Gaeta, il pontile petroli sempre più verso Formia. Gli operatori: “Preoccupati per l’ambiente”

Gaeta, il pontile petroli sempre più verso Formia. Gli operatori: “Preoccupati per l’ambiente”
"Il presidente dell'associazione degli operatori del Golfo, Damiano di Ciaccio"

“Il presidente dell’associazione degli operatori del Golfo, Damiano di Ciaccio”

C’era da aspettarselo, e dopo il sindaco di Formia Sandro Bartolomeo e l’ex vicesindaco di Gaeta Giovanbattista Balletta, è arrivata la replica dell’associazione degli operatori del porto commerciale di Gaeta, relativamente alla variante al piano regolatore portuale che sarà discussa domani dall’autority. Un provvedimento calato dall’alto senza coinvolgimenti delle autorità locali che prevede all’ordine del giorno l’approvazione delle linee guida della variante nella prospettiva del recupero storico del quartiere medievale, di quello turistico, ambientale e per un efficientamento della viabilità locale.

Ma ciò che promette di scatenare maggiori polemiche è certamente il fatto che al centro del provvedimento è prevista la delocalizzazione del pontile petroli in direzione del lungomare di Vindicio a Formia. “Tali linee guida – ha precisato il presidente dell’associazione Damiano Di Ciaccio – per la prima volta nella storia di un piano regolatore, non sono state condivise in alcun modo con nessuna delle componenti socio-economiche della città e una volta approvate diventeranno vincolanti per la elaborazione del nuovo piano. Gli operatori sono sempre più preoccupati per la direzione che va assumendo la gestione del water-front e dello sviluppo portuale. Dietro le belle intenzioni di recupero e riqualificazione dell’esistente, di valorizzazione dei tratti di costa si percepisce un disegno confuso e discutibile che prevede la realizzazione nel centro storico dell’attracco di ben due navi passeggeri con tutte le difficoltà per l’accoglienza dei pullman o lo smistamento del traffico già di per se caotico nei mesi estivi.

imageL’associazione degli operatori ha più volte sollecitato l’adeguamento della banchina Caboto per consentire l’attracco di navi da crociera di adeguate dimensioni, e destinare ad un più importante ruolo crocieristico l’attuale pontile petroli, dove il flusso del traffico e la stazione marittima possono trovare una migliore destinazione. Ma laddove tutto il progetto diventa più preoccupante è nel punto in cui, con il pretesto di rafforzare le difese di frangiflutti, si propongono altre banchine denominate “difese foranee” e la realizzazione di un opera che vedrà la delocalizzazione del molo petroli nel porto commerciale. Non si vuole mettere in discussione la presenza di un hub importante rappresentato dalla presenza del deposito Eni di Gaeta, ma gli errori del passato commessi nel 1956 con il posizionamento di un pontile petroli al centro della città dovrebbero essere da monito a chi oggi è chiamato a fare delle scelte.

Gli operatori guardano con preoccupazione ed apprensione a questa scelta in quanto percepiscono l’immensa portata dell’impatto ambientale sull’intero territorio e temono che nelle more di lunghe e improduttive “querelle” tra i vari Comuni, il porto possa cadere in una palude che ne bloccherebbe inevitabilmente la produttività e la funzionalità. Semmai le energie sul campo andrebbero dirette a programmare con la Provincia e la Regione le opere infrastrutturali indispensabili ad una compatibile ed efficiente connessione tra il golfo di Gaeta e la grande viabilità nazionale; questo significa mettere il porto in condizione di essere competitivo ed efficace.

Gaeta non si può permettere di sbattere per strada le circa 400 famiglie che vivono intorno al porto, ma anzi deve guardare allo sviluppo dei traffici commerciali come ad una soluzione per la crisi occupazionale, creando nuove opportunità per chi ha perso il lavoro, nuove imprese di giovani motivati che sappiano promuovere l’intero sistema portuale. Professionisti del marketing, delle finanze, della e-commerce, dell’import export che si applichino per valorizzare la struttura mettendo a frutto le immense risorse già impiegate nella realizzazione del porto per impedire di avere una nuova cattedrale nel deserto in uno dei luoghi più belli del mediterraneo. Sindaco, presidenti di Camera di Commercio e Provincia di Latina, quali rappresentanti istituzionali del territorio nel comitato portuale, si facciano carico di una attenta riflessione prima di varare un documento che potrebbe pesantemente condizionare il futuro”.

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