Per “prevenire” dal virus spiagge vietate a cani e gatti, succede a Ponza

Per “prevenire” dal virus spiagge vietate a cani e gatti, succede a Ponza

Foto Archivio

La notizia passa per le associazioni ambientaliste, arriva sul portale greenMe e viene riportata tramite i social dall’associazione Fare Verde di Fondi.

La denuncia del portale “verde” è abbastanza pesante, nell’articolo in cui titolano “Stanno usando il coronavirus per proibire l’accesso ai cani in spiaggia (anche se non c’entrano proprio niente)”.

Effettivamente, che i cani e i gatti non siano portatori del Covid-19, è ormai cosa accreditata anche dal Ministero della Salute, che ormai diverse settimane addietro è intervenuto per specificare come “l’attuale trasmissione del virus avviene da uomo a uomo”.

Di contro esistono casi isolati in cui è stato accertato che gli animali da compagnia possono ammalarsi di Sars-CoV-2, come i due cani e un gatto ad Hong Kong, un gatto in Belgio e un presunto cane negli Usa, ma in tutti i casi, all’origine dell’infezione ci sarebbe la malattia dei loro proprietari positivi al Covid.

Detto ciò a far infuriare gli amanti degli animali da compagnia, probabilmente la modalità con cui si è espresso il divieto nell’ordinanza del sindaco di Ponza. L’ordinanza in questione, infatti, è la numero 63 del 1 giugno, nella quale viene regolamentata la stagione balneare 2020.

Nell’articolo 5 dell’ordinanza, infatti, alla lettera “g” si dice che “al fine di prevenire la diffusione della Sars-CoV-2 si fa divieto a cani e gatti di poter andare in spiaggia. Dicitura che non è proprio piaciuta agli ambientalisti e agli amanti degli amici a quattro zampe.

“g) Al fine di prevenire la diffusione della SARS-CoV-2, non potendo adibire tratti di arenile specifici, condurre o far permanere qualsiasi tipo di animale, anche se munito di regolare museruola e/o guinzaglio, ivi compresi quelli utilizzati da fotografi o cine operatori. Sono esclusi dal divieto i cani di salvataggio, muniti di regolare brevetto, i quali potranno essere sguinzagliati, dal bagnino di salvataggio cui e affidato, solo nel momento di accertato pericolo, nonche i cani guida per i non vedenti e previa autorizzazione del Comune (per verifica brevetto) sempre tenuti al guinzaglio condotti dagli stessi anche nel bagno in mare;”

Il paragrafo dell’ordinanza in questione

Per dovere di cronaca, però, al di là della formula utilizzata, la verità – che accomuna molte spiagge italiane e quasi tutte quelle pontine con singole eccezioni – è che nell’ordinanza si fa riferimento al “non potendo adibire tratti di arenile specifici“. Ciò vuol dire che nell’ordinanza non si ‘bollano’ gli animali da compagnia, tant’è che si prevedono le eccezioni per i cani di salvataggio e per quelli ‘guida’, ma si precisa che per loro non c’è posto in spiaggia perché non si possono prevedere tratti di spiaggia specifici. Forse si tratta – ma questa è una pura interpretazone – di una motivazione dovuta anche alla questione del distanziamento obbligatorio anche sulla battigia, scelta che potrebbe aver indotto il primo cittadino a non voler “togliere” tratti di spiaggia per farli attrezzare per gli animali da compagnia.

Interpretazioni a parte, rimane il divieto, con quella frase considerata “antipatica” da chi vorrebbe portarsi il proprio animale da compagnia in spiaggia, e “sacrosanta”, da chi almeno al mare non vuole essere infastidito dai pets del vicino dell’ombrellone. E questo, non c’entra davvero nulla con il “virus”, ma è il semplice derby nostrano tra chi è pro o contro qualcosa.

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