ITRI, PASSAGGIO DI CONSEGNE ALLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA MAGGIORE

padre Luigi Donati

Passaggio delle consegne abbastanza tranquillo, a Itri, nella parrocchia di Santa Maria Maggiore, nel primo e nel secondo giorno di guida pastorale di padre Luigi Donati, sacerdote passionista di Maranola di Formia, già viceparroco a Itri, ai tempi di padre Giovanni Giorgi, e da quattro anni alla guida della parrocchia di San Giuseppe Artigiano di
Mondragone, con risultati tanto apprezzati da tutti in quella difficile e tormentata realtà socio-economica.

D’altronde a predisporre i fedeli all’accettazione delle volontà superiori, è stato lo stesso parroco “collocato a riposo”, padre Antonio Coppola, che, anticipando la comunicazione che avrebbe dovuto ufficializzare, durante la santa Messa
di domenica 3 luglio, il Provinciale dei Passionisti per il basso Lazio e la Campania, padre Enzo Del Brocco (il quale non è stato presente – chissà per quali ragioni – alle cerimonie di domenica 3), aveva invitato all’accettazione obbediente della volontà di Dio trasmessa per il tramite degli organi superiori dell’ordine che ha in affidamento pastorale le due parrocchie di Itri e il santuario della Madonna della Civita sull’omonimo monte.

Ma, se nessuna rimostranza è stata rapportata al successore di padre Antonio, di cui molti evidenziano le squisite capacità di interagire con l’intera realtà parrocchiale, la “vis polemica” resta fortemente in piedi nei confronti del Provinciale che, per tradizione, interverrà alle funzioni per la festa patronale del 20, 21 e 22 luglio e che, iniziate, domenica, con l’intronizzazione del quadro della Madonna della Civita, proseguiranno con la Novena e il ciclo di prediche e riti religiosi. E a padre Brocco verranno rivolte, a tempo debito, quelle domande sulla “rimozione” di padre Antonio che non è stato possibile rivolgere due giorni fa, le stesse domande, poi, contenute nelle due comunicazioini epistolari di cui è stata data lettura, durante la Santa Messa, sull’altare, da Sandra Razza e Ferruccio Agresti, entrambi portavoce del rammarico generale.

Intanto dagli ambienti più impensati si formulano ipotesi sulla “collocazione a riposo” di padre Antonio Coppola, di cui tutti evidenziano l’impegno, la preparazione, la presenza in ogni ambito sociale, da quello economico a quello anagrafico, con la grande capacità di saper ascoltare tutti, di saper concedere a tutti il rispetto per le idee dell’interlocutore di turno, ma che sapeva anche, con la decisione che si coniugava al sorriso e alla dialettica civile dei sacerdoti cristiani, ribadire che la posizione della Chiesa era quella e non il frutto di compromessi “ad usum delphini”, filosofia che mai e poi mai è piaciuta al parroco tanto “scomodo” per certi potentati e camarille utilitaristiche “pro domo propria” che credevano di poter mettere le mai sulla vita parrocchiale.

C’è pure chi arriva a ipotizzare la decisione del “collocamento a riposo” come il frutto del risultato elettorale, caratterizzato, nella lista vincente, dall’exploit di quel Luca Iudicone, figura, a suo modo, anche lui scomoda, come padre Antonio, nel mondo dei compromessi politici intercorrenti in maniera trasversale nella realtà di Itri, tanto per circoscrivere il discorso all’ “orticello” locale.

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