice: alla fine della prima decade di marzo c’era una situazione per cui in Italia per ogni 100 casi accertati di un determinato giorno ne trovavamo più o meno altri 200 il quinto giorno successivo (in pratica triplicavano) , ora invece siamo in un frangente per cui per ogni 100 ne troviamo altri 20 il quinto giorno successivo (aumentano “solo” del 20 per cento).

Quindi la discesa è iniziata, come testimoniano tabelle e grafici, già alcuni giorni dopo l’applicazione delle misure restrittive ed è stata graduale e quasi sempre costante.

Poi c’è un altro picco, quello dei casi totali in un giorno, che è stato raggiunto il 21 marzo e quello dei decessi che c’è stato il 27 marzo. Quindi se facciamo riferimento a questi le discese sono iniziate rispettivamente il 22 e il 28 marzo.

Sempre nella terza decade di marzo, all’inizio o alla metà, o forse alla fine della seconda decade (non abbiamo chiari dati comunicati a proposito) si è raggiunto il picco quotidiano di accessi quotidiani negli ospedali e di afflusso nelle terapie intensive.

Tra i picchi rimasti due in particolare: quello del numero delle persone  ricoverate contemporaneamente  in ospedale, che è stato probabilmente raggiunto ieri ed è importante per la tenuta del sistema sanitario, ma non ci dice nulla sull’aumentato o meno rischio di contrarre il virus e quello del numero degli attualmente positivi (uno degli indicatori, a nostro avviso,  al momento meno significativi), che verrà raggiunto quando tale numero inizierà a decrescere, ma che è chiaramente influenzato dal numero di persone testate col tampone.         

Trovate sul sito  http://www.inventaunfilm.it/coronavirus-aggiornamenti-statistiche-in-italia-/articoli13431 l’andamento degli incrementi percentuali a 5 giorni dei casi totali di tutte le regioni riferite agli ultimi due giorni e al 28 marzo (una settimana fa).

La situazione degli incrementi percentuali a 5 giorni  dei casi totali dopo il dati comunicati il giorno 5 aprile  può  essere sintetizzata in questo modo:

TREND VERDE (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto,  Toscana, Marche, Lazio, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Sicilia, Bolzano, Abruzzo, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Calabria, Basilicata, Molise)

TREND GIALLO Trend positivo ma più lento ( Piemonte, Liguria, Trento, Campania)

TREND ARANCIONE costante o altalenante da tenere sotto osservazione (nessuna regione al momento)

TREND ROSSO in trend negativo o con indici preoccupanti (nessuna regione al momento) .

Veniamo alle previsioni. Analizzando i dati degli incrementi percentuali a 5 giorni avevamo previsto, dopo le comunicazioni ufficiali del giorno 1 aprile,  che alla fine del giorno 5 aprile si sarebbero raggiunti circa 15.900 decessi. Il dato comunicato ieri dalla Protezione Civile è stato di 15.887.

Non abbiamo comprato nessuna sfera di cristallo clandestinamente da Amazon e  né ci siamo basati su studi derivanti da lunghe notti insonni di ricercatori di qualche Università americana, ma abbiamo usato un po’ di spirito di osservazione.

Abbiamo notato che, più o meno dal 24 marzo, i dati degli incrementi percentuali  relativi ai decessi nelle tabelle ora pubblicate seguivano più o meno costantemente di 4 giorni quelli dei casi totali:  quindi abbiamo moltiplicato il dato dei decessi totali del 31 marzo (12428) per l’ Ip5 in tabella dei casi totali del giorno 1 aprile (dato: 27, 83).  Quindi 12428 x 1,2783 = 15887, che poi è il numero totale addirittura esatto dei decessi registrato ieri . Questo perché l’ip5G decessi del 5 aprile è risultato proprio identico all’ ip5G dei casi totali del giorno 1 aprile.

Ah! Quindi questa è una procedura che possiamo utilizzare sempre? Assolutamente no!

Se è vero che è opportuno che le decisioni (a volte anche quelle politiche) seguano i numeri, è vero anche che i numeri devono seguire le decisioni e quindi è consigliabile che anche i metodi di analisi da utilizzare cambino.

Sicuramente, ad esempio,  molto è cambiato in un giro di un paio di settimane in Lombardia. Da una situazione in cui non si riusciva per l’elevato numero di casi a fare tamponi anche a persone gravissime si è passato ad un momento, come quello attuale, che si riescono a testare gli operatori sanitari e tra qualche settimana si arriveranno magari anche a fare tamponi a vicini e parenti della maggior parte dei sintomatici.   

Ed è per questo probabilmente per cui da due o tre giorni nella curva degli incrementi percentuali dei casi totali abbiamo un campanello d’allarme di una situazione stabile e solo leggermente migliorativa (di una pianura dopo una costante discesa e non del “plateau” dopo la salita).    

Quindi più che prevedere i decessi in base al numero dei contagiati sarà più opportuno (e noi lo faremo) capire dal numero di decessi, che da qualche giorno è molto più attendibile, quella che è stata la reale situazione del contagio qualche giorno prima, valutarne l’effettiva consistenza a livello numerico (sappiamo che il dato dei casi totali è sicuramente sottostimato, ma magari cambia il modo in cui viene sottostimato) e poi prevederne un’evoluzione futura.

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