DDA A LATINA, INTERPELLANZA AI MINISTRI DELL’INTERNO E DELLA GIUSTIZIA

I parlamentari Amici, Veltroni, Ventura, Ferranti, Touadi, Garavini chiedono di interpellare il Ministro dell’Interno, il Ministro della Giustizia, “per sapere – premesso che:

nella relazione annuale sulle attività svolte dal procuratore nazionale antimafia e dalla direzione nazionale antimafia nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1o luglio 2009 – 30 giugno 2010, presentata nei dicembre 2010 si denuncia che «anche nel circondari, in particolare Latina e Frosinone, si registra un elevato grado di penetrazione della criminalità mafiosa nel tessuto economico. In tali zone l’inserimento della mafia nelle attività imprenditoriali è stato agevolato dai progressivi trasferimenti, nel tempo, di personaggi di non secondario spessore – quali Bardellino, De Angelis, i fratelli Tripodo, Salvatore Giuliano, Michele Senese – che si sono spostati nel contesto laziale per sfuggire alle guerre per bande in atto nei territori di origine o al contrario per riorganizzarsi e continuare lo scontro con i clan antagonisti. Tali fenomeni hanno fatto sì che oggi, sul territorio laziale persistano, oltre al ceppo originario dei “trasferiti”, i loro familiari, che vantano ampio margine di movimento e consolidati contatti con la criminalità locale. Altro aspetto da sottolineare è quello delle collusioni tra elementi della criminalità organizzata ed esponenti delle amministrazioni locali: emblematico il caso del comune di Fondi in cui le indagini hanno evidenziato forme di ingerenza della criminalità mafiosa. Di maggiore attualità è la misura di prevenzione patrimoniale applicata a Di Maio Salvatore, sospettato di contiguità con il clan Cava, la cui figlia è componente del consiglio comunale di Sabaudia;

in particolare – si legge sempre nella relazione – “La provincia di Latina è grandemente esposta alle infiltrazioni mafiose”.

I gruppi criminali sono sempre stati attratti dalla ricchezza degli insediamenti produttivi, ed hanno mirato al controllo di quelle attività commerciali, quali gli stabilimenti balneari e le attività ricettive del litorale, che generano elevati proventi. Anche per la sua particolare collocazione geografica la zona ha sempre suscitato l’attenzione dei clan criminali campani e calabresi. Infatti la vicinanza delle province di Caserta e Napoli ha favorito rilevanti investimenti immobiliari da parte delle famiglie camorriste, mentre è proprio su questo territorio che spesso soggetti appartenenti a clan camorristi si nascondono durante la latitanza (…). Ma benché si tratti di attività svolta dalla DDA di Napoli, non si può tralasciare un richiamo al procedimento relativo alla operazione sud pontino. L’indagine ha focalizzato gli interessi criminali della camorra e di cosa nostra nel controllo dei trasporti dei prodotti ortofrutticoli in tutto il centro sud, con epicentro il mercato Ortofrutticolo (cosiddetto MOF) di Fondi (Latina), nonché le alleanze e le strategie concordate per acquisire il monopolio del settore. Si sono infatti accertate pesanti infiltrazioni camorristiche nelle attività connesse al trasporto da e per il MOF di Fondi identificando una vasta organizzazione facente capo al clan dei casalesi ed in particolare a Schiavone Francesco cl. 53 e Del Vecchio Paolo cl. 45 che si avvaleva della società di autotrasporto di Pagano Costantino «La Paganese Trasporti», imposta in tutti i trasporti dei prodotti ortofrutticoli. Infine va ricordato che nell’ottobre 2010 è stato disposto il sequestro anticipato dei beni riconducibili a Di Maio Salvatore: immobili, esercizi commerciali, quote di partecipazione in società per 30 milioni di euro. Il provvedimento, che muove dal presupposto che il Di Maio sia uno dei prestanome del clan Cava di Quindici (Avellino), evidenzia come lo stesso sia dedito ad usura, turbativa d’asta ed estorsioni in collegamento con esponenti della criminalità organizzata. Particolare attenzione ha destato il fatto che la figlia di Di Maio sia consigliere comunale di Sabaudia;

per quanto riguarda i reati ambientali, nella relazione si denuncia che: «Deve innanzitutto essere sottolineato come nel Lazio, nell’ultimo anno, siano enormemente aumentati i reati ambientali. Dai dati forniti per il 2009 emerge infatti che il Lazio è secondo soltanto alla Campania in tema di illegalità ambientale»;

la pericolosità delle infiltrazioni criminali è confermata anche nella relazione al Parlamento per l’anno 2009 presentata dal Ministro Maroni sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata, nell’allegato riguardante il Lazio, dove si legge che «l’esame della realtà economica e dei risultati ottenuti dalle locali Forze di Polizia portano a ritenere “a rischio” di infiltrazione mafiosa lo smaltimento dei rifiuti e le costruzioni edili in generale – con specifico riguardo alla movimentazione terra, asfalti, bitumi e cemento. La provincia pontina, inoltre, è interessata dall’operatività di sodalizi criminali capaci di condizionare le procedure amministrative per il rilascio di concessioni ed autorizzazioni nel settore commerciale ed edilizio nonché le gare per l’assegnazione di appalti pubblici»;

a fronte di una simile emergenza il sistema giudiziario pontino è, di contro, letteralmente al collasso: esso sconta infatti una gravissima carenza di organico e di mezzi che rende pressoché impossibile per il tribunale di Latina fronteggiare la imponente mole di procedimenti pendenti;

così pure, nella relazione scritta dal consigliere Diana de Martino, nella succitata relazione del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, si evidenzia preliminarmente come: «la composizione della DDA risulti palesemente sottodimensionata per un territorio quale quello romano, crocevia di importanti interessi, soprattutto finanziari, della criminalità organizzata». Accanto ad un criterio di suddivisione del lavoro per materia (mafia siciliana, ‘ndrangheta, camorra, russa, e altro) è stato individuato un criterio sussidiario, di natura territoriale: si è stabilita la competenza a specifici magistrati:
per le aree di Frosinone e Cassino;
per le aree di Latina e Velletri;
per le aree di Civitavecchia e Viterbo;
per le aree di Rieti e Tivoli;

malgrado ciò, «il compito dei colleghi è stato comunque, anche per l’anno trascorso, molto gravoso, essendo stati essi impegnati simultaneamente nello svolgimento di complesse indagini, nella partecipazione a molte udienze dibattimentali presso i Tribunali del distretto e in altre incombenze “ordinarie” quali il turno arrestati e il turno esterno» -:
se non ritengano di intervenire urgentemente, attestato l’alto livello di penetrazione della criminalità mafiosa nel territorio pontino, mediante le necessarie iniziative normative, procedendo ad una opportuna revisione delle circoscrizioni giudiziarie che consenta la costituzione, presso il tribunale di Latina, di una direzione distrettuale antimafia e se non ritengano altresì opportuno e indifferibile costituire una sezione operativa della direzione investigativa antimafia a Latina al fine di intervenire efficacemente nell’ambito delle investigazioni preventive e giudiziarie;

se non ritengano, comunque, di intervenire con urgenza in termini di aumento immediato di organici, fondi e strumenti, al fine di scongiurare il verificarsi di un vero e proprio collasso della macchina giudiziaria pontina”.

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