“Questo matrimonio non s’ha da fare”: è già crisi tra Lbc e Pd?

“Questo matrimonio non s’ha da fare”: è già crisi tra Lbc e Pd?

Alle polemiche dei mesi scorsi, neppure le poltrone promesse hanno fatto scattare l’amore tra i civici di Latina Bene Comune e il Partito Democratico sul governo cittadino di Latina.

Nei giorni scorsi, dopo settimane di intense trattative, i Dem avevano partorito i due nomi per i posti in Giunta. Ma se la “gravidanza” politica non era stata delle più semplici, il parto era apparso quasi traumatico.

Ma si continua a respirare aria pesante in entrambi gli schieramenti. Secondo le indiscrezioni riportate da Latina Oggi, i dubbi adesso starebbero facendo affannare i civici di Latina Bene Comune, con il sindaco Coletta che continua a rivendicare insieme ai suoi la bontà civica del proprio percorso politico e il timore che si crei un’alleanza proprio con il Pd in vista delle elezioni a scadenza del mandato.

Infatti, ciò che turberebbe particolarmente l’attuale maggioranza, più che i nomi fatti dagli esponenti del partito di Zingaretti, sarebbe questa strana e scarsa coesione del partito emersa a seguito dell’individuazione dei possibili assessori e il rischio di legarsi mani e piedi a un partito che in provincia non fa capire quale sia la linea politica da seguire. Bisogna ricordare, infatti, che a Gaeta più o meno ufficialmente il Pd governa con il centrodestra, il Provincia presiede l’Ente ma con una maggioranza politica trasversale (fondata sull’asse con Forza Italia) e che nel capoluogo cerca un’intesa – duratura – con i civici.

Il timore, secondo alcuni, è che questa sorta di “schizofrenia” nelle alleanze – e in un certo senso di prospettive politiche – rischi di affossare il progetto civico di Coletta e compagni, già non particolarmente in forma.

Pertanto, non è escluso – anche se si viaggia sui ritmi di ipotesi e indiscrezioni – che da Lbc chiedano tempo, o chissà, che pretendano altri nomi in sostituzione di quelli indicati. Ipotesi, questa, che non è escluso che possa far saltare il banco dell’intesa politica, rimescolando le carte.

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