VIDEO – La lotta contro la violenza sulle donne fa tappa a scuola

VIDEO – La lotta contro la violenza sulle donne fa tappa a scuola

Il tocco ha una memoria e se a toccarci sono le mani giuste senti tutta la bellezza del tuo corpo. Ci sono mani però che chi ci toccano con tutto il peso della loro cattiveria, ci schiacciano in chiazze violacee, graffi rosso vivo, ossa che si spaccano, pelle che si lacera ed i segni da quella stessa pelle martoriata arrivano fin dentro l’anima. Quel che rimane dell’identità di una persona è un pallido riflesso, all’interno c’è solo la violazione. Ogni identità violata, ogni corpo succube, ogni anima fragile, ogni viso che non vedrà più il suo domani non va dimenticato.

Il tema della prevenzione e del contrasto alla violenza di genere è stato un impegno costante che ha visto la nascita del progetto “A scuola di genere”, che attraverso incontri organizzati in sette istituti scolastici del Distretto Formia-Gaeta ha fornito agli studenti gli strumenti necessari per comprendere il fenomeno della violenza cercando di rimuovere in tutto o in parte i pregiudizi e gli stereotipi che sono alla base di comportamenti discriminatori che possono sfociare in atteggiamenti violenti. Il ciclo conclusivo dei lavori di cui si è fatta promotrice l’associazione di volontariato “Airone”, ha trovato la sua sede congeniale presso l’istituto di istruzione superiore Fermi-Filangieri di Formia, con un convegno tenutosi il 16 novembre.

L’apertura dei lavori è stata affidata alla dirigente scolastica, Rossella Monti, che ha sottolineato l’importanza di sensibilizzare i ragazzi sul tema della violenza improntando il discorso sul rispetto: “Occorre che i ragazzi apprendano il rispetto per l’altro senza distinzione di sesso o di colore della pelle. Il messaggio che deve arrivare ai ragazzi deve essere chiaro: io rispetto ciò che è diverso, ciò che è altro da me e la scuola deve essere giuda in questo percorso”. Un messaggio ben condiviso dalle istituzioni presenti, tant’è che il sindaco Paola Villa ha ribadito l’inestimabile valore della consapevolezza della violenza: “Fin quando ci sarà una persona che subisce violenza, questo tema deve stare ovunque: nelle scuole, presso le istituzioni facendo in modo che non venga trattato come un argomento istituzionale perché la violenza è molto più infima ed ha ben poco di accademico”.

Dopo la proiezione di un filmato realizzato dagli studenti sulla loro percezione della violenza e della discriminazione, è seguita la proposta del sindaco Villa di “istituzionalizzarlo” condividendolo sui vari siti comunali di tutto il comprensorio e sui social dedicati. Ha mostrato il suo punto di vista sul contrasto alla violenza di genere il consigliere nazionale di Parità – Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Francesca Bagni Cipriani, citando l’articolo 26 del Codice delle Pari Opportunità dove si intendono per “discriminazioni anche le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati posti in essere per ragioni connesse al sesso aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità…”. Proprio sul concetto di dignità è stato posto l’accento dall’onorevole Bagni Cipriani invogliando le istituzioni scolastiche all’insegnamento di valori che formino la persona ancor prima che lo studente.

L’assistente sociale Anna Palazzo in veste di moderatrice nonché membro dell’associazione ‘Airone’ ha spiegato che “l’associazione nasce nel 2013 sotto la presidenza di Anna Zungri e come realtà operante del terzo settore ha come obiettivo quello di agire nell’ambito degli istituti scolastici per promuovere un cambiamento culturale che a partire dalle nuove generazioni, si estenda all’intera società. Promuovere quindi la cultura del rispetto dei diritti umani fondamentali e delle differenze di genere, contrastando la cultura della prevaricazione che supporta e legittima la violenza maschile. Promuovere relazioni fondate sul principio di uguaglianza e parità dei diritti tra uomini e donne”.  La moderatrice ha aggiunto che “Il progetto A Suola di Genere nasce all’interno della rete TEU ovvero Territorio Europa, il cui obiettivo è quello di operare al fine di promuovere sul territorio alleanze e partenariati strategici tra le diverse realtà del terzo settore e gli enti locali in un’ottica di unione impattante sul territorio. A promuovere la rete TEU è il CESV della Regione Lazio“.

La percezione che i ragazzi hanno della violenza è stata scandagliata dalla pedagogista Stefania Valerio. Attraverso la somministrazione di un questionario anonimo su un campione di 363 studenti, è emerso che “i giovani hanno in scarsa considerazione il fenomeno della violenza in particolar modo quella domestica e tale scarsezza è falsata anche dalle informazioni della stampa”, ha sottolineato la pedagogista. Aggiungendo che “la violenza di genere è definita così perché è quella che è agita da un genere verso un altro genere: dagli uomini verso le donne che avviene in una relazione di disparità messa in atto con forza. Un messaggio che non arriva ancora ai ragazzi che percepiscono di più la violenza sessuale invece che quella economica o domestica”. Ulteriori esiti del questionario hanno evidenziato che la percezione di una persona violenta è quella di un alcolizzato o drogato ma che in realtà molto spesso si tratta di chi si conosce fin troppo bene tant’è che la dottoressa Valerio ha sintetizzato tale atroce realtà in un’affermazione: “Il maltrattante spesso ha le chiavi di casa”. Molti dei soggetti campione hanno manifestato intento consapevole come reazione ad una violenza subita quello della denuncia presso le Forze dell’Ordine o la comunicazione ad una persona cara. “Nella realtà l’atto di denuncia è un atto solitario che non trova sempre in concreto realizzazione” come afferma la pedagogista. “Le donne vittime di violenza non chiedono aiuto per paura di non esser credute e protette, per il senso di vergogna o di colpa di non esser state capaci di sottrarsi alla violenza o di non esser riuscite ad evitarla. Si sceglie quindi di non denunciare e di rimanere col maltrattante. In fin dei conti è l’uomo che ci siamo scelte, è il padre dei nostri figli poco importa che ci picchi, ci umili…”. Un’angosciante visione di quello che si crede amore che di amore non ha nulla che non c’entra nulla col possesso, con la gelosia, con il considerare il corpo dell’altro, la vita intera di chi è al tuo fianco come una proprietà. “Le donne spesso stanno lì ad aspettare che l’amore lo cambi quell’uomo” sottolinea la pedagogista. “Il senso del tempo per una donna violata è falsato. Quello che occorre insegnare ai ragazzi fin da bambini è che non è un delitto l’abbandono, che si è liberi di scegliere. Occorre educare alla consapevolezza e all’amore perché l’amore non alza le mani ma prende per mano”.

Una donna dall’anima graffiata che ha trovato il coraggio della denuncia è stata Kenè Ndoye atleta senegalese, campionessa olimpica di salto in lungo che ha portato grandi onori alla Nazionale Italiana si è imbattuta nel suo carnefice, italiano che le ha regalato due splendide bambine ma anche lividi, fratture ed umiliazioni ma che grazie allo sportello Sos Donna di Santi Cosma e Damiano ha avuto il suo felice epilogo.

La crudezza della violazione si è fatta viva nelle letture della talentuosa attrice Carmen Rota tratte dal romanzo autobiografico di Filomena Lamberti ‘Un’altra vita’, in co-realizzazione con l’associazione “Spazio Donna“ di Salerno, dove il lavoro instancabile della presidente, l’avvocato Mariella Faggiano, e del suo vice, l’assistente sociale Rossella Meola, già dal 1986 hanno contribuito a restituire autonomia, consapevolezza e libertà a tante donne violate. Una commossa Faggiano ricorda una telefonata ricevuta in associazione dove una voce flebile dall’altro capo del ricevitore pronunciava: “Sono Filomena Lamberti e voglio testimoniare”.

Filomena Lamberti a Formia

Filomena Lamberti è stata sfigurata dall’acido dall’ex marito, libero dopo soli 25 giorni di reclusione mentre la libertà Filomena l’ha assaporata dopo 30 anni di violenze e soprusi. “Io ho subito un omicidio di identità perché una parte di me è stata assassinata. Quando sono entrata al Centro Grandi Ustionati al Cardarelli di Napoli non mi rendevo conto di quello che stava accadendo e quando mi tolsero le bende dal volto dopo che il mio ex marito ci aveva versato sopra l’acido che usavamo per sturare i tubi in pescheria mentre dormivo con i nostri figli nella stanza accanto, riuscivo a pensare sol al fatto che ero libera. Lo shock l’ho subito dopo quando mi sono vista allo specchio ed un brutto pensiero mi è passato per la testa ma subito ha pensato che se avevo sopportato 30 anni di violenza per far crescere i miei figli e non ero morta dopo quello che ho subito, allora voleva dire che qualcosa ancora dovevo fare, per le altre donne soprattutto. Il mio volto poi ho sperato che dopo tante operazioni forse un po’ più mio sarebbe ritornato”. Al di là dei contorni imperfetti la luce dei suoi occhi è abbagliante e toccante quando parla della speranza che ripone in un futuro senza violenza tra uomo e donna dove “l’amore non è malato, è semplicemente non amore, l’amore è una cosa pulita e se finisce non è un dramma, si va avanti lo stesso. Ognuno di noi si deve sentire libero di amare, di essere amato ed anche di non amare più”.

A PAGINA 2 – LE VIDEO-INTERVISTE

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