YACHT AFFONDATO A GAETA CON TRE PERSONE, PRENDE PIEDE L'IPOTESI DEL DIFETTO DI FABBRICAZIONE

YACHT AFFONDATO A GAETA CON TRE PERSONE, PRENDE PIEDE L'IPOTESI DEL DIFETTO DI FABBRICAZIONE
*Recupero di uno dei corpi dei morti sullo yacht "Gianetti 48"*

*Recupero di uno dei corpi dei morti sullo yacht “Gianetti 48″*

Potrebbe essere stato un difetto di fabbricazione la causa dell’affondamento dello yacht di quindici metri Gianetti 48 HT colato a picco il 15 dicembre del 2010 nella acque del golfo di Gaeta a circa sei miglia a sud di Punta Stendardo e per cui morirono tre persone: Leo Mancuso, 77enne di Pompei, proprietario dell’imbarcazione, l’amica Concilia Iodice, 73 anni di Napoli, e lo skipper 41enne Fulvio Castaldo.

All’epoca lo yacht viaggiava da Torre del Greco in direzione Viareggio verso i cantieri navali Gianetti. Qui, a sei mesi dall’acquisto avvenuto a giugno, la barca avrebbe dovuto sostenere una periodica revisione ma alle 9.30 di quel tragico mattino, da un telefono cellulare di bordo, lo skipper fa partire una drammatica quanto inutile richiesta di aiuto: lo yacht stava imbarcando acqua, affondando non molto dopo.

Il corpo di Concilia Iodice venne ritrovato sette ore dopo dodici miglia a sud ovest di Gaeta, quello di Leo Mancuso due giorni dopo a largo di Punta Stendardo, diciassette miglia a sud dal golfo nelle vicinanze dell’isola di Zannone. E così, dieci giorni dopo, anche il cadavere dello skipper spiaggiato in una darsena a San Felice Circeo.

*Un modello di Gianetti 48 HT*

*Un modello di Gianetti 48 HT*

Tutt’ora le indagini sono in mano al sostituto procuratore Marco Giancristofaro ma una rilevante novità arriva dalla settima sezione civile del Tribunale di Roma, giudice Fulvio Vallillo, dove l’imbarcazione gemella del Gianetti 48 affondato è al centro di un contenzioso civile tra i proprietari e i titolari del cantiere navale di Viareggio che materialmente la misero in mare.

Motivo del contendere proprio i difetti strutturali del natante il cui scafo fu costruito in Cina su commissione della Cantiere Gianetti, fallita nel febbraio 2013 poi divenuta Gianetti Yacht, e poi allestito a Viareggio.

A propendere per la tesi del difetto strutturale di fabbricazione anche la relazione del perito tecnico navale del Tribunale Luigi Licchelli che ha accolto buona parte dei rilievi mossi dal perito della parte in causa. Tre i punti chiave: il natante in esame aveva un peso superiore a quello dichiarato in sede di acquisto, era strutturalmente inclinato su un lato e appoppato ovvero con un pescaggio a poppa maggiore di quello a prora. E non ci sarebbe solo questa gemella, attualmente ormeggiata a San Felice Circeo, a confermare l’ipotesi del difetto di fabbricazione.

*Il modello in vendita*

*Il modello in vendita*

Una terza imbarcazione uscita insieme alle altre due dal cantiere cinese, cosiddetta navetta G 33 NDEM ovvero un’imbarcazione di circa ventiquattro metri, fu restituita alla società viareggina poche settimane dopo da un acquirente lombardo e tutt’ora in vendita come usato sul sito internet “Gianetti Yacht”.

A oggi l’imbarcazione affondata giace in fondo al mare. Nel 2011 la Capitaneria di Porto di Gaeta e la sezione navale della Guardia di Finanza effettuarono un’ispezione superficiale subacquea utilizzando uno scanner, side scan sonar, e un robot fatto scendere a circa duecento metri di profondità. Le immagini non rivelarono lesioni e anzi, lo scafo appariva in perfette condizioni.

All’epoca della tragedia, apprendendo dell’affondamento, Fabrizio Gianetti dichiarò: “È uno scafo nuovo. Non riesco a capire cosa possa essere successo. Può navigare anche in condizioni di mare agitato, e mi risulta che stamani non fosse così”.

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