Muore Licio Gelli, il futuro della Massoneria in Italia è già iniziato

Muore Licio Gelli, il futuro della Massoneria in Italia è già iniziato

E’ morto a 96 anni, nella sua villa Wanda ad Arezzo, Licio Gelli, il Venerabile Maestro della Loggia massonica P2 (acronimo di Propaganda 2). Non muore solo un uomo, ma una vera e propria celebrità. Colui che forse meglio di chiunque altro può essere salutato come il padre dell’architettura del sistema politico, imprenditoriale, finanziario e criminale attualmente vigenti in Italia. E soprattutto degli infiniti rapporti tra questi sistemi. Una rete di interessi della quale non è stato solo il grande burattinaio, e con la quale ha giocato per decenni, all’interno della quale politici, miliardari, finanzieri, nobili, militari, religiosi, mafiosi – una prima lista di 962 persone fu sequestrata nel 1981 – si aiutano e si sono aiutati, si sostengono e si sono sostenuti per generazioni e generazioni – consentendo che i soldi abbiano portato sempre più potere e che il potere abbia portato sempre più soldi, in un loop senza soluzione di continuità. Una esclusività per Grandi Famiglie, con o senza rapporti di sangue. Lo scopo unico è salvaguardare il benessere della cerchia. Se sei dentro te lo puoi permettere, se sei fuori devi rispettare il ruolo che altri hanno deciso per te. E pazienza se per salvaguardare gli interessi di pochi si organizza qualche strage, si stringono accordi con la mafia e si utilizzano il Vaticano e le banche come strumenti utili allo scopo. Se insomma la corruzione, lo Stato-Mafia e la Mafia-Stato, l’impunità, le stragi, i misteri italiani sono una presenza costante nella vita di noi tutti – a prescindere dalla data di nascita che riporta la nostra carta d’identità, sia 1930 o 2000 – dobbiamo ringraziare quegli occulti concentramenti di potere che chiamiamo massoneria. Ovvero una cricca di persona – per usare un termine più attuale – che si aiuta grazie al potere a fare i propri reciproci interessi, a qualunque costo. Questa è la massoneria, questa è l’Italia, questo era Licio Gelli. Ma lui è stato solo uno dei successori – capo per mezzo secolo circa – prima di lui Propaganda Massonica, dopo di lui sono arrivate la P3 e la P4. E chissà quante sono attualmente attive, lo sapremo tra 30 anni, forse.

Licio Gelli

Licio Gelli

QUANTI LICIO GELLI CI SONO? E’ la storia di Licio Gelli che ci racconta l’Italia, la storia di un uomo capace di un ecletissimo difficile da costruire con un centinaio di vite a disposizione – forse non bastano – mentre lui ci è riuscito in una sola, intessendo rapporti dalla camera di un albergo di Roma ovviamente, a 360 gradi, con chiunque, fin dalla sua giovinezza. Capace di vestire una divisa nazista e liberare 40 partigiani grazie alla conoscenza del tedesco, e poi partecipare alla guerra civile spagnola. Una storia incredibile raccontata dal giornalista Mino Pecorelli – anch’egli iscritto alla P2 – poi morto ammazzato e sul cui omicidio non è ma stata fatta chiarezza, anche se pende l’ombra di un anonimo al telefono che disse: “Per scoprire chi ha ucciso Pecorelli indagate su tal Licio Gelli e sull’omicidio Occorsio (giudice che indagava sui finanziamenti alla Loggia Ompam, organizzazione mondiale della massoneria, dietro cui si nascondeva la P2). L’ombra di Gelli era trasversale, era prima di tutto una questione di interessi, i contenuti non c’entrano niente. Sembra l’Italia, ma anche l’Europa, il mondo di oggi. I numeri prima delle ragioni.

La stazione di Bologna dopo l'esplosione della bomba

La stazione di Bologna dopo l’esplosione della bomba

L’ITALIA CRIMINALE DI GELLI. Perchè Licio Gelli è stato il padre dell’Italia come la conosciamo oggi. Un paese che, più che in discesa, è in via discendente, senza più un’identità politica, culturale, sociale. Dove i valori sono calpestati in ragione dell’opportunità. Un luogo dove gli interessi, i soldi e il potere di pochi prevalgono sul bene comune. Le stragi e i misteri della nostra Storia recente, o gli omicidi eccellenti, sembrano tutti legati a Gelli e al cinismo materialistico criminale di tutta la gente che gli ruota e gli è ruotata attorno. Centinaia di persone ammazzate, migliaia, e i loro parenti cercano ancora i mandanti e gli esecutori. Licio Gelli è stato condannato a dieci anni di reclusione per aver depistato le indagini sulla strage di piazza Bologna (qual’era il suo interesse?), altri dodici se li è fatti per il crack del banco ambrosiano che portò al suicidio di Roberto Calvi (anch’egli tesserato P2) dal ponte dei frati neri a Londra. Come apprendiamo da ilfattoquotidiano.it – che elenca alcune vicende nelle quali Gelli è sempre presente – ci sono indagini su trattative con la Mafia, con la Camorra, altre condanne per finanziamenti ai partiti, e ancora vicende giudiziarie di attentati, traffico internazionale di armi e valuta, rapporti tra servizi segreti Usa e Italia, la Trattativa Stato – Mafia, il Caso Moro, il Golpe Borghese. Morti, crimini e quant’altro per i quali pur essendo iniziato un vero e proprio processo ad hoc, questo non ha portato mai a niente, anche se fin dagli anni 80 fu una commissione parlamentare d’inchiesta ad affermare che Gelli è stato un nemico dello Stato e che la Loggia era stata in grado di creare i presupposti per le stragi, avere il potere di organizzare colpi di Stato e beneficiare di “una sorta di cordone sanitario informativo posto dai Servizi (segreti, ndr) a tutela ed a salvaguardia del Gelli e di quanto lo riguarda”.

Marcello dell'Utri e Denis Verdini indagati per la P3

Marcello dell’Utri e Denis Verdini indagati per la P3

IL PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA. Insomma questo non è solo il passato. Citare queste vicende non significa fare un tuffo nella memoria di un Paese dilaniato dal malaffare ma che sta cercando riscatto. Ricordiamo che altre inchieste giudiziarie hanno già accertato una P3 e una P4, anche piuttosto recente, con decine di persone ancora sedute in Parlamento. Perchè tutto si rinnova e nulla si distrugge – possiamo immaginare avrebbe affermato un tipo sempre con la frase ad effetto pronta come Licio Gelli -. E infatti al futuro ci aveva pensato già da qualche tempo il Capo della Massoneria italiana (anche se qualcuno fa sorgere dei dubbi sul fatto che potesse essere lui, di certo stava nei piani alti). Nel 1982 all’aeroporto di Fiumicino fu fermata la figlia di Gelli, Mariagrazia, che aveva con sè una valigietta con doppiofondo all’interno del quale c’era il Piano di rinascita democratica. Un progetto di ristrutturazione dell’impianto istituzionale dell’Italia, pubblicato nel 2010 sempre dal Fatto Quotidiano, quasi 30 anni dopo. Era una sorta di programma per la creazione di uno Stato fintamente democratico, ma in realtà autoritario, che si basava anzitutto sul condizionamento e il controllo dell’informazione. Mettere le mani su tutti i media più importanti si tratta di un’operazione cominciata già a partire dagli anni ’70. Con il coinvolgimento di banchieri, editori, imprenditori – come Berlusconi e Rizzoli – giornalisti ed esponenti del mondo dello spettacolo come Maurizio Costanzo. Nel frattempo si voleva creare anche un’agenzia di stampa controllata – alternativa all’Ansa – che passava le notizie ai giornali controllati. Una vera e propria rete che vedeva coinvolti anche i giornali locali. In particolare: 

  • Silvio Berlusconi, tessera 1816 della P2

    Silvio Berlusconi, tessera 1816 della P2

    immediata costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese.

  • moltiplicazione delle reti radio e TV in nome della libertà di antenna (art. 21 della Costituzione), e la soppressione della RAI. Queste emittenti e i giornali dovevano essere coordinati da un’agenzia centrale per la stampa.

Insomma una dittatura, d’altra parte il nome P2 sta a significare propaganda.

IL PIANO E’ VIGENTE. Insomma si tratta di un documento che ha più di 30 anni, ma che fa strabuzzare gli occhi perchè ci si accorge che buona parte dei punti previsti sono attualmente in vigore nell’Italia di oggi.

CameraPrincipali punti(fonte Wikipedia):

  • Controllo dei media. Il piano prevedeva il controllo di quotidiani e la liberalizzazione delle emittenti televisive (all’epoca permesse solo a livello regionale); nonché l’abolizione del monopolio della RAI e la sua privatizzazione. L’abolizione del monopolio RAI era avvenuto prima della scoperta della loggia, con la sentenza della Corte Costituzionale del luglio 1974 che liberalizzava le trasmissioni televisive via cavo.
  • Progetto Bicamerale del 1997 (Commissione parlamentare per le riforme costituzionali): “ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere (funzione politica alla CD e funzione economica al SR)“.
  • Riforma della magistratura: separazione delle carriere di P.M. e magistrato giudicante, responsabilità del CSM nei confronti del parlamento, da operare mediante leggi costituzionali (punto I, IV e V degli obiettivi a medio e lungo termine – vedi infra).
  • Riduzione del numero dei parlamentari.
  • Abolizione delle province.
  • Abolizione della validità legale dei titoli di studio

pd forza italiaIL PARTITO DELLA NAZIONE. Non è allora forse un caso che proprio oggi, in questi giorni, i tempi siano maturi per la nascita del partito della Nazione. Come Matteo Renzi, che in questi giorni sembra averne creato i presupposti alla Leopolda. Quello che fa gli interessi di tutti, ma forse sempre degli stessi. D’altra parte l’attuale presidente del Consiglio – eletto senza mai essere votato (già in questo c’è molto di massonico) – fin dal primo giorno da Presidente (Pd) ha pianificato una strategia politica direttamente col nemico giurato, il leader della Destra Silvio Berlusconi (Forza Italia), fino al giorno prima visto come il male assoluto. Quel partito della nazione nelle sue radici democrisitiano, come Licio Gelli, che vuole bene a tutti, solo se stai dalla sua parte. Insomma un pò a destra e un pò a sinistra, l’importante è tutelare gli interesse della loggia, dei “fratelli iniziati”. Una soluzione che oscilla tra le tre grandi sottoculture dell’Italia, i mali assoluti che hanno scandito il nostro ultimo secolo. Quel modo di fare tra il mafioso, il democristiano e il corrotto. Un esempio lampante di cosa rappresentava Gelli, che si specchiava nell’Italia, per restare all’attualità, è quanto accaduto al fallimento di quattro piccole banche – è bene ricordare che ci sono però ancora quasi 200 miliardi di euro a rischio in altri piccoli istituti – tra le quali la banca Etruria che, grazie a un potere senza controllo – quello di Banca Italia – senza scrupoli – quello dei banchieri – e quello senza dignità – del ministro Boschi (Pd) che aveva tutta la famiglia nell’organico della banca – ha distrutto la vita, per fortuna solo quella economica, anche se qualcuno si è suicidato, di centinaia di migliaia di cittadini rimasti senza i risparmi di una vita.

LA PROFEZIA DI GELLI. Ecco le parole di un’intervista di Gelli a Repubblica pubblicata nel 2003: «Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa in 53 punti».

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