La tecnologia che ammala

La tecnologia che ammala

Che rapporto avete con la tecnologia? Quanta parte della vostra giornata viene spesa al cellulare, su internet o al pc/tablet? In soldoni, ritenete di avere un rapporto sano con la tecnologia o fate parte di quel gruppo crescente di italiani che ne sono dipendenti?

Al di là dell’abuso di sostanze stupefacenti, problema così diffuso da non fare più notizia, gli studi confermano che si stanno diffondendo più blande forme di dipendenza (New Addiction). Pensiamo solo alla dipendenza dal cellulare, da internet, dallo shopping, dal cibo, dalle “slot-machine” che si trovano ormai in tutti i bar. Si può diventare dipendenti persino dal calcio, delle serate in discoteca con gli amici o dai social network.

La diffusione delle nuove tecnologie sta modificando in breve tempo le nostre abitudini e le modalità d’intendere i processi di comunicazione. I nostri parametri spazio temporali mutano continuamente in relazione al costante aggiornamento della tecnologia e con essi si modifica sempre più il nostro sistema di comunicazione con gli “altri significativi”.

Perché accade?

Il problema vero sembra essere quello di come riempire l’esistenza. Queste nuove forme di dipendenza sono in espansione e mettono radici su incertezze, immaturità, false speranze, sicurezze apparenti. Ci rivelano chiaramente che le trasformazioni della nostra epoca hanno determinato cambiamenti significativi negli stili di vita individuali e collettivi generando, accanto a nuovi benesseri, anche falsi bisogni e nuove inquietudini. Uomini, donne, giovani e adolescenti, super-impegnati, costretti a vivere situazioni sociali, affettive e lavorative di ambizione, di immagine, di efficienza, spesso in realtà sono persone fragili. Il mondo esterno ci schiaccia con richieste insistenti, sostanzialmente ci induce alla ricerca della gratificazione immediata e all’eliminazione di stress, vuoto e noia. Siamo indotti a costruire false immagini di noi stessi per poter stare al passo con i tempi. E se non ci riusciamo abbiamo a portata di mano ricette pronte e falsi conforti.

Non stupisce allora che, in questo stato di profonda ipnosi collettiva in cui si pensa che solo da fuori possa giungere una risposta alla nostra ricerca di senso, si accettino soluzioni miracolistiche come le droghe o le dipendenze. Sono una sorta di pozione magica che, come in tutti i racconti fantastici, promette di tramutare le cose e di darci ciò che più desideriamo.

Come uscirne dunque? Ammettere di avere un problema è il primo passo.

Se la dipendenza vera e propria non si è ancora strutturata, può essere utile cercare di valorizzare le relazioni umane “vis a vis”, spegnendo per un pò il telefono e gli altri strumenti tecnologici. Se invece il bisogno di “twittare” o “postare su facebook” o controllare la mail, diventa ingestibile, può essere utile frasi aiutare.

Dott.ssa Daniela De Santis Psicologa

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