Protesi anca bilaterale simultanea: la chance chirurgica mini invasiva

Protesi anca bilaterale simultanea: la chance chirurgica mini invasiva

Grazie all’applicazione della tecnica chirurgica mini invasiva, da qualche anno è possibile eseguire con un solo intervento l’impianto di protesi anca bilaterale simultanea (ad entrambe le anche ‘in contemporanea’). Un intervento del genere si rivela necessario in caso di coxartrosi bilaterale invalidante o che costringe alla zoppia ed in caso di fratture del collo del femore.

La minore invasività di questo approccio chirurgico consente di intervenire su entrambi i lati riducendo ulteriormente i tempi di intervento, degenza, riabilitazione e recupero previsti dal protocollo Fast Track. Il vantaggio dell’intervento bilaterale è notevole: il paziente potrà affrontare l’operazione, l’anestesia ed il percorso riabilitativo una sola volta risparmiando tempo e stress.

Chi può sottoporsi a protesi anca bilaterale simultanea e perché?

Solo alcuni pazienti selezionati e motivati vengono sottoposti a questo intervento di tecnica mini invasiva. Il chirurgo che lo eseguirà, di regola, deve avere al suo attivo almeno 300 interventi in monolaterale (attenendosi ai tempi previsti di 50-60 minuti per singolo impianto di protesi).

Secondo uno studio condotto su 1.819 pazienti sottoposti ad intervento simultaneo di protesi anca bilaterale condotto e pubblicato su Bmc Musculoskeletal Disorders nel 2010, la cosiddetta procedura one-stage riporta perfino minori complicanze rispetto alla procedura che prevede due interventi singoli (two-stages).

I due interventi (bilaterale simultanea ed effettuata attraverso due operazioni singole separate con intervallo di 6 mesi) risultano sostanzialmente sovrapponibili.

I pazienti candidati alla protesi anca bilaterale

Resta il fatto che bisogna selezionare con attenzione i pazienti adatti per la bilaterale simultanea.

Il paziente candidato all’intervento bilaterale è:

  • in condizioni cliniche tali da operare in sicurezza per evitare inutili rischi;
  • giovane (50-55 anni massimo) e motivato;
  • colpito da spiccata sintomatologia bilaterale o da necrosi alla testa del femore su entrambi i lati;
  • con alti livelli di emoglobina ed ematocrito (considerando la perdita ematica durante e dopo l’intervento);
  • in ottimo stato di salute, soprattutto in riferimento alle condizioni cardiologiche.

Il chirurgo inizia ad operare l’articolazione più compromessa dalla coxartrosi o necrosi. Questo perché l’intervento bilaterale potrebbe essere convertito in monolaterale: succede se il paziente dà segni di aritmia cardiaca o altre complicanze anestesiologiche o cardiologiche.

Protesi anca bilaterale simultanea: perché la via mini invasiva

La tecnica mini invasiva è l’unica che può consentire la procedura one-stage per i vantaggi che offre:

  • Incisione più contenuta (circa 8 cm) grazie all’utilizzo di una protesi più piccola a stelo corto che rispetta di più i tessuti ossei;
  • Protesi più resistente realizzata con materiali evoluti e biocompatibili;
  • Rispetto dei muscoli con l’intento di preservare la parte sana (gran parte del collo femorale).
  • Ridotta perdita ematica durante e dopo l’intervento;
  • Minor trauma post-operatorio (gonfiore, dolore);
  • Tempi d’intervento e recupero notevolmente ridotti.

Ulteriori vantaggi dati dalla protesi anca bilaterale

L’intervento bilaterale per l’impianto di due protesi anca ‘in contemporanea’ accresce ulteriormente questi vantaggi:

  • È possibile pianificare la lunghezza dei due arti con maggior precisione;
  • Si riduce l’impatto dell’intervento, anestesia, ospedalizzazione e riabilitazione;
  • Si riducono i rischi di complicanze;
  • Convalescenza, assenza dal lavoro, costi per la riabilitazione ed il ricovero sono ridotti del 50%;
  • Si evitano al paziente affetto da coxartrosi bilaterale gli scompensi posturali che si andrebbero a creare con un lato operato e l’altro ancora da operare (bloccato e dolente).

Eseguire un’operazione del genere con tecnica tradizionale comporterebbe non solo una maggiore compromissione dei tessuti ma un consumo di sangue esagerato oltre che un dolore post-operatorio più difficile da gestire.

Un chirurgo esperto è in grado di attenersi ai tempi previsti per l’intervento (50-60 minuti per la singola, circa 2 ore per la bilaterale): ciò significa rispettare i tempi di anestesia ed ottimizzare la perdita ematica riducendo le complicanze.

Tempi di recupero e riabilitazione post-intervento

Il paziente operato ad entrambe le anche farà un po’ più di fatica, dopo l’intervento: si alzerà dopo 2-3 giorni. E’ già stato informato dal chirurgo: dovrà impegnarsi un po’ di più nella fase riabilitativa rispetto a chi subisce un’operazione per l’impianto di una protesi anca monolaterale.

Oltretutto, le perdite ematiche sono maggiori, quindi il paziente si sentirà anche affaticato nei primi giorni dall’intervento.

Sa anche che ne varrà la pena perché avrà risolto in un’unica soluzione il problema a due anche. Prenderà coscienza di questo vantaggio a distanza di una settimana, quando potrà godere dei risultati. Potrà camminare in maniera bilanciata contando su due anche valide da un punto di vista funzionale con carico completo. Ricordiamo che i candidati all’intervento bilaterale sono motivati e questa maggiore motivazione li aiuterà a ridurre i tempi di recupero.

Il protocollo di riabilitazione è lo stesso previsto per la protesi anca monolaterale mini invasiva ma con tempi lievemente più lunghi riguardo all’utilizzo dei bastoni (da mantenere una settimana in più).

Un fisioterapista qualificato farà effettuare al paziente i primi movimenti per, poi, passare ad esercizi specifici con sessioni di allenamento sempre più mirati a ripristinare la corretta funzionalità articolare e muscolare. Eseguendo correttamente e regolarmente gli esercizi indicati dal fisioterapista, il paziente sarà in grado di riprendere le normali attività quotidiane (leggere) nelle prime 3-4 settimane.

Stesso dicasi per il ritorno all’attività sportiva: le regole sono le stesse indicate per la protesi monolaterale (sì agli sport a basso impatto) con un’attesa poco più prolungata.

A distanza di 45 giorni dall’intervento, il paziente verrà sottoposto ad una radiografia e ad una visita di controllo. In base ai risultati clinici, il medico ortopedico potrà decidere se il paziente può interrompere l’utilizzo delle stampelle.

Possibili complicanze post-operatorie

Premesso che l’intervento di protesi anca con tecnica chirurgica mini invasiva è considerato sicuro, raramente possono verificarsi alcune complicanze che è giusto conoscere.

Si tratta di rischi rari che, solitamente, aumentano se il paziente soffre di patologie pregresse che vanno a  complicare il quadro clinico generale. Infarto, embolia, ictus cerebrale sono complicazioni estremamente rare.

Altre complicazioni rare a seguito di intervento per l’impianto di protesi anca bilaterale simultanea sono: lesioni dei nervi o dei vasi sanguigni, rigidità articolari, fratture ossee, dolore persistente.

Tra le complicanze più temute, citiamo l’infezione (evento che ricorre tra lo 0,5% e l’1% dei casi), nonostante la somministrazione di antibiotici. Un’eventualità risolvibile con la somministrazione di antibiotici per alcuni giorni, nei casi migliori, mentre in casi rarissimi l’infezione può svilupparsi sulla protesi anca. Se l’infezione si sviluppa sulla protesi (nei giorni o settimane successivi all’intervento o a distanza di anni), sarà necessario rimuoverla.

Il rischio di lussazione e mobilizzazione della protesi o di frattura ossea si può e si deve evitare interrompendo tutte quelle attività fisiche o sportive ad alto impatto o per le quali è possibile cadere. In questo modo, si eviterà di dover subire un nuovo intervento.

 

 

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