Perché Unicredit rappresenta un investimento sicuro per i piccoli risparmiatori

Perché Unicredit rappresenta un investimento sicuro per i piccoli risparmiatori

Le recenti, infelici vicissitudini economico-giudiziarie (con non meno nefaste conseguenze sul piano politico) di alcuni istituti di credito italiani, e soprattutto dei loro correntisti, hanno fatto riaffiorare una domanda che ciclicamente si ripropone all’attenzione dell’opinione pubblica: conviene davvero investire i propri risparmi in azioni bancarie, come molto spesso ci viene suggerito quando depositiamo delle somme minimamente considerevoli sul nostro conto?

Il tema è estremamente complesso, e come tale non può essere liquidato con una risposta univoca, valida per tutte le categorie di risparmiatori e investitori. E d’altronde le policy dei vari istituti di credito, per quanto soggette a severi controlli e rigorosi obblighi di rispetto di determinati parametri di garanzia, hanno comunque la possibilità di variare entro uno spettro molto ampio. Ciò che però interessa precipuamente l’investitore medio, in questo momento, è sapere se una banca è realmente in grado di tutelare il piccolo o medio risparmiatore, fino a che punto e con quali garanzie. Se, insomma, nell’investire i propri risparmi in azioni o titoli bancari si ha una ragionevole certezza di avere un margine di profitto relativamente alto e un margine di rischio quanto più possibile vicino allo zero.

Dal momento che la risposta varia da istituto a istituto, molti studiosi e analisti hanno provato a fare chiarezza, prendendo in esame alcuni dei parametri più significativi tra quelli afferenti alle performance delle singole banche e provando a sintetizzarne i risultati. Ne sono emersi studi sorprendentemente omogenei tra loro (cosa che non sempre si verifica in ambito finanziario, anzi…), dai quali è possibile ricavare delle classifiche di, diciamo così, affidabilità di titoli e azioni. Una di queste, la più recente a disposizione degli analisti, è confrontabile a questo indirizzo.

Come si può evincere dalla semplice infografica ricavata dalle analisi effettuate (riferite ai primi mesi del 2018, dunque abbastanza recenti), Unicredit risulta tra le prime banche per solidità e affidabilità. Tuttavia, pur figurando tra le primissime dell’elenco, l’istituto nato nel 1998 si lascia preferire alle altre per quanto riguarda il settore specifico degli investimenti da parte dei piccoli risparmiatori, per una serie di motivi.

Ecco, in sintesi, perché conviene investire in azioni del gruppo Unicredit.

  • Know-how. L’istituto vanta un’esperienza pluriennale nel settore, sia nella gestione di asset di ampia portata, sia in quella di somme molto più contenute.
  • Attenzione ai mercati emergenti. Il piano aziendale di Unicredit prevede forti investimenti in zone del pianeta in rapido e costante sviluppo. Pur non essendo completamente “blindati”, tali investimenti promettono ridotti margini di rischio e significative garanzie di profitto sul medio termine. Più in generale, allontanando i propri capitali dai mercati europei, tuttora molto fragili e fluttuanti, la banca ha molti più strumenti a disposizione per proteggerli.
  • Politica dei piccoli passi. In linea di principio, Unicredit non è abituata a effettuare investimenti con ampi margini di rischio, né a fare il passo più lungo della gamba: detto in altri termini, a livello di politica aziendale tende a muoversi con circospezione, calibrando ogni sforzo economico sulla base delle effettive possibilità. Questa sua policy, da un lato, le ha procurato alcune critiche da parte degli investitori più facoltosi e/o aggressivi, ma dall’altro si sta rivelando adeguata soprattutto per i piccoli azionisti, i quali non chiedono altro che una rendita sicura, anche di modesta entità, per gli anni a venire.
  • Nuovo corso. Un recente cambio di governance ha permesso a Unicredit di lasciarsi alle spalle un periodo particolarmente critico, culminato nel 2015 con il mancato rispetto dei parametri imposti dallo SREP. E se il 2016 e il 2017 sono stati anni definibili come “di transizione”, a metà del percorso il biennio 2018-2019 sembra configurarsi come quello dell’inizio del rilancio.

Ovviamente, tutte queste considerazione vanno mitigate e analizzate più nel dettaglio sulla scorta delle esigenze particolari e dei margini di operatività del singolo investitore. Il consiglio, pertanto, è sempre quello di analizzare tutti gli indicatori economici disponibili e le performance dell’istituto insieme a un broker esperto, al fine di distillare dalle informazioni a disposizione la strategia più opportuna da adottare.

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