Scale di valutazione delle lesioni cutanee

Scale di valutazione delle lesioni cutanee

Non è raro che ci si ritrovi a fare i conti con delle dolorose lesioni cutanee, dato che questa tipologia di problematica può avere numerose origini diverse, come traumi fisici, ustioni, infezioni, dermatiti, allergie, problemi di circolazione, neoplasie, ecc. ecc.

Solitamente quando la lesione è superficiale si ricorre a medicazioni “fai da te” mediante 3 semplici passaggi, quali:

  • la pulitura della ferita con acqua ossigenata,
  • l’applicazione di una pomata farmaceutica (come ad esempio Ialuset crema) direttamente sulla zona d’interesse,
  • e il bendaggio con una garza, per ripararla e favorire così il processo di cicatrizzazione.

Quando invece la lesione è più profonda (o tende a non guarire) ci sarà bisogno di cure più complesse svolte in un ospedale e operate da personale specializzato.

Per questo è importante conoscere bene le scale di valutazione delle lesioni cutanee per gradi di rottura dello strato tissutale e del suo colore. Vediamo in dettaglio quelle utilizzate in ambito internazionale.

 

Scale NPUAP-EPUAP

  • STADIO I: Eritema non reversibile di cute intatta

Nel primo grado la cute intatta presenta solamente un arrossamento (circoscritto o diffuso) che non scompare alla digitopressione e che generalmente si trova in corrispondenza di una prominenza ossea.

Tal zona può essere dolente, indurita, molle, più calda o più fredda rispetto ai tessuti adiacenti.

Una volta individuato l’eritema bisognerebbe incrementare le misure preventive in modo da impedire il progredire della patologia verso l’ulcerazione, favorire i processi trofici cutanei e ripristinare la fisiologica vascolarizzazione cutanea e tessutale.

Tuttavia le lesioni di grado I possono essere difficili da identificare in individui di pelle scura, nei quali comunque possono essere indizi di rischio di sviluppo d’ulcera anche lo scoloramento della cute e l’edema.

 

  • STADIO II: Perdita parziale dello spessore cutaneo

Nel secondo grado si constata una perdita parziale dello spessore cutaneo che coinvolge l’epidermide, il derma o entrambi e che non indica, però, lacerazioni cutanee, ustioni, dermatiti perineali /associate a incontinenza, macerazione o escoriazioni.

Si tratta di un’ulcera poco profonda che si presenta clinicamente sotto forma di un’abrasione umida/asciutta senza slough e di colorazione rosa/rossa/violacea, oppure come una flittene integra o aperta con contenuto sieroso.

In tal caso bisognerebbe eliminare la compressione locale, curare e monitorare la lesione in modo da favorire la riepitelizzazione, prevenire o trattare l’infezione e assorbire l’essudato.

 

  • STADIO III: Perdita cutanea a tutto spessore

Nel terzo grado la lesione comporta il danneggiamento o la necrosi del tessuto sottocutaneo e può estendersi in profondità (più o meno, a seconda dell’adiposità presente nella zona anatomica interessata) fino alla fascia muscolare sottostante, senza però mai attraversarla. Quindi, il tessuto adiposo sottocutaneo può essere visibile, ma le ossa, i tendini o i muscoli non sono esposti.

Può essere presente slough (di color giallo, bronzeo, grigio, verde o marrone), ma senza nascondere la profondità della perdita di tessuto. La lesione si presenta clinicamente sotto forma di cratere profondo associato o meno a tessuto adiacente sottominato o a tunneling.

 

  • STADIO IV: Perdita tessutale a tutto spessore

Il quarto grado è molto simile al precedente. La differenza principale sta nel fatto che la lacerazione arriva ancora più in profondità al punto da lasciare in esposizione ossa, tendini o muscoli (persino, direttamente palpabili).

Quindi tali ulcere potendosi estendere al muscolo e/o alle strutture di supporto (es. fascia, tendini o capsula articolare) aumentano notevolmente il rischio di insorgenza di osteomielite.

Possono essere presenti slough o escara (di color bronzeo, marrone o nero) su alcune parti del letto della lesione e spesso sono presenti tessuto sottominato e tunneling.

In questi casi bisognerebbe eliminare la compressione locale, trattare e monitorare con particolare riguardo la lesione in modo da rimuovere il tessuto devitalizzato, prevenire o trattare l’infezione, assorbire l’essudato e favorire la granulazione.

 

  • NON STADIABILE: profondità non valutabile

Quando la profondità di una UDP (comunque di stadio III o IV) è ignota perché il letto della lesione è completamente ricoperto da slough e/o da un’escara viene classificata come NON STADIABILE fin quando la ferita non viene totalmente ripulita così da essere misurabile.

Quando però ci si trova davanti a un’escara stabile (asciutta, aderente, intatta, senza eritema o fluttuazioni) sui talloni non bisogna rimuoverla poiché va considerata come “la naturale (biologica) copertura del corpo”.

Queste scale sono fondamentali per comprendere la situazione di partenza, sapere come comportarsi e, quando necessario, rivolgersi a chi di dovere.

Tuttavia va sottolineato che per far si che la cura sia davvero efficace, un bravo medico non dovrà valutare soltanto i dati “visibili” come, appunto, le dimensioni della lesione (lunghezza, larghezza, profondità), la caratteristica dei bordi (distinti, indistinti), il colore, la temperatura, se è gonfia, integra, umida, secca, e ancora se è presente slough o meno, ecc. ecc.

Anche l’eziologia della lesione (ossia la causa e le eventuali condizioni cliniche correlate), infatti, ricopre un ruolo delicatissimo e determinante. Mai dimenticarsi della persona-paziente.

You must be logged in to post a comment Login

h24Social