Perché la benzina costa ancora così tanto se il prezzo del barile di petrolio cala

Perché la benzina costa ancora così tanto se il prezzo del barile di petrolio cala

Immagine da Pixnio.com, autore Bicanski 

Gli automobilisti ormai dovrebbero aver imparato che sebbene le notizie dai mercati azionari parlino di calo del prezzo del petrolio, greggio in picchiata, barili di petrolio al minimo storico etc., la benzina alla pompa di rifornimento non scende affatto. È un copione già visto: ma perché? I fattori sono piuttosto noti e si chiamano accise ma, stavolta, ci sono anche altre variabili in gioco che stanno dietro al fenomeno che manda in bestia ogni automobilista.

Petrolio e benzina: due funzionamenti diversi

Il calo del prezzo del petrolio non è per forza una brutta notizia, nemmeno per gli investitori e i trader. È normale che il petrolio sia volatile e abbia delle forti oscillazioni sul mercato per ragioni differenti, come può esser il periodo di crisi economica. Infatti, in questo periodo si sta assistendo a un calo. Per molti questo è il momento di comprare petrolio in borsa per via delle quotazioni basse per rivendere in futuro. Infatti, il petrolio in sé come materia prima quotata in borsa sta registrando da qualche mese a questa parte un calo che favorisce operazioni di speculazione. Il motivo è dovuto al fatto che, prima o poi, il petrolio tornerà a salire e quindi rivendere le azioni comprate a poco, garantirà un guadagno.

Tutt’altra storia è però la benzina; molti pensano che petrolio e benzina siano prodotti strettamente legati ma in realtà non è proprio così. È vero che il petrolio e la sua quotazione danno indicazioni in merito allo stato di salute generale dell’economica globale, ma un costo basso del barile non si tramuta in benzina meno cara, anzi.

Perché la benzina costa ancora molto

Sebbene il valore del petrolio sia al ribasso da febbraio, la benzina ha subito una flessione che definire minima è un eufemismo. Il motivo è molto semplice e tutti dovrebbero conoscerlo, ma meglio ripeterlo: si tratta delle accise. Sul costo della benzina, il prezzo della materia prima petrolio incide poco, circa un terzo. La metà di quello che il povero automobilista paga è rappresentata dalle accise. Il resto è tutta Iva, imposta sul valore aggiunto, che si intasca lo Stato. Il problema delle accise è mai noto a tutta la collettività che ancora paga per debiti contratti negli anni 70. Sfortunatamente, è una questione tutta italiana, motivo per cui appena passato il confine, verso Austria, Francia o Croazia ad esempio, c’è maggiore convenienza se ci si ferma a fare rifornimento.

Questo tipo di calcolo è vero semplice, a presiedere dalla congiuntura economica. In questo periodo bisogna però prendere in esame un ulteriore fattore. L’epidemia ha ridotto i margini dei gestori delle pompe di rifornimento e delle compagnie. Con i veicoli fermi in garage e nei box auto, le stazioni sono rimaste deserte. Se a fronte di entrate pressoché inesistenti, i costi fissi sono rimasti gli stessi. Tenendo alto il costo del carburante si mette quindi una “pezza”. Il costo del greggio basso dà l’occasione ai gestori di ricamare un po’ di più e avere maggiore margine per rifarsi delle perdite.

You must be logged in to post a comment Login

h24Social
[ff id="2"]