Fondi, la bomba ecologica dimenticata

Fondi, la bomba ecologica dimenticata
Ponte Tavolato, via Stazione, Fondi, discarica, immondizia

*Più di 20mila metri cubi di immondizia*

Tutti sembrano essersene dimenticati. Non se ne parla più da un pezzo. Ma i pericoli e le conseguenze ad ampio raggio della discarica a cielo aperto di Ponte Tavolato – alla periferia di Fondi, ma pur sempre nel centro urbano – sono comunque dietro l’angolo. Lo dicono i terreni tutt’intorno, da anni inquinati. Lo dice il pericolo d’incendi, che pure si sono registrati in più occasioni. Peccato che, di denaro per la bonifica ed un successivo, parziale ripristino della normalità, non ce ne sia. Così che da anni l’intera zona della discarica, nata ad opera di due anziani coniugi nel frattempo morti, Antonio D’Aprile e la moglie, accumulatori seriali, è abbandonata a se stessa. Con i danni che, giorno dopo giorno, si avviano a diventare permanenti.

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*Nel 2009 la famiglia si barricò in casa*

I blitz – L’area della discarica venne sequestrata una prima volta nel 2006, ad opera della polizia provinciale. Gli stessi agenti vi apposero i sigilli anche in un secondo momento, agli inizi di dicembre del 2009, ai tempi del commissario prefettizio. Giunsero in forze, con Municipale e vigili del fuoco, per sgomberare l’abitazione dei D’Aprile – che si barricarono – e porre nuovamente sotto sequestro il terreno distante poche decine di metri. Tra la prima e la seconda volta, la già tanta immondizia ammassata nel fazzoletto di terra era lievitata a dismisura: dai circa 10mila metri cubi del 2006, era più che raddoppiata.

La discarica – Oltre 20mila metri cubi di immondizia di ogni genere, nel fondo agricolo di 2500 metri quadrati che affaccia su via Stazione. Una piccola giungla di arbusti e pattume in cui non è difficile perdersi. C’è davvero di tutto, dalle carcasse di biciclette ai letti, a montagne di materiale in plastica. Ma c’è anche una grossa quantità di rifiuti speciali. I cui liquidi di scolo, penetrando nel terreno, hanno nel frattempo agito in maniera disastrosa per l’ambiente, con possibili rischi anche per la salute.

Falde acquifere inquinate – Nel marzo del 2007, gli incaricati dell’Arpa resero infatti noti i risultati delle analisi sui campioni prelevati poco prima dai sei pozzi artesiani presenti nell’area di Ponte Tavolato. Rivelavano la presenza, nel raggio di cinquecento metri dalla discarica, di sostanze chimiche inquinanti nelle acque. E ci si allarmò non poco, data la presenza, oltre che di abitazioni, di un asilo – proprio a due passi dalla discarica – e numerose serre. A commissionare le analisi, proprio la polizia provinciale, che l’anno precedente aveva portato a termine un primo sequestro.

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*Antonio e il figlio Roberto. Un caso clinico trascurato*

Fuori dal mondo – L’accumulo indiscriminato di rifiuti era iniziato come un lavoro, per i coniugi D’Aprile, che rivendevano ferro e quant’altro potesse essere rivenduto. Poi, anno dopo anno, si è trasformato in vera e propria malattia. L’anziano Antonio – all’epoca dell’ultimo blitz, nel 2009, aveva 83 anni – e sua moglie erano man mano diventati accumulatori seriali, trascinando con loro nel vortice i figli Roberto e Michelina, oggi rispettivamente 44 e 49 anni.

I quattro vivevano in una stamberga su tre livelli a non molta distanza dal terreno divenuto discarica. Erano in condizioni disumane, senza letti, telefono, mobili, cucina, bagno. Non c’erano nemmeno acqua corrente ed elettricità. L’abitazione era però colma fino all’orlo di immondizia, di cui si cibavano anche, dissero le autorità dopo lo sgombero forzato del 2009. Completamente isolati da tutto e tutti, anche dai familiari più stretti. Abbandonati dalle istituzioni. Fuori dalla realtà ed autoreclusi in quella che ormai era divenuta una prigione. Uscivano solo di rado. E solo per racimolare sistematicamente altro pattume. Altamente indicativo, quanto accadde nel 2008: la moglie del D’Aprile morì per cause naturali nel tugurio, ed il suo corpo rimase per giorni lì dentro, prima che qualcuno desse l’allarme. Il marito è deceduto nel luglio del 2012.

Adesso, la casa è stata ristrutturata e vi vivono Roberto e Michelina, costantemente accuditi con grande sforzo da un terzo fratello che abita in città, che tra l’altro si è anche personalmente occupato del restyling della struttura e della conseguente bonifica dell’immondizia che vi era accumulata.

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*Almeno 700mila euro, per la bonifica*

La bonifica mancata – In compenso, dopo anni la vicina discarica di via Ponte Tavolato è ancora lì. Esorbitanti, i costi per il ripristino dell’area e lo smaltimento degli oltre 20mila metri cubi di rifiuti. Una spesa impossibile, per gli eredi del signor Antonio. E che il Comune di Fondi, era il dicembre 2009, stimò in almeno 700mila euro. Seppure l’ente avesse trovato o trovasse i fondi per la bonifica, sarebbe praticamente impossibile rivalersi sui familiari ancora in vita dei due anziani accumulatori seriali.

Familiari che, poco dopo il decesso del quasi 86enne Antonio, avevano anche posto le basi per un compromesso con il Comune: loro avrebbero tentato di mettere a disposizione alcuni mezzi pesanti, l’Ente avrebbe invece collaborato tramite l’impiego a supporto della ditta ‘De Vizia’, che si sarebbe occupata dello smaltimento. Una soluzione che però si è arenata sul nascere. Tanto che oggi la discarica – che negli anni è parzialmente andata a fuoco più volte, l’ultima pochi giorni fa – continua a rimanere dove gli uomini della polizia provinciale l’avevano lasciata.

***ARTICOLO CORRELATO*** (Fondi, a fuoco una Fiat Idea in via Ponte Tavolato – 6 gennaio -)

 

 

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