Commercio estero italiano: crescono le vendite verso Cina, Giappone e Stati Uniti

Commercio estero italiano: crescono le vendite verso Cina, Giappone e Stati Uniti

Il commercio con l’estero è da sempre uno dei canali migliori sia per le imprese italiane prese singolarmente sia per il nostro Paese in senso complessivo, perché permette di aprirsi a nuovi mercati, con grandi potenzialità. Una situazione che ultimamente sta subendo delle variazioni, specialmente riguardo ai rapporti con i vari paesi esteri.

Guardando il commercio estero italiano nel suo complesso, si nota che nel mese di settembre, si è registrato un calo sia nelle importazioni, pari al 4,5%, che nelle esportazioni, pari all’1,6%. Tutto questo lascia inalterato il surplus commerciale, che è pari a 3,7 miliardi di euro, ed è in rialzo rispetto a quello dello stesso mese dello scorso anno, quando fu di 1,7 miliardi di euro. Se si confrontano poi le esportazioni su base annua, si nota che a settembre c’è stato un aumento del 3,1%, mix del valore verso i Paesi UE, pari al 3,2% e di quello verso i Paesi al difuori dell’unione Europea, pari al 3%. Scendendo nel dettaglio, sempre riguardo al confronto “anno su anno”, si nota un significativo aumento delle esportazioni per quanto riguarda gli autoveicoli, con un incremento del 13,6%, ed anche degli articoli chimico-medicinali, farmaceutici e botanici, con un incremento del 7,1%.

Dall’altra parte, cioè in calo, è la vendita all’estero dei prodotti petroliferi raffinati, in calo del 6,5%. Un indicatore importante è anche quello dei cosiddetti “mercati di sbocco”: in questo caso, sempre nel raffronto tra il 2015 ed il 2016, i dati indicano un aumento più che sostanzioso delle esportazioni verso la Cina, con il +23,3%, e verso il Giappone, che ha fatto registrare un +18,2%. Un altro paese con un aumento a due cifre, sono gli Stati Uniti, con il + 11,1%. Di senso opposto le vendite verso i Paesi che appartengono all’OPEC, con un calo del 10,9%, e, passando all’Europa, verso il Belgio, con un calo del 10,5%.

I dati relativi alle importazioni parlano invece di una “diminuzione tendenziale”, nel mese di settembre di quest’anno, pari al -2,7%, dovuta quasi esclusivamente ai Paesi dall’area extra Ue, che hanno fatto registrare un calo dell’8,7%. Per quanto riguarda la diminuzione “congiunturale” delle esportazioni, che si attesta al -1,6%, in massima parte è dovuta al calo delle vendite del comparto beni strumentali, con il -2,8% e del comparto beni intermedi con il -1,6%. La diminuzione delle importazioni, pari al -4,5% è basata su “acquisti di beni intermedi”, con il -5,8%, ed acquisti di beni strumentali con il -5,7%, oltre che acquisti di “beni di consumo non durevoli” con il -3,9%.

Per le aziende italiane, il processo di internazionalizzazione può aprire nuove prospettive ed in alcuni casi essere il “motore” che garantisce la sopravvivenza in una situazione dove si assiste alla continua crescita dei costi di produzione. Un processo che si può portare avanti più facilmente se l’impresa si appoggia a figure specializzate: in questo senso esistono progetti come ad esempio Mestiere Impresa di BNL, che offre consulenza sull’internazionalizzazione delle imprese, aiutandole di analizzare prima di tutto la loro situazione di partenza offrendo poi le soluzioni migliori. Una consulenza di questo genere può aiutare l’azienda in tutte le varie fasi che vanno dalla verifica dell’esistenza di validi prerequisiti, come la solidità economico-finanziaria, ai prezzi competitivi, alla qualità dei prodotti ed ai possibili mercati a cui si rivolgono.

È evidente che con l’internazionalizzazione delle imprese si va in cerca di una riduzione di costi ed un aumento di ricavi. Con questo processo le imprese italiane entrano in contatto con l’estero non solo come mercato per la vendita dei loro prodotti ma anche come possibile fonte alternativa di finanziamenti.

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