Firma digitale, svolta in arrivo: sarà utilizzabile anche per i referendum

Firma digitale, svolta in arrivo: sarà utilizzabile anche per i referendum

Più che piccolo, significativo. Con la Legge di Bilancio 2021, l’Italia compie un passo in avanti per quel che concerne la partecipazione alla democrazia anche per persone con disabilità, estendendo la possibilità di partecipare a referendum e leggi di iniziativa popolare per via telematica con la firma digitale.

Vengono accolte così le innumerevoli richieste degli enti autonomi e, in particolare, di quelle del Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite, da sempre impegnato attivamente per abbattere le “irragionevoli restrizioni” sul diritto di prender parte alla vita politica del Paese.

Per questo non è azzardato parlare di svolta storica, seppur per vedere il sogno diventare realtà si dovrà attendere ancora qualche mese. L’articolo della Legge di Bilancio, infatti, prevede che in questo 2021 i lavori vengano ultimati affinché dal 2022 la riforma sia davvero operativa.

Alla luce delle ultime novità, ritenute dai più una grande conquista di democrazia, è cresciuta l’attenzione verso i software per firmare digitalmente. Come quello gratuito di InfoCert: a questo link per la firma digitale gratis, tutte le informazioni da conoscere sulla soluzione.

 

Disabilità e referendum: la firma digitale fa la storia

 

Considerate le difficoltà dovute al Covid-19, quest’anno la Legge di Bilancio prevede una serie di sgravi fiscali, bonus e agevolazioni rivolti, in modo particolare, alle categorie più colpite. Nella Manovra di 40 miliardi di euro viene dato ampio spazio alle novità in materia fiscale e sul lavoro, con sussidi importanti anche per le famiglie.

Tra le iniziative previste per i disabili, la Legge di Bilancio 2021 riporta nel trafiletto dedicato alla firma digitale che “A decorrere dal 1° gennaio 2022 le firme e i dati di cui al secondo comma dell’articolo 8 della legge 25 maggio 1970, n. 352 possono essere raccolti, tramite la piattaforma di cui al comma 1, in forma digitale ovvero tramite strumentazione elettronica con le modalità previste dall’articolo 20, comma 1-bis, del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82”.

Nell’epoca dello SPID, con le identità erogate che superano i 16 milioni, il Parlamento ha deciso di ridimensionare gli ostacoli che non permettevano alle persone con disabilità di partecipare attivamente alla politica, proiettandosi nel futuro che in altri Paesi è già realtà.

A fotografare il divario sono ancora una volta i numeri: ad oggi, secondo il report DESI (Digital Economy and Society Index, 2020) della Commissione Europea, l’Italia si trova in terzultima posizione (25esimo posto) per quanto riguarda l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione.

Per i cittadini, dal 2022, saranno due le modalità per sottoscrivere in via telematica le proposte di referendum con:

  • Attraverso la piattaforma che la Presidenza del Consiglio, come si legge sul testo della riforma, dovrà implementare entro il 31 dicembre 2021 grazie ad un apposito fondo di 110mila euro annui;
  • Attraverso le modalità previste dall’articolo 20, comma 1-bis, del Codice dell’amministrazione digitale.

 

Il valore legale della firma digitale

 

Riconosciuta come la variante informatica della firma autografa, la firma digitale è stata scelta per i referendum e leggi di iniziativa popolare proprio per il suo valore legale.

Una volta apposta su un documento, infatti, essa attesta che lo stesso sia:

  • Autentico: in quanto certifica l’identità del firmatario essendo riferibile in maniera univoca a un solo soggetto;
  • Integro: il documento dopo la sottoscrizione non può essere in alcun modo modificato;
  • Non ripudiabile: il sottoscrivente, dopo aver firmato il documento, non può ripudiarlo.

 

 

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