A CUMA IL DEPURATORE NON FUNZIONA IN MODO ADEGUATO, TIMORE NEL BASSO LAZIO

Torna l’incubo che il depuratore di Cuma in Campania sia fuori uso e con lui la leggenda, o realtà metropolitana, dei vermi nell’acqua, traspoortati dalle correnti, anche nel basso Lazio. Il mare dei Campi Flegrei, infatti, si è ritinto di melma. A Monte di Procida, in località Acquamorta, l’acqua era marrone a tratti verde, con una sottile patina di melma sulla superficie. I carabinieri hanno effettuato immediatamente un sopralluogo, scattando fotografie e allertando l’Arpac. Solo pochi mesi fa l’Arpac diffuse dati confortanti sullo stato di salute di questo tratto di Tirreno, ma furono fraintesi. In base al regolamento, il risultato di questi dati, deve essere l’ultimo di una serie di quattro analisi annuali prima di poter dichiarare il mare balneabile.

Il depuratore di Cuma sfocia nel bel mezzo di una riserva naturale, e il colore delle acque che tratta è sotto gli occhi di tutti, come anche l’odore. Attualmente il suo funzionamento non pare essere migliorato rispetto a due anni fa, durante il boom mediatico che lo vide protagonista dell’incresciosa faccenda del trattamento delle acque reflue. A gennaio è emerso che fungeva anche da scarico per il percolato prodotto nelle discariche campane. La società che lo gestiva, l’Hydrogest, ha rescisso il contratto con la Regione. Ad oggi la competenza sul depuratore di Cuma non è ancora chiara. Nel frattempo, sono cominciate le corse alla lottizzazione delle spiagge. A Pozzuoli, sul lungomare, è stata concessa una superficie per la realizzazione di un solarium non su una spiaggia, ma su una scogliera. L’acqua non è certamente pulita, e la legge è chiara: in base al principio cautelativo non è balneabile. Gli amministratori, però, sembrano infischiarsene.

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