LAZIO, CRIMINALITA’. PROCURATORI FERRARA E CAPALDO IN AUDIZIONE ALLA PISANA

Pericolosa e diffusa infiltrazione mafiosa nei territori di Latina e Frosinone; tantissime attività commerciali nate e gestite con denaro di provenienza illecita a Roma; piccoli ma preoccupanti segnali di penetrazione a Viterbo e, infine, situazione tranquilla a Rieti.

E’ questo il quadro che emerge dall’audizione del Capo della Procura della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara, e del Procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia, Giancarlo Capaldo, sentiti oggi in commissione Sicurezza ed integrazione sociale, lotta alla criminalità del Consiglio regionale, presieduta da Filiberto Zaratti (Sel), sulle infiltrazioni mafiose nelle province del Lazio.

I due magistrati hanno lasciato agli atti della commissione una dettagliata relazione sullo stato della penetrazione della criminalità organizzata nel Lazio, una sorta di mappa delle attività economiche e delle strutture operative dei clan delle mafie italiane ma anche straniere, desumibili dalle indagini e dai processi sin qui effettuati.

Secondo Giovanni Ferrara, in questa fase, il fenomeno assume tre diversi aspetti a seconda dei territori considerati: “A Roma – ha detto il procuratore capo – sono presenti quasi tutte le organizzazioni mafiose italiane e straniere, perché la capitale, come tutte le grandi metropoli, costituisce una grande opportunità per investire i denari provenienti da attività illecite. Non è un luogo di battaglie, non si insanguinano le strade per lotte fra clan, perché è interesse di tutti fare affari senza attirare l’attenzione delle forze dell’ordine. Nelle province meridionali abbiamo invece una situazione più grave – ha proseguito Ferrara – perché alla penetrazione nel tessuto economico del territorio si somma anche la violenza e gli atteggiamenti tipici delle associazioni mafiose. A Rieti e a Viterbo – ha concluso il magistrato – la situazione è tutto sommato tranquilla anche se in quest’ultima provincia abbiamo assistito recentemente ad alcuni segnali preoccupanti”. Ferrara ha comunque sottolineato come la Dda della Procura di Roma abbia svolto, malgrado la scarsità delle risorse, una importante azione di contrasto dei gruppi criminali, disarticolando numerose organizzazioni attraverso centinaia di arresti e il sequestro di ingenti patrimoni soggetti a confisca. “In tale azione – ha concluso Ferrara – fondamentale è stato il contributo investigativo dei nuclei speciali delle forze di polizia”.

Analisi condivisa e ribadita anche da Giancarlo Capaldo, il quale ha sottolineato come Roma sia caratterizzata da riciclaggio e investimenti economici, non da lotta armata. “Nella capitale – ha spiegato Capaldo – vi è un’apparente pace perché non vi è nessun interesse ad alzare il livello dello scontro: c’è una presenza silente e costante delle associazioni mafiose, più pericolosa proprio perché non appare all’esterno. Le lente ma inesorabili acquisizioni di attività commerciali – ha proseguito il magistrato – con conseguente aumento del potere finanziario, determinano uno spostamento del baricentro economico verso gruppi illegali. In un momento di grave crisi, la loro grande liquidità gli consente di alimentare il mercato dell’usura”. Capaldo ha poi riferito che alcuni gesti criminali quali gambizzazioni, attentati incendiari o intimidazioni, vanno piuttosto ascritti a organizzazioni minori “autoctone” che hanno necessità di controllare il proprio territorio.

Il presidente Filiberto Zaratti ha proposto alla commissione di “lavorare su un tavolo tecnico di confronto con la Procura di Roma per elaborare un protocollo in grado di aumentare la trasparenza negli appalti pubblici, prevedendo la segnalazione degli stessi e delle eventuali offerte anomale. E’ chiaro che su questo aspetto dobbiamo coinvolgere la presidente Polverini e la sua Giunta. L’obiettivo è raggiungere la migliore sinergia istituzionale per contrastare sempre di più le mafie. L’allarme del Procuratore Capaldo sul gioco d’azzardo lecito – ha aggiunto Zaratti – merita seri approfondimenti e per questo la commissione farà quanto di sua competenza per vigilare su un fenomeno che sta assumendo proporzioni preoccupanti nella nostra società”.

Il vicepresidente della commissione, Antonio Paris, ha elencato le iniziative già poste in essere dalla Regione per contribuire alla lotta alla criminalità: “La Giunta ha potenziato lo strumento delle polizie locali, è intervenuta nella lotta all’usura, ha contribuito ad aumentare il personale nei tribunali, ha pubblicato bandi per progetti sulla sicurezza nei Comuni e, infine, stiamo lavorando a interventi per il reinserimento sociale degli ex detenuti”.

Francesco Storace ha proposto ai procuratori di dare un contributo per migliorare le norme regionali sull’urbanistica e sui lavori pubblici in tema di appalti, affinché si possano impedire le infiltrazioni criminali. Storace ha anche definito necessari ed urgenti interventi legislativi in tema di droga e giochi d’azzardo”.

Isabella Rauti ha sottolineato come, tra gli strumenti in possesso della Regione, vi sia la possibilità di attivare protocolli di legalità in collaborazione con le forze dell’ordine e con l’autorità giudiziaria. In particolare, Rauti ha proposto di intervenire per contrastare la tratta delle prostitute e per favorire il reinserimento degli ex detenuti.

La consigliera Annamaria Tedeschi ha denunciato la grave situazione del territorio della sua provincia, Frosinone, “dove – ha detto – la criminalità organizzata si è radicata in particolare nel territorio di Cassino”.

Rocco Berardo, infine, ha chiesto al Capo della Procura di Roma se esistono dei dati dettagliati sugli affari legati al traffico di droga.

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