Industrie di elettrodomestici in Italia: un settore in calo

Industrie di elettrodomestici in Italia: un settore in calo

Un settore che per anni è stato un punto di riferimento per il nostro paese e che da un po’ di tempo sta iniziando a dare segnali di cedimento. Si parla dell’industria degli elettrodomestici, la cui produzione è in calo del 9,5% nell’ultimo anno.

Si fa riferimento qui ai grandi elettrodomestici, quindi ad esempio frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, congelatori, asciugatrici e così via. Un comparto nel quale tra l’altro l’Italia era tra i produttori più prolifici a livello mondiale. Nel 2017 per la prima volta si è scesi al di sotto di quella che viene identificata come sempre ‘soglia psicologica’ che in questo caso si riferisce ai 10 milioni di pezzi prodotti.

Un dato importante che può essere corredato da un altro fattore: a resistere in contemporanea è il settore dei piccoli elettrodomestici che invece tirano ancora. Si parla soprattutto di oggetti di uso comune e in modalità cordless, come ad esempio la scopa elettrica senza fili, centrifughe, spremi agrumi, impastatrici ecc…
Proseguendo nella analisi dei numeri si scopre che la produzione di grandi elettrodomestici si è praticamente più che dimezzata negli ultimi 10 anni soprattutto in riferimenti a frigoriferi, lavabiancheria, lavatrici: stabili i frigoriferi e le lavastoviglie. I produttori di elettrodomestici italiani avvertono questa crisi ormai da anni, da oltre un decennio: tra il 2008 ed il 2014 per capire la portata della problematica, il giro di affari dell’industria italiana dell’elettrodomestico è calato del 27%.

A fronte di questa discesa verticale va comunque ricordato come, tutt’oggi, l’industria degli elettrodomestici sia in grado di dar vita, in Italia, ad un indotto di oltre 15 miliardi di euro, di cui oltre 10 di export. Sono inoltre 35mila i lavoratori attivi a vario titolo nel comparto, con riferimento sempre al nostro paese, a fronte di 200mila totali dipendenti in Europa. Ovviamente la tendenza è sempre più quella di una crescita in realtà dislocate dal punto di vista territoriale, maggiormente fuori mano.

Eredità diretta della cosiddetta delocalizzazione, con le grandi aziende che preferiscono spostare la produzione all’estero dove si va incontro a costi minori ed a una burocrazia molto più umana di quella italiana.

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