CRISI DELLA PESCA, L’ITALIA DEI VALORI INTERROGA IL MINISTRO DEL LAVORO

CRISI DELLA PESCA, L’ITALIA DEI VALORI INTERROGA IL MINISTRO DEL LAVORO

*Gli scontri di fronte Montecitorio a gennaio 2012*

Nuovi problemi per i lavoratori del mare e in particolare per la sezione di Gaeta dell’associazione marittima regionale. I membri di quest’organismo di rappresentanza, infatti, si sono rivolti direttamente al ministro del lavoro e per le politiche sociali Elsa Fornero, attraverso l’intercessione del senatore dell’Italia dei Valori Stefano Pedica.

Il senatore Pedica infatti, dopo aver ascoltato le istanze dei marittimi gaetani ha presentato una interrogazione parlamentare il 29 ottobre scorso dove contestava una serie di aspetti che gli stessi operatori del settore hanno fatto presenti. Si chiede in sostanza di rivedere lo statuto dei lavoratori marittimi italiani che vivono la criticità e la particolarità del loro lavoro senza un’adeguata normativa in merito alla problematica del lavoro usurante, in virtù di orari che spesso si prolungano per 24 ore su 24, affinché si garantisca il normale servizio di navigazione.

Si denuncia inoltre la mancanza di ammortizzatori sociali una volta concluso il contratto per avvicendamento o altre tipologie, la riduzione di posti di lavoro per l’ingresso di personale extracomunitario a basso costo, Doppio Registro, e la disparità di trattamento rispetto al lavoratore di terra, che attualmente impediscono un reale riconoscimento della categoria professionale.

A tal fine si chiede al Ministro del lavoro e delle politiche sociali di intervenire nell’ambito delle sue competenze per adottare modifiche normative che consentano veramente di tutelare i lavoratori marittimi italiani. Una serie di richieste che già erano state motivo di veementi proteste e anche scontri con le forze dell’ordine, inserite circa un anno fa in documenti che in particolar modo i pescatori avevano cercato di portare in Europa contro le stringenti direttive comunitarie che stanno affossando il settore, con scarsi risultati.

Queste proposte contenute in quelle richieste passarono però in secondo piano perché altri aspetti più urgenti andavano affrontati come le taglie del pescato, la grandezza delle reti, il libretto di navigazione a punti, il caro carburante, il libro di bordo. Insomma, qualcosa é stato fatto ma la pesca sta soccombendo sotto i colpi dell’europeizzazione del settore e in spregio alla tipicità nazionale di alcuni settori.

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