Il Tibet da vivere: il racconto dei vincitori del contest social lanciato dall’Ambasciata Cinese in Italia

Il Tibet da vivere: il racconto dei vincitori del contest social lanciato dall’Ambasciata Cinese in Italia

“Un’esperienza affascinante e unica. Ogni giorno uno scenario nuovo. Ogni tappa affrontata e vissuta con la voglia di scoprire cos’è il Tibet, conoscere meglio il suo popolo e la sua storia”. Sono le parole di Nello Ascione, Alessia Cilvani, Roberta Pisoni ed Elena Boninsegna, i vincitori del contest social ‘Destinazione Tibet’.

Grazie al contest, lanciato dall’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, in collaborazione con l’Ente del Turismo Cinese, i quattro italiani sono volati in Cina. Accompagnati da Alex Zarfati, responsabile del viaggio, hanno avuto la fortuna di visitare diverse città della regione del Tibet.

Ammaliati ed affascinati dall’architettura, dai monasteri, dalle vedute delle alte montagne, dai colori, da ogni singola scoperta quotidiana, ci raccontano la loro esperienza.

La prima tappa è a Xi’an, che ospita reperti e siti archeologici di grande valore. Qui non è mancata la visita al famoso Esercito di Terracotta, si tratta di più di 8000 soldati, 130 carri e 670 cavalli. Le statue sono alte tra i 175 e i 190 cm ed ognuna differisce per posizione, espressione facciale e colori.

Terza città del Tibet per dimensioni è Tsetang, situata a 3500 m di altezza. Qui il Tempio di Samye è un luogo magico posto nel mezzo della sabbiosa valle omonima e dallo splendido fiume. Un antico palazzo, un tempo fortezza oggi luogo di culto è lo Yambulkang. L’edificio di forma conica, sorge su uno sperone roccioso affacciato sui campi a scacchiera della valle del fiume Tsampo.

“Il Tibet richiede un ottimo spirito di adattamento – racconta il gruppo italiano – per i disturbi che possono verificarsi a causa delle quote elevate. Con noi avevamo delle bombolette di ossigeno, anche se delle bombole grandi sono presenti in tutti gli alberghi, pronte per essere di aiuto. Bisogna bere molta acqua e coprirsi bene perché i raggi del sole sono molto forti sull’altopiano”.

“Bisogna adattarsi – aggiungono – anche alla cucina locale. Tutto sapeva di yak. Il cibo, le candele delle offerte accese nei monasteri, gli abiti. Lo yak, detto anche bue tibetano, lo si incontra spesso tra le montagne ed è stato divertente salirci sopra”. 

Posta su due colline al centro di un’area di produzione agricola, c’è Gyantse, qui il monastero di Palkhor Chode, costruito nel 1427, è un esempio di arte e architettura medievale.

“Incredibile arrivare ai piedi del ghiacciaio di Karuola – osservano – e vedere questa imponente montagna innevata, così come vedere il colore turchese dell’acqua del Lago Yamdrok, tortuoso e profondo diverse centinaia di metri”.

Uno dei più importanti monasteri è Tashilunpo, situato a Shingatse, ai piedi di un monte. Nel tempo ha ospitato migliaia di monaci e i suoi tetti dorati spiccano da lontano. Coloratissimi i dipinti murali che adornano le pareti delle sale e dei corridoi del monastero, sono realizzati con dei pigmenti naturali, che permettono loro di durare nel tempo. In aggiunta hanno delle dorature che li rendono ancora più preziosi.

Lhasa è stata l’ultima tappa di questo tour reso possibile dal contest ideato dall’Ambasciata Cinese in Italia, che ne ha affidato la progettazione, le dinamiche di partecipazione e la comunicazione all’agenzia digital IsayGroup, con sede a Roma. Isay, attiva da anni nel campo del web marketing, digital PR, social media marketing e monitoraggio web e social, è specializzata nell’individuare format vincenti per la promozione dei social contest a favore di Ambasciate, Enti del turismo e compagnie aree.

Nella città più importante della regione del Tibet, alto sul Monte Moburi, nella zona ovest di Lhasa, si erge il famoso Potala Palace. Il punto più alto di questo antico palazzo supera i 3.700 metri sul livello del mare, tanto da essere considerato il più alto del mondo. Lascia incantati tutti coloro che lo visitano. È una struttura enorme, costruita in pietra, terra e legno, divisa in due parti: il Palazzo Rosso e il Palazzo Bianco. All’interno è pieno di opere d’arte, sculture e pitture murali. È costituito da sette tetti realizzati in bronzo dorato, che coprono la parte superiore degli stupa.

Visita poi al palazzo di Norbulingka, il cui nome significa Parco del Gioiello, un vasto complesso formato da bassi palazzi, padiglioni, templi, giardini e boschi, e al monastero Drepung dove è conservata una ricca collezione di statue e oggetti sacri antichi del Tibet.

“A Lhasa – ci dice Alex Zarfati – mi sono fatto trascinare dal flusso dei pellegrini che seguono il percorso Barkhor in senso orario intorno a Jokhang, l’edificio più venerato del Tibet. L’odore del burro di yak che alimenta i lumini degli altari del tempio, invade le strade strapiene di fedeli che con gli occhi sgranati fanno girare le ruote da preghiera, si trascinano a terra e mormorano mantra in ogni lingua asiatica. È una delle esperienze più autentiche del Tibet e forse dell’intero continente. Il Potala con i suoi colori bianco e ocra dominava il panorama della città”.

“Siamo rimasti meravigliati – evidenziano infine Nello, Alessia, Roberta, Elena ed Alex – degli investimenti che la Cina sta facendo in Tibet, sta costruendo autostrade, gallerie, ponti, dighe, centrali idroelettriche, abitazioni per i contadini. La ferrovia Pechino-Lhasa può essere descritta come un prodigio ingegneristico che consente in 48 ore di arrivare dalla capitale della Cina ad una provincia più remota o in una città in alta quota come Lhasa”.

“Un’esperienza umana è culturale da provare – concludono -, perché il Tibet non puoi raccontarlo devi viverlo”.

 

 

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